Questa luna porta molti nomi, ma io scelgo quello che vibra più vicino alla terra: la Luna del Verme, la luna in cui le viscere del suolo si muovono, si aprono, respirano, e preparano nuovi varchi per incontrare la luce. È il movimento silenzioso del possibile, il lavoro nascosto che precede ogni fioritura.
E in questa notte particolare, in cui la luna si tingerà anche di ombre — luna con eclissi, luna di sangue — l’invito è a lasciarti attraversare da ciò che emerge e da ciò che si oscura. Due forze che non si oppongono: si completano.
Per l’azione creativa, scegli i colori che per te parlano di terra che si apre, di sangue che pulsa, di cicatrici che diventano sentieri. Lascia che siano loro a guidarti, senza forzare nulla. Fidati della tua visione, della tua mano, del tuo ritmo.
🌀 A te, luna
A te, luna, che arrivi quando il cerchio chiama e il respiro si fa rotondo, quando la mano ricorda la strada del centro e il corpo si dispone all’ascolto.
Come un Mandala, non hai bisogno di essere inventato: ti presenti, ti mostri, ti compi.
Ti richiamo senza voce, solo con un gesto lento, con la disponibilità di chi apre le mani e lascia che qualcosa si posi. Tu sali dal fondo, dal luogo dove le forme dormono, e ti distendi piano, petalo dopo petalo, come un chiarore che non chiede permesso.
In te ritrovo la mia orbita, la mia misura, la mia ferita che diventa disegno. E ogni volta che ti traccio mi ricordi che il centro non è un punto, ma un ritorno.
A te, mandala vieni quando vuoi, vieni quando posso, vieni quando serve. Io ti riconoscerò dal modo in cui la mia mano si fa luna.
Per questo rituale ti propongo di partire dalle tue riflessioni più sincere, senza restare sul piano grafico o formale. Quante volte ti sei sentito di dire “no”, e invece hai detto “sì”. Quante volte abbiamo scelto di acconsentire per non ferire l’altro, quando in realtà quel “sì” ha rallentato il nostro cammino, ha deviato il nostro obiettivo dell’anima.
È un tema che porto nel cuore. Negli anni mi è capitato di accontentare, di rinunciare a qualcosa di mio — qualcosa di importante — perché non avevo la forza di pronunciare quel “no” che avrebbe protetto la mia verità.
Da questa esperienza nasce il rituale: un invito a riconoscere che il “no” non è rifiuto, ma autenticità. È presenza. È rispetto di sé.
Nei laboratori di arteterapia, ogni persona — bambina, adulto, chiunque può scegliere se seguire la proposta o trasformarla a modo suo. Anche rifiutarla è legittimo. Perché dire “no” può essere un gesto di verità, un atto di libertà.
E da qui mi sposto nel mondo ADHD, che fa parte del mio percorso di vita. I cervelli neurodivergenti spesso reagiscono alle imposizioni con una ribellione spontanea: quando qualcosa viene imposto, nasce l’impulso a fare il contrario — anche quando non è ciò che davvero desideriamo.
Eppure, tra questi due mondi — arte e ADHD — si nasconde la stessa incertezza: quella di dire “no” quando dentro di noi lo sentiamo, e invece dire “sì” per paura di perdere una possibilità, una persona, un’occasione. In quel momento accontentiamo l’altro, ma tradiamo noi stessi.
Questa dinamica può diventare una frustrazione profonda: l’impulso di dire “no” è forte, ma la paura di perdere qualcosa ci inganna, ci confonde, ci allontana dal nostro cammino interiore.
Gennaio porta con sé ripartenze, e la luna piena illumina ciò che spesso teniamo in ombra. È il momento giusto per chiedersi: riesco a camminare senza calpestarmi i piedi.
Quante volte hai detto “sì” pur sapendo che dentro di te c’era un “no” limpido, netto, necessario. Un invito a cena, un viaggio, un lavoro… qualsiasi occasione in cui hai acconsentito mentre la tua voce interiore ti chiedeva di fermarti.
Questo rituale nasce per dare spazio proprio a quella voce. Per ascoltarla, riconoscerla, e finalmente onorarla.
Rituale del Lupo
Med. Luna del lupo
Un rituale per la luna piena del 3 gennaio 2026
Scrittura consapevole Prendi un quaderno e una penna. Scrivi tutte le volte in cui hai detto “sì” mentre avresti preferito dire “no”. Non fermarti alla prima memoria: cerca di ricordare almeno dieci episodi.
Riscrittura nutriente Per ogni episodio, riscrivilo trasformando il “sì” in un “no” gentile e autentico.
Trova parole che nutrono te stesso e la tua anima, mettendo in risalto ciò che ti fa bene.
Espressione grafica Dopo la scrittura, prendi un foglio e usa pastelli a cera o a olio. Disegna forme, colori o segni che rappresentino la tua capacità di dire “no”.
Immagina che la luna piena illumini il foglio, rafforzando la tua scelta di autenticità.
