Il peso della luna calante


🌙 In una notte di luna galante,
i tuoi pensieri ti sfiorano come onde,
tentandoti verso l’abisso.
Ma è proprio lì,
nella profondità del tuo sentire,
che la creatività ti tende la mano.
🎨 Lasciati guidare.
Ritrova la tua luce.
Riemergi, più vero, più intero.

Gatto triste

Ti capita mai di sentirti schiacciato dal peso della luna calante?
A me sì. E l’unico modo per venirne fuori è creare.
Scrivere, danzare, disegnare: sono gesti che liberano dal flusso dell’ombra
che influenza il corpo e la mente.

✍️ Scrivere ti aiuta.
Scrivere liberamente ti permette di far emergere parole che, riflettendo, non vedi.
Poi puoi focalizzarti su quelle che risuonano di più con te.
Possono essere parole di luce o di ombra.
Ma ricordati: l’ombra non è un nemico.
È semplicemente una parte di te che chiede attenzione.

🎥 Se vuoi, puoi guardare il reel su YouTube dove ti mostro
il processo creativo per liberarti dal tuo stesso giudizio:
👉 Guarda il video su YouTube


Ogni volta diversa: la meraviglia di sé

🌿 C’è chi non comprende ciò che faccio.

Come lo faccio, come lo dico, come lo trasmetto.

E c’è chi invece lo accoglie con il cuore aperto,

con la leggerezza di chi sa che non tutto va spiegato.

In entrambi i casi, io continuo.

Proseguo il mio viaggio — esplorativo, intimo, autentico —

nel mio mondo: il mondo Klinefelter.

Un universo fatto di esperienze vissute,

di creatività che mi guida fuori dai binari consueti,

lontano da ciò che è solo commerciale.

🎨 La creatività non è solo fare, è essere.

È visione, intuizione,

è pensiero che si fa forma,

materia che nasce da un impulso interiore,

logico o illogico, ma sempre vero.

Non offro ricette.

Offro possibilità.

Il mio intento è farti vivere un’esperienza,

come la senti tu, ora.

E se la rifarai, sarà comunque diversa.

Perché tu sarai diverso.

✨ La bellezza della propria creatività

sta nel meravigliarsi ogni volta di sé.

Come un’onda che si specchia nel suo stesso mare:

ripete il ciclo, ma ogni volta è nuova.

Correnti invisibili, direzioni inattese.

O come un albero che si innalza verso il cielo,

verde o spoglio,

con un ramo che si piega fino a toccare la terra,

una roccia dura,

da cui — contro ogni previsione —

può trarre nutrimento, acqua, calore.

Offro servizi di arteterapia per scoprire il verde interiore.

Impronteespressive@gmail.com

Pratiche per ascoltare il silenzio

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Sussurri lunari voci che emergono dal silenzio

Se vedi qualcosa di bello in qualcuno, diglielo.
Non aspettare. Non rimandare. Le bellezze taciute avvizziscono come fiori senz’acqua.

In questa luna nuova, voglio portare l’attenzione alla semplicità che incanta: un frutto su un albero, che ti guarda con la pazienza di chi ha vissuto mille estati. Non mente, non pretende. Ti osserva con creatività muta e sapienza antica.

Il troppo sapere, a volte, ci fa inciampare nell’ego. “Io so, tu sai, noi sappiamo” — e mentre ci arrampichiamo sui gradini del sapere, dimentichiamo che il cuore non legge manuali.
Quando la mente si placa, dell’intelletto non resta che polvere nel vento.
Ma una carezza data, una bellezza riconosciuta, quella sì, resta. Incisa.

Allora in questa fase lunare che cresce, ti invito a fare spazio allo stupore.
Guarda la natura come fosse un poema sussurrato:

– Un tramonto incendiario
– L’asfalto che fuma sotto i piedi dei passanti
– Un fruttivendolo che espone la sua arte in cassette di legno
– Un mercato vivo, odoroso, affamato di occhi

E se vedi qualcosa di bello, dillo.
Dillo a qualcuno, ma dillo anche a un fico appeso al ramo: “Quanto sei bello, teso di sole, dolce come un segreto d’estate. Mi nutri d’immagine e di vitamine.”

