Ascolta e crea

🌕 Rituale di Luna Piena del 3 Marzo

Questa luna porta molti nomi, ma io scelgo quello che vibra più vicino alla terra: la Luna del Verme, la luna in cui le viscere del suolo si muovono, si aprono, respirano, e preparano nuovi varchi per incontrare la luce. È il movimento silenzioso del possibile, il lavoro nascosto che precede ogni fioritura.

E in questa notte particolare, in cui la luna si tingerà anche di ombre — luna con eclissi, luna di sangue — l’invito è a lasciarti attraversare da ciò che emerge e da ciò che si oscura. Due forze che non si oppongono: si completano.

Per l’azione creativa, scegli i colori che per te parlano di terra che si apre, di sangue che pulsa, di cicatrici che diventano sentieri. Lascia che siano loro a guidarti, senza forzare nulla. Fidati della tua visione, della tua mano, del tuo ritmo.


🌀 A te, luna

A te, luna, che arrivi quando il cerchio chiama e il respiro si fa rotondo, quando la mano ricorda la strada del centro e il corpo si dispone all’ascolto.

Come un Mandala, non hai bisogno di essere inventato:
ti presenti, ti mostri, ti compi.

Ti richiamo senza voce, solo con un gesto lento, con la disponibilità di chi apre le mani e lascia che qualcosa si posi. Tu sali dal fondo, dal luogo dove le forme dormono, e ti distendi piano, petalo dopo petalo, come un chiarore che non chiede permesso.

In te ritrovo la mia orbita, la mia misura, la mia ferita che diventa disegno. E ogni volta che ti traccio mi ricordi che il centro non è un punto, ma un ritorno.

A te, mandala
vieni quando vuoi, vieni quando posso, vieni quando serve.
Io ti riconoscerò dal modo in cui la mia mano si fa luna.


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Nessuna parola da bandire

Se potessi bandire permanentemente una parola dall’uso generale, quale sarebbe? Perché?

L’amore per se stessi nutre sempre la terra che ci accoglie:

semi di esperienze a più strati che tornano nelle viscere del suolo,

dove tutto ricomincia.

Ogni dubbio, ogni tristezza, ogni obiettivo mancato

si scioglie nel cuore, lasciando soltanto il ricordo prezioso

di averci provato.

Perché se non provi, vivi a metà.

E a metà non si gode, non si cresce, non si evolve.

Le esperienze che ti trasformano sono quelle che scegli per te stesso,

quelle che ti attraversano e ti rivelano.

Il cuore è sostenuto da una cornice: la vita.

Solo accogliendola puoi riconoscerne il valore,

anche nei momenti in cui non ti senti più vero

e fai fatica a esserci per te stesso.

Il cuore danza quando ti vede gioire delle tue evoluzioni,

quando riconosce che non stai ripetendo,

ma stai attraversando.

Attraversi parti antiche di te

e le trasformi in una nuova sagoma,

colorata dei toni vivi della tua esistenza.

Paolo Maria

 facilitatore invisibile: quando il setting diventa un grembo

Il setting è lo scrigno che custodisce la qualità del lavoro creativo che l’utente va a svolgere. È compito del facilitatore far sì che tutto rimanga neutro, accogliente e privo di giudizio.

Mi capita spesso, per aggiornamento professionale, di partecipare come utente ai laboratori di altri colleghi. Da queste esperienze non traggo solo ispirazione per far fluire la mia creatività, ma anche preziosi spunti su ciò che funziona e ciò che, invece, non va riproposto.

Facilitare con rispetto

Di recente ho partecipato a diversi laboratori creativi come utente e in ognuno ho trovato qualità, certo, ma anche elementi che mi hanno fatto riflettere profondamente. Nel video ne descrivo alcuni: non sono gli unici, ma sono quelli che hanno risuonato di più rispetto a ciò che, secondo me, è importante evitare.

Per me è fondamentale la presenza di un facilitatore neutro, capace di scivolare dentro il setting con discrezione, quasi in trasparenza. Ultimamente, però, mi è capitato l’esatto opposto: facilitatori troppo presenti, giudicanti, con sguardi e posture che interferivano con l’inconscio e con il processo creativo dei partecipanti.

Il facilitatore è lì per guidarti e accompagnarti, affinché tu possa sentirti libero, accolto, abbracciato nel tuo processo.

Il suo ruolo è centrale, persino più del setting stesso. Esistono setting neutri e setting ricchi, a volte persino confusionali; sedute comode e altre meno; musiche piacevoli o sgradevoli. Ma il vero compito del facilitatore è trasformare tutto questo in un grembo capace di contenere le tue sensazioni.

