Il flusso creativo tra emozione, soglia e trasformazione

Ogni essere umano è parte di un tessuto vivo, in dialogo costante con l’ambiente, gli altri e sé stesso. In questo intreccio, l’emozione non è solo reazione: è moto, impulso, linguaggio. È jin e yang, ricezione e azione, ascolto e risposta. Quando questi poli si incontrano in equilibrio, nasce il flusso: un’onda che ci attraversa e ci guida.

Ma quando il ricevente si chiude, il flusso si interrompe. Le emozioni si comprimono, si nascondono, si irrigidiscono. E il corpo, che è il primo testimone del nostro sentire, si fa involucro: pelle antica, statua nel buio. Ci si sente fermi, spenti, come se qualcosa si fosse addormentato per sempre.

Eppure, sotto quella quiete apparente, qualcosa continua a muoversi. Una corrente sottile, invisibile, che mescola pigmenti interiori, accende sfumature, trasforma forme. Anche quando non la vedi, lei c’è. Sei un laboratorio segreto di metamorfosi.

I chakra come soglie: dal limite alla possibilità

Ci sono momenti in cui ci si sente lontani da sé, spaesati, confusi. Per anni ho pensato che quel senso di smarrimento fosse un difetto. Poi ho scoperto che proprio lì, nel punto in cui ti perdi, può aprirsi una soglia. Una porta che non avevi mai visto, o che non avevi mai osato attraversare.

Ti sei mai sentito come una mummia, immobile, quasi pietrificata nel corpo e nei pensieri?
Eppure, sotto quelle bende invisibili, il flusso dell’energia continua a scorrere.
Ogni giara che si apre dentro di te è una possibilità: un varco, un respiro, un ritorno al movimento.

ADHD, Klinefelter… parole che per molto tempo hanno significato “diversità”, “disordine”, “fatica”. Mi sentivo fuori posto. Ma lentamente, ho iniziato a vedere altro: non risposte perfette, ma chiavi. Chiavi fatte di simboli, colori, intuizioni. Chiavi che aprivano porte su paure… e su possibilità.

I chakra sono diventati per me queste porte:

  • Radice: sentirsi al sicuro
  • Sacro: fluire nel desiderio
  • Plesso solare: agire con coraggio
  • Cuore: aprirsi alla relazione
  • Gola: esprimere la voce autentica
  • Terzo occhio: vedere dentro
  • Corona: sentire il senso più grande

Ogni chakra una soglia. Ogni soglia un passaggio. Ogni passaggio un modo diverso di tornare a me stesso.

Immagine creata con AI

Arte, movimento, teatro: linguaggi dell’anima

In questo viaggio, l’arte è stata compagna silenziosa e fedele. Il movimento, il teatro, la danza, la voce… non erano più tecniche, ma rituali. Ogni gesto diventava spazio di ascolto. Ogni azione, un luogo dove il corpo parlava e la mente si allentava.

Il corpo non giudica. Il corpo non mente. Il corpo apre porte che la mente, da sola, non sa trovare.

Una porta anche per te

Forse anche per te il viaggio può iniziare così: Da un passo. Da un respiro. Da un colore.

Non serve sapere tutto. Non serve essere pronti. Serve solo la disponibilità ad avvicinarsi a quella soglia che già senti, anche se non sai ancora come attraversarla.

Perché ogni chakra è una porta. E ogni porta, se la attraversi, ti riporta un po’ più vicino a te stesso.

Scopri il percorso vistuale “Le note dell’anima”, Taccuino Chakra: uno spazio per dare colore alle tue emozioni interiori.

Paolo Maria


Il dentro che guida il fuori

Dalle mie foto personali puoi raccogliere ispirazioni come semi.

Non servono didascalie: ogni sguardo è un gesto sacro.

Rivolto al dentro, aperto al fuori.

Senti ciò che pulsa. Senti ciò che chiama.

Non è memoria: è visione.

Ognuno ha il suo modo di guardare, osservare, accogliere.

C’è chi comunica per convincere,

chi per condividere,

chi per custodire.

Tu puoi spingere dove trovi quiete.

Dentro.

Lì dove il rumore si dissolve

e nasce il gesto autentico.

Liberi fuori.

Ma solo se il dentro è stato ascoltato.

Il lavoro?

È più dentro che fuori.

Fuori, spesso, solo corsa.

Frenesia. Confronto. Rumore.

Oppure…

Aspetta.

Prenditi il tuo tempo.

Difendilo come un giardino segreto.

Coltivalo come uno sguardo nuovo.

E tu, cosa scegli?

Scegli di osservare?

Scegli di non correre?

Scegli di non dimostrare?

Scegli il gesto che non serve, ma trasforma?

Scegli il tempo lento come atto creativo?

Scegli il seme?

Una spugna come foglie al vento

Caro lettore,

in questo periodo, un po’ lunare e un po’ per riflessione personale, ho sentito il bisogno di lasciar andare. Non è una resa, ma un gesto gentile: ho buttato la spugna, sì, ma una spugna morbida, porosa, che assorbe e trattiene. Non per arrendermi — non ne ho alcuna intenzione — ma per frenare l’impulso, per ritirarmi dal frastuono e ritrovare il silenzio fertile della mia immaginazione.

Non voglio fermarmi davanti agli sguardi degli altri. Voglio fermarmi per me. Per continuare a immaginare, a creare, a progettare.

Sento il bisogno di sospendere il racconto continuo sui social — ogni pensiero, ogni riflessione, ogni frammento — ma non qui, non in questo spazio.

Qui voglio scrivere di più. Con più intensità, più immersione. Non a spot, ma come un respiro profondo.

Alla fine, una spugna viene dal mare.

Dalle sue profondità.

Come i pensieri che ci abitano: quelli veri, quelli che faticano a venire a galla.

Spesso ciò che affiora è superfluo, levigato, radical chic.

Ma sotto, nel fondo, c’è la sostanza. C’è la voce che aspetta.

Si condividono post come se non ci fosse un domani.

Sono il primo, forse anche l’ultimo.

Ma ora sento che serve una tregua.

Uno spazio vuoto tra il mondo interno e quello esterno.

Un momento per riportare quiete ai pensieri.

E così, metto in pausa tutto ciò che ho progettato in questi mesi.

Con calma. Con amore. Con gentilezza.

Senza chiedere troppo. Né a me, né a te che stai leggendo.

Una foto al mare.

Un paesaggio montano in autunno.

Le foglie che cadono.

Lasciamo andare tutto.

Anche i pensieri negativi, che — se osservati con attenzione, se rielaborati con cura — non sono poi così negativi.

Sono solo il desiderio di ossigenare nuovi pensieri.

Paolo

Guardo al futuro, mi fermo.

Di cosa sei più orgoglioso della tua vita?

Perseverare a volte è utile. Altre volte bisogna riconoscere il bisogno di fermarsi. Non è resa, ma bisogno di serenità.

Silenzio.

Riposo.

Osservare nel non agire.

Sto buttando la spugna, non tanto sul mio modo di “essere” ma su come comunico.

Non sono imprenditore, amo ciò che faccio ma mi fermo per un po’.

Torno a me. Sono l’unico di cui ho bisogno.