BIOGRAPHIE

Foto scattata all’inaugurazione della collettiva
Pop Art street, Roma giugno 2020

Paolo Cipriani è un artista italiano contemporaneo.

Nato a Roma nel 1968 in una famiglia d’arte, inizia a dipingere giovanissimo, incontrando grande sofferenza nella prematura morte del padre. Frequenta la scuola d’arte, che però abbandona per viaggiare per l’Europa; stabilendosi, sul finire degli anni ’80 a Bruxelles, capitale dell’arte contemporanea e grande fonte d’ispirazione per il suo lavoro.

È qui che Paolo inizia a nutrirsi di pittura e di ogni forma d’arte dell’eclettico panorama artistico belga. Recita, collabora a produzioni cinematografiche e organizza numerose mostre per gli artisti che incontra. La sua è una quotidianità pregna di emozioni; che lo spingono a produrre opere capaci di esprimere assieme le nuove conoscenze e le grandi consapevolezze che si annidano nel più piccolo dei gesti.

È il 1992 quando organizza la sua prima personale, riscuotendo grande successo. Di lui Marta Look scriverà: 

“Si pone come obiettivo [quello] di dare voce e colore, trasformandone la forma e l’estetica in altro dalla loro essenza, a elementi della natura come foglie, steli di piante, fiori che nelle sue rappresentazioni assumono il fascino degli antichi graffiti preistorici, dei fossili che sono arrivati intatti fino a noi nonostante il trascorrere dei secoli; un’affascinante racconto sperimentale su quanto la natura possa continuare a dare anche dopo il termine del suo ciclo naturale, regalando all’arte il compito di renderla immortale.”

Seguono numerose mostre in tutta Europa, da solo e in collettivo. Lisbona, Perugia, Roma. È qui che Paolo si stabilisce, ritornando nel bel paese prima di ritirarsi alle porte di Pescara per lavorare, in solitaria, alla sua arte.

A Città dell’Angelo vive una sofferta evoluzione del proprio stile: dalla cupa e emarginata tensione che subisce la ogni artista nel tentativo di dimostrare l’unicità del proprio lavoro, ricerca le radici profonde della propria identità, così da trovare un’identità collettiva, che abbracci tutto il mondo. Un percorso artistico interiore, questo, che dura dieci anni, e che nell’impronta familiare, nella genetica e nel legame tra tutti gli esseri viventi, prende una nuova e sorprendente direzione.

Luca Maletta