Quando il facilitatore cade in piccoli giudizi, o arretra rispetto al materiale che lui stesso propone — ad esempio: “ti do questo, ma poi me lo riprendo” — si crea una frattura. Il facilitatore è il primo che deve essere onesto con sé stesso e con gli altri.

Le esperienze si ripetono, ma non sei più lo stesso.

Se ci fosse una biografia su di te, quale sarebbe il titolo?

Nel loro tornare, ciò che un tempo chiamavi errore

oggi diventa una nuova angolazione.

Il ripetersi non è condanna:

è la possibilità di guardare con più lucidità,

di attraversare ciò che accade senza esserne travolto.

Lascia che le esperienze ti attraversino.

Ti scolpiscono come pietra,

ti sfumano come un colore,

ti modellano come la creta.

A volte si piegano, come un mestolo sul fuoco.

Non per volontà altrui,

ma perché l’incontro con l’altro

ti mostra che puoi trasformarti

e fare un passo avanti per te.

Crea la tua alchimia.

Paolo Maria

Ritrova la tua bussola

È un punto dentro di te che trattiene un’emozione, un ricordo, una sensazione. A volte ti blocca, altre volte ti orienta. È come un nodo nella memoria: può stringere… oppure diventare un punto da cui ripartire.

Ma esiste qualcosa di ancora più prezioso: la tua bussola interiore. Quella che non giudica, non trattiene, non costringe. Indica direzioni. Ti invita a muoverti. Ti ricorda che puoi scegliere come navigare nella tua storia.

In arteterapia lavoriamo proprio qui: sulla possibilità di sciogliere gli ancoraggi che non servono più e di crearne di nuovi, leggeri, vitali, gioiosi. Non si tratta di cancellare il passato, ma di trasformarlo. Di dargli forma con le mani, con i colori, con i materiali che parlano al corpo prima che alla mente.

A volte basta modellare l’argilla per sentire che qualcosa si allenta. A volte un gesto, un ricordo raccontato, un colore steso sulla carta diventa un nuovo punto di orientamento. Ogni persona ha il suo ritmo, il suo modo, la sua rotta.

Gli ancoraggi possono nascere anche dalla gioia: un profumo che ti calma, un colore che ti riporta al centro, un piccolo rituale che ti ricorda chi sei quando ti senti disperso. Sono segnali luminosi nella tua navigazione quotidiana.

Anche quando la memoria si fa fragile — come nella demenza — la memoria emotiva resta viva. Una foto, una melodia, un sorriso possono diventare fari che illuminano dall’interno. La creatività nutre ciò che rimane, ciò che ancora vibra.

Se senti il desiderio di creare il tuo ancoraggio di gioia, di ascoltare la tua bussola interiore e di ritrovare la tua rotta attraverso l’arte…

Esplora i miei percorsi online di arteterapia: poetici, pratici, trasformativi. Un invito a tornare a casa, dentro di te.

Febbraio in Cerchio


Febbraio è un mese di soglia: sta tra l’inverno e la primavera, tra il ghiaccio e il primo calore.
È un passaggio che prepara al germogliare, al mettere le prime foglie da quei semi piantati nel silenzio dell’inverno profondo.
Febbraio apre una porta, e da questa immagine è nata l’idea di proporre due attività in cerchio. Ogni attività che propongo nasce per accompagnarti verso nuove soglie interiori: sono le stesse che ho attraversato anch’io, quando ho incontrato paure, incertezze, o parti di me che avevo solo sfiorato senza avere ancora il coraggio di guardarle davvero.


Cerchio di uomini e donne

Cerchio misto: L’anima gemella è dentro di te, con Paolo Maria Cipriani Artiterapeuta
Centro Yoga Sole, Silvi, 11 Febbraio – 19:15 / 21:30

Un cerchio dedicato al tema dell’anima gemella.
Non come figura esterna — non un uomo, non una donna — ma come una parte interna, spesso nascosta, che fatichi a incontrare.
Una parte dolce, amorevole, che ti appartiene e che attende solo di essere riconosciuta.

Cerchio misto – L’anima gemella è dentro di te
📍 Centro Yoga Sole, Via Roma – Silvi
📅 11 febbraio, 19:15–21:30
📲 WhatsApp Paolo Maria: 375 597 3819

Yoga Sole

Cerchio di Uomini

Cerchio Uomini: Fuoco trasformativo, dall’amaro al dolce di sé
Iris Alaya Studio Olistico, Sirolo, 20 febbraio – 19:30 / 22:30

Un cerchio riservato agli uomini, in collaborazione con Marco Giovannini.
Ti guideremo in un’attività pensata per trasformare il tuo fuoco interiore: dall’amaro al dolce.
Perché ogni uomo custodisce una dolcezza profonda, anche quando non sa più come raggiungerla. Fragilità così belle da incontrare che diventa naturale creare una forma di abbraccio, un luogo, un tempio.