Dire “no” non è un rifiuto, ma un atto di cura. È lo spazio che concedi al tuo vero “sì”. La luna piena ti accompagna in questo gesto di coraggio.
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Sempre dal mio mondo ADHD e dalla condizione genetica Klinefelter, ho convissuto per anni con un forte tremolio al braccio. Un tremolio che mi ha accompagnato fin da bambino, invadendo il mio pensiero con una convinzione silenziosa: non sono adatto a questo mondo.
Quando disegnavo, uscivo sempre dai bordi. Non avevo un confine. Il tremolio mi portava fuori, oltre la linea, oltre il margine. E quel “fuori” diventava errore, giudizio, esclusione.
Poi ho scoperto i taccuini. Spazi liberi, senza regole rigide. Luoghi dove posso esprimermi senza dover restare dentro un confine. Ho scoperto che la creatività non chiede permesso. Che posso disegnare, scrivere, danzare anche se il mio tratto è incerto. Che posso stare al mondo, sentendomi me stesso, nel rispetto di me e dell’altro.
Il confine ha un valore, soprattutto nei contesti educativi: ti aiuta a orientarti, a stare. Ma ho imparato che esistono anche confini gentili, che non escludono, ma accolgono. Che posso stare al mondo senza dovermi correggere, ma semplicemente migliorando.
Per tanti anni non ho avuto rispetto né per me né per gli altri. A volte per rabbia, a volte per pettegolezzi, a volte per paura. Ero poco riverente, poco presente. Ma il tempo insegna. Insegna che puoi disegnare, puoi cantare, puoi danzare con il tuo modo di essere. Con gentilezza. Con leggerezza.
Ogni Natale porta con sé un’esperienza unica e irripetibile. Quali ricordi ti accompagnano quando pensi alle feste della tua infanzia?
Puoi partecipare mandami una mail: crea@paolocipriani.art
Forse l’odore della torta appena sfornata, i giochi condivisi con la famiglia, la gioia dei regali da scartare, la curiosità che riempiva l’attesa. Erano tempi diversi, segnati dall’attenzione alla presenza e dal valore della condivisione.
È un’attività che puoi vivere da solo o da sola, oppure insieme alla tua famiglia — con tuo figlio, tuo marito o la tua compagna. Alla fine del percorso scoprirai che ogni gesto, ogni parola e ogni ricordo raccolto diventeranno parte di uno storytelling condiviso, un racconto corale che intreccia esperienze e presenza.
In questo spazio dell’Avvento, insieme a me, potrai dare forma alla tua stanza dei ricordi. Lo farai in modo semplice, attraverso piccole ispirazioni che non puntano tanto alla grafica quanto alla riflessione personale.
📓 Ti invito a procurarti un taccuino: sarà il tuo spazio personale, dove potrai scrivere, disegnare o lasciare segni spontanei.
Altri materiali potranno arricchire il percorso — colori, forbici, colla, immagini da ritagliare… Non serve avere tutto subito: li scopriremo e useremo insieme, passo dopo passo.
Ogni giorno riceverai un audio nel gruppo WhatsApp che ho creato appositamente: brevi pensieri e suggestioni, ispirati anche dal mio quotidiano, per accompagnarti passo dopo passo.
È il mio dono per te: un invito a fermarti, a respirare e a ritrovare la magia del Natale dentro di te. Paolo
Durante la luna calante abbiamo esplorato il lasciare andare: pensieri di giudizio, pesantezze, limiti. Ora, con la luna nuova, ti invito a restare in questa direzione, ma spostando lo sguardo. Non tanto sul giudizio, quanto sulla quiete. Non tanto sul limite, quanto sul silenzio.
Il silenzio è un territorio che sto esplorando anch’io, e so quanto possa aprire spazi inattesi. Ci sono molte piccole attività che possono accompagnarci in questo ascolto. Te ne propongo una, semplice e sensoriale, che unisce corpo e scrittura.
Piccolo rituale del gusto e dell’ascolto
• Prendi, se hai a disposizione, un pezzetto di cioccolato fondente oppure un chicco d’uva (anche secco va bene). • Sdraiati, se puoi, in penombra. Chiudi gli occhi. • Porta il cibo alla bocca e assapora lentamente. Lascia che il palato ascolti. Che il corpo riceva. • Non avere fretta. Anche quando la dolcezza si dissolve, resta qualche istante in ascolto: cosa desidera il tuo palato? Cosa emerge nel silenzio?
Scrittura come eco del silenzio
Quando senti che l’esperienza è completa, scrivi. Senza filtri. Cosa hai percepito? Cosa hai ascoltato nel tuo silenzio?
Tra le parole che emergono, ce n’è una che ti chiama? Una frase che vibra? Soffermati su quella. Se tende al giudizio, osserva come potresti trasformarla. Se apre uno spazio, prova ad espanderla. Lascia che diventi seme di abbondanza.
Se questa attività ti ha parlato, mi farebbe piacere sapere come l’hai vissuta. Puoi condividerla sui social taggandomi, oppure scrivermi in privato: 📩 crea@paolocipriani.art