Sedurmi

Questo fine settimana sarei dovuto andare da Sara Surti, per un laboratorio formativo importante.

Invece il corpo ha detto “fermati”.

Lo ha detto con 38 e mezzo di febbre, con l’insonnia, e con altri segnali che non potevo più ignorare.

E così ho ascoltato: mi sono fermato.

Ho dormito. E dormire, a volte, è uno scudo: un modo per non pensare, per non affrontare, per difendersi.

E va bene così. Ogni tanto ho bisogno di difendermi anche dai miei stessi pensieri.

Il corpo ha scelto di fermarsi proprio ora, in un momento in cui sto osservando le mie ombre con una nuova luce.

Una luce che non giudica, che indica una direzione, che mi permette di vedere anche ciò che mi circonda e non solo ciò che mi abita.

Ho aperto la primavera e il segno dell’Ariete — il mio segno — con l’intento di riposare, ma non di fermarmi.

Di osservare, ma non solo di guardare.

Di amare senza condizioni.

E questo stop, arrivato in questo giorno preciso, mi ha invitato a osservare con più dettaglio dove sono e dove sto andando.

Allora viva gli arieti che rompono gli schemi, a partire dai propri.

Buona domenica.

Nutrire l’anima

Quale cibo diresti che è la tua specialità?

Il mio nutrimento principale è creare.
Creo su diari, taccuini, fogli sparsi… oppure attraverso installazioni temporanee, come nella land art, dove il tempo stesso diventa co-autore: trasforma, dissolve, porta via ciò che è stato.

È un nutrimento simile a quello dei mandala buddisti, tracciati con polveri leggere e destinati a svanire con un soffio di vento.
Un gesto effimero, ma profondamente significativo.

Anche il cibo, in fondo, ha questa natura: scegli ciò che ti piace, lo assimili, lo trasformi, e poi lasci andare ciò che non serve più.
Così è la mia creazione: un atto che nutre, si consuma, e lascia spazio al nuovo.

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25 anni di Dialoghi

Su cosa hai lavorato?

Un elettrodomestico ti ascolta sempre, e si esprime in suoni, vibrazioni, gesti ripetuti.

Diventa parte di te, fedele.

Mi hai accompagnato per più di vent’anni.

Ti ho vista nuotare nelle fogne,

quando la casa a Montesilvano si allagava.

Ti ho vista lavare il sudore e la salsedine,

accarezzare il tessuto con l’acqua,

accudire i vestiti di mamma con cura e costanza.

Non sei mai stata solo un oggetto.

Sei stata dialogo e memoria,

il tuo girare era danza,

la schiuma—soffice, vaporosa—una carezza.

Sei stata supporto,

eccentrica nelle posizioni, vibrante nella presenza.

Sei stata ordine, pulizia, continuità.

Un frammento di famiglia,

25 anni di dialoghi

di profumi, di ricordi.

Sei andata via in una giornata di sole e leggerezza.

Ora parlerò con Candy per nuove fantasie.