Ma fallo piano.
Non farlo sapere in giro che parli con la frutta… potrebbero prescriverti un TSO.
Perché la creatività, quella vera, fa paura.
Non si spiega, si vive.
E spesso chi la possiede viene scambiato per folle.
Ma tu, tu sii folle.
Sii radicalmente gentile.

Buona luna nuova.
🌑
Paolo

Klinefelter: il corpo che ricorda, la mente che danza

Nel mio mondo compulsivo di sentimenti, tutto si muove con un passo instabile: a volte agitato, a volte moderato, a volte lento.
La velocità sembra imposta dall’esterno, ma ognuno ha il proprio ritmo.
È il ritmo del corpo, che si deposita sulla terra come humus: si stratifica, si trasforma, rigenera. Corpo e mente si rinnovano insieme.

In questo universo di etichette — come la sindrome di Klinefelter — imparo a muovermi dentro i miei stessi pensieri.
Li lascio danzare, come un mantra di memorie che si intrecciano per generare una nuova pelle, un nuovo modo di abitarmi.

Ogni “passo sbagliato” è perfetto per quel momento: ci guida, ci insegna, ci aiuta a trovare la strada più adatta a noi.
Accettare gli errori non significa compiacerci, né giustificarci a ogni costo, né restare fermi nella nostra imperfezione.
Significa riconoscere che la vita è un cammino in continua evoluzione — un passaggio da una forma di perfezione a un’altra, nella logica del “più di ieri, meno di domani”.

Camminare, ostinatamente ma con dolcezza. Rialzarci dopo ogni caduta a testa alta, con la forza e il coraggio che nascono dal non colpevolizzarci, dal sentirci umani.

Spesso immaginiamo l’equilibrio come compromesso, come punto di mezzo tra due poli che restano opposti. Ma così non c’è vera comprensione, né crescita.
Se invece lo intendiamo come sintesi — somma e integrazione dei due poli — allora nasce la comprensione profonda.
E con essa, la trasformazione.

Impronte espressive e arteterapia con Paolo

Meditare in ogni luogo

Ultimamente sono stato spesso dal dentista. Molte persone, appena lo sanno, reagiscono con frasi come: “Che dolore!” oppure “Che paura il dentista!”. È curioso quanto le parole, anche dette con leggerezza, possano influenzare il nostro vissuto. Le parole contano, non solo per come vengono usate, ma per il significato profondo che portano con sé. Io, invece, quando mi siedo sulla poltrona del dentista, chiudo gli occhi e medito.

Sì, perché meditare non richiede per forza un cuscino, un incenso o una musica rilassante: si può meditare ovunque, anche lì. Ogni suono, se lo si ascolta con attenzione, può trasformarsi in qualcosa di diverso. Il ronzio dell’aspiratore, che raccoglie la saliva dalla bocca, può diventare il vento che soffia tra gli alberi in un bosco. Il rumore del trapano che rimuove la carie si trasforma, nella mia immaginazione, in un aerografo che disegna sulla pelle i segni della mia storia. È tutto lì: ascoltare i suoni e trasformarli. Dargli un nuovo significato. Trovare, anche nel fastidio, uno spazio di pace.

Creo percorsi di ArteTerapia e Impronte Espressive® – impronteespressive@gmail.com

Che fatica la memoria

Qualche anno fa decisi di iscrivermi a un corso di teatro. Sentivo il bisogno di mettermi in gioco, di relazionarmi con gli altri in un modo nuovo, più autentico. Ma quell’esperienza durò poco.

Alla fine del percorso era previsto uno spettacolo.
Uff… che stress.
Da un lato ero entusiasta, dall’altro sapevo già che avrei incontrato delle difficoltà: dovevo imparare le battute a memoria.
E quando si parla di memoria, la mia mente inciampa.