Uomini che si incontrano in cerchio
per dare voce alle proprie parole,
forma alla creatività,
e spazio al fuoco interiore che chiede di essere ascoltato.

In uno spazio protetto e presente,
la parola e l’argilla diventano strumenti di trasformazione:
la paura si ammorbidisce,
si fa dolcezza che incontra la forza,
il radicamento espande il respiro,
potenziando la Presenza.

Il fuoco trasformativo si accende quando scegli di incontrarti senza filtri.
In quello sguardo diretto emergono le parti che frenano il tuo flusso creativo,
ma è proprio lì — nel gesto che parla, nelle mani che modellano —
che la paura si scioglie e cambia forma.
Ciò che ti tratteneva diventa materia viva, pronta a trasformarsi in nuova espressione.

Cerchio Uomini – Fuoco trasformativo, dall’amaro al dolce di sé
📍 Iris Alaya Studio Olistico, Corso Italia 48 – Sirolo (AN)
📅 20 febbraio, 19:30–22:30
📲 WhatsApp Marco: 340 094 1767
📲 WhatsApp Paolo Maria: 375 597 3819

Marco Giovannini Facebook

Studio Olistico Iris Alaya


Perché abbiamo dato vita a questo spazio insieme

Paolo Maria Cipriani
“Quando ho incontrato Marco, qualcosa in me ha subito risuonato:
le vibrazioni della sua voce, la presenza del suo corpo, la gentilezza dei gesti.
Il suo sguardo ha accolto ogni mia parola, sostenendola con cura,
e mi ha accompagnato verso una porta che ancora attendeva di essere aperta.”

Marco Giovannini
“Quando ho incontrato Paolo ho sentito un maschile capace di portare verità, e quindi cura.
Quando è nata l’idea di una collaborazione ho detto subito sì,
perché sentivo quanto forte pulsa al servizio il suo cuore.”

Ti aspettiamo.
Paolo Maria & Marco


Alchimisti dell’ispirazione

Un taccuino non è solo un insieme di pagine: è una porta. Ogni volta che la apri, incontri una soglia. Alcune sono familiari, altre inattese, altre ancora fanno paura perché riportano a timori già vissuti — confusione, ego, frustrazione, smarrimento. Ma queste soglie non vivono solo tra le pagine: le incontriamo ogni giorno, spesso senza accorgercene. Sono lo sguardo di uno sconosciuto al supermercato, il volto stanco di qualcuno sull’autobus, il semaforo rosso che ti costringe a fermarti, il traffico che ti stringe mentre ti specchi nella rabbia degli altri conducenti. E allora ti chiedi: “Sono davvero in ritardo? E per cosa?” Anche quella è una porta, un’altra soglia da attraversare. Basta mettere della musica mentre sei bloccato nel traffico per accorgerti che il peso dell’immobilità cambia forma. Così accade nella vita: non possiamo evitare le soglie, ma possiamo scegliere come attraversarle.

Nel mio percorso di artista e arteterapeuta con un cervello neurodivergente, ho imparato che le parole non sono mai neutre. Rimuginano, risuonano, scavano, ma soprattutto trasformano. Le parole sono ponti: ci collegano a noi stessi, agli altri, alle parti invisibili della nostra storia. Sono chiavi che aprono stanze interiori, a volte luminose, a volte polverose, ma sempre necessarie. Per questo dico che siamo alchimisti dell’ispirazione: ciò che riceviamo dagli altri lo mescoliamo al nostro fuoco interiore, e ne nasce qualcosa di unico. Ispirarsi è naturale, è il modo in cui apprendiamo, cresciamo, creiamo. Lo fanno gli animali, lo fanno i bambini, lo facciamo tutti: osserviamo, imitiamo, trasformiamo.

Il Taccuino come porta

Eppure, tra gli esseri umani, spesso nasce un senso di colpa, come se ispirarsi fosse rubare, come se prendere spunto fosse un segno di debolezza. Ma quel senso di colpa parla d’altro: parla della paura di non essere abbastanza, delle ferite del confronto, dell’ingiustizia, della svalutazione. Io ci sono passato: ho provato il fastidio di chi si sente copiato e la vergogna di chi teme di non avere nulla di originale. Con il tempo ho capito che anche queste ombre possono trasformarsi, che il malessere può diventare materia creativa, che ogni ferita può diventare una lente, un filtro, un colore.

