Parole Libere, il libro


In quest’ultimo anno ho scritto moltissimo. Riflessioni intime, personali. Ho scritto per dialogare con me stesso, per osservare i miei spigoli interiori, per sfogare la rabbia, per perdonare. Ma non ho solo scritto: ho danzato, ho creato, ho immaginato una nuova forma di me.

Attraverso l’immaginazione nasce l’intento: quello di evolvere, di dare nuova vita a un sentire più gentile. A volte il carattere resta spigoloso, ma anche i tratti timidi, impauriti, possono trasformarsi in oro. Persino i segni più incerti, scarabocchiati, ti guidano verso una strada diversa — o forse la stessa — ma con un obiettivo più chiaro rispetto a quello che aveva il Paolo di cinque anni fa.

Alcuni testi sono rimasti nel mio scrigno personale. Altri, invece, sono diventati parte di questo libro: una raccolta di parole libere che conducono a immagini d’incanto.

Il mio lavoro con l’altro, l’empatia creativa, l’ispirazione che nasce anche da un intuito — che se non sai decifrare può sembrare una deriva — sono tutti strumenti che mi hanno aiutato a mostrare l’altra parte di me. Tra arteterapia, percorsi formativi e relazioni di sostegno, ho colto l’essenza di ciò che ho scritto in questi anni.

In realtà, in questo ultimo anno ho scritto tre libri. Dovevano uscire in sequenza, uno dopo l’altro, ma si sono invertiti. Perché non sempre ho bisogno di mostrarmi nella completa nudità dell’anima e del corpo. Ho scelto di far uscire questo testo per primo. Contiene anche esercizi da fare in autonomia, come introduzione a ciò che verrà. Un modo diverso per conoscermi. Conoscerti.

Non ho paura di mostrarmi. Non ho paura di dire chi sono. Ho paura, forse, di non essere riconosciuto per ciò che sono. Ma la paura si affronta vivendo, esponendosi agli altri. In ricordo delle mie mostre di pittura, di un tempo ormai lontano.


Questo libro nasce dalla mia autenticità e dalla mia semplicità.

Sono parole nate dal cuore, intrecciate in pensieri che non chiamo poesie, ma frammenti di me: radicati nella terra, aperti alla libertà espressiva.

Le parole emergono libere, ispirate da ciò che vedo fuori — attraverso le fotografie che scatto — e da ciò che mi abita dentro. Ogni immagine richiama la mia attenzione: le uso per creare, scrivere, immaginare.

Sono metafore di me stesso.



Oltre le Parole: Il Potere dell’Arteterapia

La ricerca sull’arteterapia ha registrato una significativa espansione negli ultimi decenni, mettendo in luce una vasta gamma di benefici e applicazioni in ambito clinico e comunitario. Di seguito, alcuni punti salienti basati su evidenze scientifiche:

Promozione del Benessere Emotivo

Numerosi studi indicano che l’arteterapia può favorire il benessere emotivo e psicologico. Una meta-analisi del 2020 ha evidenziato come questa pratica contribuisca alla riduzione dei sintomi di ansia e depressione, al miglioramento dell’autostima e alla facilitazione dell’espressione emotiva positiva (DiNardo et al., 2020).

L’arteterapia si è dimostrata efficace nel mitigare lo stress e il distress emotivo in diversi contesti. L’attività artistica agisce come strumento di rilassamento, favorendo uno stato di calma e una maggiore percezione di controllo (Stuckey & Nobel, 2010).

Supporto nel Trattamento di Disturbi Psicologici

Integrata in percorsi terapeutici per condizioni quali PTSD, schizofrenia, disturbi alimentari e altri disturbi emotivi, l’arteterapia consente ai pazienti di esplorare e affrontare traumi in modo non verbale, riducendo la percezione di minaccia (Malchiodi, 2012).

Sviluppo delle Competenze Cognitive e Relazionali

La partecipazione ad attività artistiche può potenziare abilità cognitive come memoria e concentrazione, oltre a promuovere l’interazione sociale e la coesione di gruppo. Tali effetti sono particolarmente evidenti in contesti educativi e comunitari (Maujean et al., 2014).

Gestione del Dolore e Riabilitazione Fisica

Oltre ai benefici psicologici, l’arteterapia mostra potenziale nel trattamento del dolore fisico e nel supporto alla riabilitazione in caso di malattie croniche o traumi corporei (Haeyen et al., 2016).