Per giorni ripetei una sola frase del mio personaggio. Ma niente: non mi restava impressa.
Nel frattempo, il mio compagno — solo ascoltandomi — aveva già imparato anche le mie battute.
Fu lì che arrivò la frustrazione:
Perché io non riesco a ricordare?

Con la sindrome di Klinefelter è così: la memoria a breve termine, soprattutto quella verbale e meccanica, è fragile.
Le cose imparate a pappagallo, senza coinvolgimento, scivolano via come sabbia tra le dita.

Oggi, saprei affrontare quella situazione in modo diverso: imparando attraverso l’esperienza, non la ripetizione.
Facendo. Scoprendo. Collegando.
Ma allora non avevo ancora questi strumenti.

Qualche tempo dopo incontrai per caso la maestra di quel corso.
Davanti a tutti disse:
“Paolo mi ha lasciata a piedi prima dello spettacolo.”

È vero, mi ero tirato indietro. Le avevo chiesto una parte in cui potessi improvvisare, o dire poche parole.
Ma quel messaggio non fu ascoltato. E lo spettacolo saltò.

Qualche tempo dopo, incontrai per caso la maestra di quel corso. Davanti a tutti, con tono secco, disse:

“Paolo mi ha lasciata a piedi prima dello spettacolo.”

È vero, mi ero tirato indietro. Ma non per capriccio. Le avevo chiesto una parte che mi permettesse di esprimermi a modo mio — magari improvvisando, o con poche parole. Anche il silenzio comunica, pensavo. I gesti, la presenza, la prossemica… a volte valgono quanto un discorso ben recitato.


La vita non è una corsa a chi arriva primo.
L’obiettivo non è vincere, ma arrivare al proprio traguardo:
quella quiete interiore che dà senso al cammino.

Ancora oggi faccio fatica a memorizzare parole e pensieri.
Per questo annoto tutto. Poi rileggo, faccio la cernita, e lascio andare ciò che non serve.
Come si fa con i sogni: si trattengono quelli che lasciano traccia, gli altri li si lascia volare via.

Hai mai vissuto un’esperienza e, solo dopo, ti sei accorto che dentro c’era nascosta un’opportunità?


Nel grembo della trasformazione

Nel grembo della trasformazione

Scultura in pietra ollare, 2025

14 × 13 × 10 cm

Nel grembo della trasformazione c’è il desiderio di vivere, di gioire, di danzare.

Come un’onda che si infrange sulla roccia

e, nel suo stesso urto, si libera.

Anche la paura, se accolta,

può diventare movimento,

respiro, libertà.

Scultura in pietra ollare 

Oggi, 29 giugno, si celebra la festa di San Pietro e San Paolo. E proprio San Paolo di Tarso, un tempo Saulo, ci dona un’immagine potente della trasformazione interiore.

Anche lui ha conosciuto la paura, la caduta, la cecità. Sulla via di Damasco fu costretto a fermarsi, a passare attraverso il buio.

Ma fu proprio in quella sospensione che ricevette la visione: la sua fragilità divenne rivelazione, la sua paura si trasformò in missione.

Le emozioni, a volte, sono davvero strane.

In certi momenti ti spingono ad avanzare, invitandoti a guardare dentro, verso i tuoi blocchi e le tue ombre.

Altre volte ti paralizzano, come fa la paura — un’emozione che, in fondo, vuole solo proteggerti.

Proteggere il corpo, proteggere l’anima.

La paura può bloccarti, frenarti, persino consumarti.

E tu, che pure sei forte, resti lì, sospeso in un tempo indefinito,

finché qualcosa dentro di te non trova il coraggio di attraversare quella soglia.

Solo allora si apre una nuova porta:

quella dell’osservazione e dell’esplorazione di te stesso.

Come si esplora la paura?

Io ti invito a crearLa, danzarLa, riderLa, perfino gioirne.

Perché è proprio attraverso la paura che si rivela la tua vera sostanza interiore.

E lì, nel cuore pulsante di ciò che temi,

può nascere una nuova forza viva.

Paolo Cipriani

Arteterapeuta – Percorsi creativi online e in presenza

📩 impronteespressive@gmail.com