Se ti riconosci in uno di questi due archetipi — chi prende e si sente in colpa, o chi dà e si sente svuotato — allora stai toccando l’archetipo dell’ingiustizia. E su questo possiamo lavorare insieme, con un percorso mirato, delicato, trasformativo. Perché l’ispirazione non è mai copia: è fermento, è incontro, è alchimia.

Con l’arteterapia impariamo ad ascoltare le parole che abitano dentro di noi, a riconoscere quelle che feriscono e creano blocchi, a riscriverle trasformandole in energia creativa. Impariamo a dare voce alle emozioni taciute con segni, immagini e suoni, ad accogliere la nostra identità con gentilezza, a rinascere creativamente attraverso un linguaggio consapevole. Ogni parola è una chiave, ogni segno un passo, ogni silenzio uno spazio da abitare. Il taccuino diventa così un compagno di viaggio, una porta che si apre verso ciò che siamo e verso ciò che possiamo diventare. L’obiettivo è trasformare il linguaggio interiore in uno strumento di cura e crescita.

Impronte Espressive – Arteterapia con Paolo Maria

Per ulteriori informazioni sulle mie attività visita il mio sito www.paolocipriani.art

Il flusso creativo tra emozione, soglia e trasformazione

Ogni essere umano è parte di un tessuto vivo, in dialogo costante con l’ambiente, gli altri e sé stesso. In questo intreccio, l’emozione non è solo reazione: è moto, impulso, linguaggio. È jin e yang, ricezione e azione, ascolto e risposta. Quando questi poli si incontrano in equilibrio, nasce il flusso: un’onda che ci attraversa e ci guida.

Ma quando il ricevente si chiude, il flusso si interrompe. Le emozioni si comprimono, si nascondono, si irrigidiscono. E il corpo, che è il primo testimone del nostro sentire, si fa involucro: pelle antica, statua nel buio. Ci si sente fermi, spenti, come se qualcosa si fosse addormentato per sempre.

Eppure, sotto quella quiete apparente, qualcosa continua a muoversi. Una corrente sottile, invisibile, che mescola pigmenti interiori, accende sfumature, trasforma forme. Anche quando non la vedi, lei c’è. Sei un laboratorio segreto di metamorfosi.

I chakra come soglie: dal limite alla possibilità

Ci sono momenti in cui ci si sente lontani da sé, spaesati, confusi. Per anni ho pensato che quel senso di smarrimento fosse un difetto. Poi ho scoperto che proprio lì, nel punto in cui ti perdi, può aprirsi una soglia. Una porta che non avevi mai visto, o che non avevi mai osato attraversare.

Ti sei mai sentito come una mummia, immobile, quasi pietrificata nel corpo e nei pensieri?
Eppure, sotto quelle bende invisibili, il flusso dell’energia continua a scorrere.
Ogni giara che si apre dentro di te è una possibilità: un varco, un respiro, un ritorno al movimento.

ADHD, Klinefelter… parole che per molto tempo hanno significato “diversità”, “disordine”, “fatica”. Mi sentivo fuori posto. Ma lentamente, ho iniziato a vedere altro: non risposte perfette, ma chiavi. Chiavi fatte di simboli, colori, intuizioni. Chiavi che aprivano porte su paure… e su possibilità.

I chakra sono diventati per me queste porte:

  • Radice: sentirsi al sicuro
  • Sacro: fluire nel desiderio
  • Plesso solare: agire con coraggio
  • Cuore: aprirsi alla relazione
  • Gola: esprimere la voce autentica
  • Terzo occhio: vedere dentro
  • Corona: sentire il senso più grande

Ogni chakra una soglia. Ogni soglia un passaggio. Ogni passaggio un modo diverso di tornare a me stesso.

Immagine creata con AI

Arte, movimento, teatro: linguaggi dell’anima

In questo viaggio, l’arte è stata compagna silenziosa e fedele. Il movimento, il teatro, la danza, la voce… non erano più tecniche, ma rituali. Ogni gesto diventava spazio di ascolto. Ogni azione, un luogo dove il corpo parlava e la mente si allentava.

Il corpo non giudica. Il corpo non mente. Il corpo apre porte che la mente, da sola, non sa trovare.

Una porta anche per te

Forse anche per te il viaggio può iniziare così: Da un passo. Da un respiro. Da un colore.

Non serve sapere tutto. Non serve essere pronti. Serve solo la disponibilità ad avvicinarsi a quella soglia che già senti, anche se non sai ancora come attraversarla.

Perché ogni chakra è una porta. E ogni porta, se la attraversi, ti riporta un po’ più vicino a te stesso.

Scopri il percorso vistuale “Le note dell’anima”, Taccuino Chakra: uno spazio per dare colore alle tue emozioni interiori.

Paolo Maria