Nel contesto italiano, l’arteterapia è ancora poco diffusa e spesso fraintesa. La parola “terapia” viene comunemente associata alla psicoterapia, generando confusione e limitando la comprensione del suo significato più ampio. In realtà, “terapia” significa prendersi cura di sé — un atto che può essere facilitato da chiunque, anche da un prete, purché la persona sia consapevole e disposta a osservare se stessa con sincerità.

L’arteterapia, in questo senso, rappresenta uno strumento potente per esplorare il proprio mondo interiore e inconscio. Attraverso l’espressione artistica, si apre uno spazio sicuro in cui emozioni, vissuti e simboli possono emergere e trasformarsi, favorendo processi di consapevolezza e crescita personale.


In conclusione, l’arteterapia è sostenuta da un corpus crescente di ricerche che ne attestano l’efficacia su più livelli: emotivo, cognitivo, sociale e fisico.

Questi studi continuano ad arricchire la comprensione dei meccanismi terapeutici che rendono l’arte uno strumento potente di espressione e guarigione.

Se senti il desiderio di esplorare te stesso attraverso l’arte, in uno spazio sicuro e accogliente, io sono qui per accompagnarti in questo viaggio. L’arteterapia non richiede talento, ma solo la volontà di guardarti dentro — e insieme possiamo iniziare questo percorso di cura e consapevolezza.

Arteterapia e Rituali Creativi con Paolo

Guarda i percorsi che propongo.

Rituali, non routine: il mio modo di abitare il tempo

Non sono mai stato un amante delle routine. Mi sembrano gabbie, schemi rigidi che non lasciano spazio al sentire del momento. Eppure, c’è una pratica che per me è imprescindibile: applicare il testosterone appena mi sveglio. È il mio primo gesto consapevole della giornata.

Ho conosciuto recentemente altre persone con la mia stessa condizione genetica*, alcuni lo applicano in momenti diversi della giornata, altri preferiscono il metodo del rilascio lento ogni tre mesi. Io invece ho scelto questa modalità quotidiana, semplice e diretta. È l’unica vera routine che riconosco.

Tutto il resto cambia. I gesti che seguono dipendono da come mi sento, da cosa ho in programma, da dove mi trovo. Per questo non li chiamo routine, ma rituali. I rituali hanno una qualità diversa: sono flessibili, intuitivi, profondi. Sono il mio modo di prendermi cura di me stesso e di entrare in contatto con ciò che mi abita.

Non solo nella mia vita personale, uso i rituali anche nei miei laboratori di Arteterapia. Ecco alcuni dei miei preferiti.

🎶 Rituale sonoro

Nel pomeriggio o alla sera, mi concedo uno spazio di ascolto: musica, suoni, strumenti. È un momento di quiete, di centratura. Il suono mi riporta al presente, mi aiuta a sciogliere le tensioni e a ritrovare il mio asse interiore.

📓 Rituale del taccuino

Ne ho diversi, ognuno con una funzione specifica:

• Il taccuino delle matite, per il disegno libero
• Quello degli acquerelli, per esplorare il colore
• Il taccuino del collage, per comporre e decostruire

Ogni taccuino è uno spazio sperimentale, un laboratorio portatile dove approfondisco temi e sensazioni.

✍️ Rituale delle parole libere

Scrivo seguendo un tema, lasciando che emerga una parola chiave. A volte diventa poesia, altre volte un segno grafico. È un modo per dare forma al pensiero, per ascoltare la voce che mi parla da dentro.

🕺 Rituale del movimento

Non è solo danza. Può essere una camminata, esercizi fisici, stretching. È il mio modo di scaricare il peso della giornata, di liberare il corpo e alleggerire la mente.


Questi rituali – e molti altri – sono diventati i pilastri delle mie impronte espressive®. Sono parte del metodo che ho strutturato per aiutare le persone a riconnettersi con la propria parte più intima e profonda. Non servono regole rigide, ma ascolto, presenza e libertà.

Ogni rituale che ho condiviso può essere adattato e utilizzato nei miei laboratori di Arteterapia. Non tutti si prestano a ogni contesto: alcuni è meglio lasciarli da parte, altri invece diventano veri e propri amplificatori dell’esperienza. L’importante è riconoscere che ogni attività ha il potenziale di aprire uno spazio di ascolto, di trasformazione, di contatto con ciò che spesso resta nell’ombra.

Questi rituali non sono formule magiche, ma strumenti vivi, che possono aiutarti a illuminare parti di te che chiedono attenzione. Se in questo momento della tua vita senti il bisogno di esplorare, di alleggerire, di ritrovarti, forse uno di questi gesti può diventare il tuo punto di partenza.

Perché il vero cambiamento non nasce dalla perfezione, ma dalla presenza. E ogni rituale è un invito a esserci, davvero.

Tu hai dei rituali che ti aiutano a ritrovarti?

Riscoprire il colore: ascoltare, non interpretare

Per tutta la vita ci hanno insegnato a competere, a correre, a raggiungere obiettivi. Ma cosa succede se ci fermiamo? Se smettiamo di rincorrere e iniziamo ad ascoltarci? Forse potremmo scoprire qualcosa di più vero, di più nostro.

In un laboratorio di Arteterapia, un bambino mi ha raccontato che il fuoco, per lui, non era una fiamma. Era il calore di una casa. Un luogo che gli mancava. Il rosso, in quel momento, non era forza o rabbia, ma bisogno. Bisogno di affetto, di presenza, di sentirsi al sicuro.

Quel bambino ha usato i colori in modo libero, personale, lontano dai significati che noi adulti diamo per scontati. Ha trasformato il rosso in casa, il blu in movimento, il giallo in silenzio. Ha dipinto ciò che sentiva, non ciò che “doveva” rappresentare.

E allora, quando disegni, non pensare alla combinazione giusta. Non cercare il significato corretto. Lasciati andare. Lascia che siano le emozioni a scegliere i colori, che siano le forme a raccontare ciò che le parole non riescono a dire.

Esiste la zona confort?

La zona di comfort esiste, ma non è un luogo. È uno stato mentale, uno spazio interiore dove ci sentiamo protetti, al riparo dalle sfide e dalle incognite. È fatta di abitudini, di gesti ripetuti, di certezze che ci rassicurano. Qui l’ansia è bassa, il rischio è minimo, e tutto sembra sotto controllo. È una condizione di equilibrio… ma anche di immobilità.

Eppure, fuori da questo cerchio non c’è solo paura. C’è anche vita. C’è movimento, scoperta, apprendimento.

Uscire dalla zona di comfort non significa rinunciare al benessere, ma espanderlo.

Significa accettare l’incertezza come parte del viaggio, e riconoscere che anche il disagio può essere fertile. La vera evoluzione non nasce dalla fuga, ma dalla consapevolezza. A volte restare è necessario. Altre volte, esplorare è inevitabile. In entrambi i casi, si può stare bene. Il cerchio non è una gabbia: è un punto di partenza. E noi possiamo decidere se camminarci dentro, ai margini, o oltre.

Dentro e Fuori dal Cerchio

Zona di comfort (dentro il cerchio)

  • Qui tutto è familiare: il rischio è minimo, la mente è tranquilla.

Zona di espansione (fuori dal cerchio)

  • Oltre il confine c’è l’apprendimento, la scoperta, la possibilità di evolvere.

Scrivere, tagliare, incollare, tracciare: ogni gesto creativo è una porta. Puoi esplorare il tuo paesaggio interiore, lasciando che ogni segno riveli una verità.

Questo cerchio è uno specchio gentile. Le cose che ti fanno stare bene possono accompagnarti anche fuori, mentre insegui ciò che desideri. Quelle che ti fanno stare male? Possono diventare segnali preziosi, non ostacoli.

Ogni passo fuori dal cerchio è un atto di fiducia. Ogni ritorno dentro è un atto di cura.
La vera evoluzione è nel movimento tra i due.

Non è un esercizio da completare, ma uno spazio da esplorare.
E possiamo farlo insieme.

Arteterapia con Paolo

Il ruolo dell’educatore come guida silenziosa

La classe non è solo un luogo di insegnamento, ma un ecosistema vivo, dove ogni elemento — oggetti, materiali, spazi — può diventare strumento di crescita. In questo contesto, l’educatore non è al centro, ma ai margini attenti: osserva, ascolta, accompagna.

Suono e Forma, laboratorio di Artiterapie

Accompagna i bambini a scegliere

Offri materiali vari e accessibili. Non proporli come “attività da fare”, ma come inviti all’esplorazione. Lascia che siano i bambini a decidere come usarli, manipolarli, interpretarli. Il protagonismo nasce dalla libertà.

Pratica l’osservazione attiva

Siediti vicino, ma non troppo. Guarda senza giudicare. Prendi nota mentale di gesti, sguardi, pause. L’osservazione è il primo atto educativo: è lì che nasce la relazione.

Coltiva la pedagogia della calma

Impara a riconoscere quando intervenire e quando fare un passo indietro. Il silenzio consapevole è uno strumento potente: crea spazio, rispetto, fiducia. La tua presenza conta, anche quando non parli.

Esercizio per l’educatore: Aspettare in silenzio

Ogni giorno, ritagliati 3 minuti per osservare un oggetto senza fare nulla. Respira. Accogli l’attesa. Questo piccolo rituale ti aiuterà a portare pazienza e presenza nella relazione con i bambini.



Quando lasciate i vostri figli a scuola, sappiate che non entrano solo in una stanza, ma in un piccolo mondo pensato per accoglierli, ascoltarli e farli crescere.
Qui, ogni gesto è cura, ogni oggetto è possibilità, ogni silenzio è rispetto.
L’educatore non è lì per “insegnare qualcosa”, ma per custodire il tempo dell’infanzia con delicatezza e attenzione.

Arteterapia +

Un viaggio interiore dove arte, meditazione e scrittura si fondono in un rituale trasformativo. Arteterapia Plus è più di un percorso: è un invito a rinascere, a riconoscersi, a vivere con autenticità.

LFDM è una pratica meditativa che intreccia scrittura intuitiva, presenza consapevole e creatività. Non si tratta di annotare semplici eventi, ma di dare voce all’essenza, ai valori, alle emozioni che ci abitano.
Il diario diventa uno specchio dell’anima, uno spazio sacro dove accogliere ciò che siamo e ciò che stiamo diventando.

🎨 Un linguaggio nuovo per l’anima

Arteterapia Plus è un percorso individuale online, strutturato in cinque incontri, pensato per chi desidera riscoprire la propria luce interiore.
Qui la pittura incontra la meditazione guidata e la scrittura libera: parole che emergono dal profondo, colori che raccontano ciò che non si può dire, gesti che liberano.

Scrivere diventa un atto di cura.
Dipingerlo, un gesto di rinascita.
Meditarlo, un ritorno a sé.

LFDM non è solo un acronimo: è il simbolo di un cammino autentico, luminoso, trasformativo.

🌱 Per chi è questo percorso?

Per chi sente il bisogno di ritrovare la propria voce.
Per chi vuole trasformare la paura in consapevolezza.
Per chi è pronto a coltivare la fedeltà alla propria vita.

Se desideri partecipare, compila il format:
https://form.jotform.com/252231907654053

www.paolocipriani.art
Mail: impronteespressive@gmail.com

Radici, Germogli, Emozioni

L’arteterapia, come altre discipline olistiche, è un’esperienza di grande impatto, capace di trasformare profondamente chi la pratica. Ogni attività proposta viene vissuta ed elaborata nel qui e ora, offrendo alla persona un’occasione preziosa per entrare in contatto autentico con le proprie emozioni e stati interiori. È proprio in questo processo che prende forma un cambiamento autentico e duraturo, sviluppandosi gradualmente attraverso un percorso di maturazione personale che consente di raggiungere un nuovo equilibrio tra mente, corpo ed emozioni.

Ogni percorso è unico, come lo è ogni individuo. Il tempo necessario per il cambiamento può variare: per alcuni può essere questione di giorni, per altri di mesi o anni. Come un seme che germoglia, il tempo di trasformazione dipende da molteplici fattori, tra cui le esperienze pregresse, le resistenze personali e il contesto di vita. L’arteterapia non offre soluzioni immediate né risposte miracolose; non è una “bacchetta magica”. Tuttavia, è uno strumento straordinariamente potente che facilita trasformazioni profonde e autentiche. Può, inoltre, diventare una base fertile per accogliere e far attecchire nuove proposte, portando beneficio concreto alle persone coinvolte.

Attraverso una pratica costante e il supporto attento di un facilitatore, l’arteterapia attiva un processo di crescita e consapevolezza, favorendo una migliore integrazione di sé e un rapporto più armonioso con il mondo circostante. Come un seme che richiede tempo per germogliare e trasformarsi in una pianta rigogliosa, anche l’arteterapia richiede pazienza e fiducia nel processo. Il suo potenziale trasformativo è, però, immenso: può generare cambiamenti significativi e duraturi, arricchendo profondamente la vita di chi ne fa esperienza.

Paolo Cipriani