Archivi delle categorie:Impronte Espressive – Arteterapia
In questa rubrica esploro il mondo dell’Arteterapia attraverso i miei laboratori, esperienze personali, riflessioni sulle neuroscienze e ispirazioni legate all’universo espressivo e creativo.
Inginocchiarsi davanti ai bambini, mettersi alla loro altezza per dare a loro la possibilità di riconoscersi in te. Questo pensiero vale per tutto e tutti, adattarsi all’esigenza senza escludere nessuno.
Nella relazione di aiuto, ogni persona va integrata nel gruppo, senza escluderla, facendo in modo di fargli vivere l’esperienza, come tutti gli altri, magari adattando l’attività.
42 bambini mi hanno accompagnato alla scoperta di nuove emozioni.
Sì, hai letto bene, sono loro che mi hanno accompagnato. Io ho facilitato diverse sensazioni attraverso l’utilizzo dell’argilla e attraverso la visione di un libro in popup, ma sono loro che mi hanno fatto scoprire alla tenera età di 55 anni che lavorare con i bambini in un ambiente allegro e vivo è fantastico.
Certo è stato solo un giorno e non so se ripetere l’esperienza potrebbe cambiare questo mio pensiero, ma posso garantire che il mio stato d’animo è stato leggero e in pace.
Le loro domande, “ma da dove viene questa terra? come diventa dura?” sono state a volte pungenti, ma piene di quella vivacità intellettiva e curiosità che solo un bambino possiede.
Insomma è stata per me una scoperta illuminante. Vedere il mio e il loro sorriso fondersi in un vortice empatico unico, mentre erano tutti intenti a pestare l’argilla arricchita di impronte è stata un’esperienza ripetitiva, e sì lo possiamo dire ripetitiva perché lo rifaremo.
Grazie alla scuola che mi ha accolto e soprattutto grazie a tutte le maestre.
È ridotta a una debole luce il contatto con la propria anima.
Se fossimo in contatto col nostro cuore profondo, cioè il luogo reale dello spirito, non accetteremmo nessun leader, nessun maestro, nessun guru. Saremmo indipendenti. Svegli, vigili, autonomi non automi.
Domenica 2 ottobre abbiamo navigato dolcemente all’interno di noi stessi toccando emozioni e stati d’animo profondi. Nel qui e ora. A bordo della nostra nave interiore c’era Paolo Cipriani che ci dava tutte le coordinate necessarie con delicata eleganza e guidandoci con grazia. Ci siamo tuffati nell’universo di colori e sensazioni fino a sentirne il profumo! Abbiamo raccolto tra le nostre dita sentimenti nascosti,spuntati spontaneamente come fiori nell’immenso. Ognuno col suo viaggio e tutti insieme stretti in un abbraccio universale che ci ha fatto sentire al sicuro. Ogni immagine ritagliata ed incollata sul nostro cartoncino raccontava un pezzetto di noi. E lo scambio di emozioni tra le anime è stato un dono reciproco dal significato eterno. Grazie Paolo per il cuore che metti nei tuoi laboratori,per la cura ricercata e discreta che ha indicato la rotta senza interferire. Siamo giunti a destinazione navigando col vento a favore. Ad maiora!
Sua maestà il mare, ti accoglie accarezzando con la sua grinta il tuo corpo…
Il mare, con le sue profondità, i suoi riflessi,
è una via unica verso la libertà.
A volte incontri ostacoli ed una roccia diventa appiglio.
In un momento superi l’ostacolo portando attenzione al tuo respiro, rilassandoti e ascoltando il suono dell’acqua che scivola birichina sulla pelle arsa dal sole.
Ne parlavo con la psicologa raccontandole di quando guardavo mia madre nuotare in mare aperto per chilometri e chilometri fino a quando non la vedevo più. Diventava un puntino lontano nell’immenso azzurro.
I miei punti di riferimento erano la sua cuffietta rosa e la boa.
Un giorno tardò a tornare indietro, ero un bambino e mi assalirono la paura e l’angoscia di rimanere solo.
È la mente che mente, racconta falsità.
La mente tende a ricordare più facilmente emozioni di paura, anche se non vissute personalmente.
Tante altre disavventure ho vissuto in prima persona, ma non sto qui a lamentarmi, sono momenti vissuti con un’esperienza ampia in cui la mente pretende di essere protagonista.
La mente è protagonista, ma dove pesca queste informazioni? Di certo non dalla realtà, perché mamma è sempre tornata, e non ho mai vissuto un momento reale di abbandono.
L’acqua richiama in noi emozioni antiche, dimenticate, memorie geniche.
La mente ricorda il trauma più facilmente, eppure l’acqua è parte di noi da sempre. L’acqua ci avvolge, ci attraversa e conosce meandri della nostra mente che la mente stessa ignora. L’acqua è la nostra casa natale.
L’acqua è misteriosa,
l’ acqua ci culla,
l’ acqua ci ossigena.
L’acqua è la nostra vita. Una fonte dove bere o bagnarci.
Una fonte da dove nascere e morire.
E quindi?
Quando viviamo un’esperienza di paura, osserviamo il pensiero, da dove viene? L’ho vissuto in prima persona, o è una emozione che non so da dove deriva?
Osserviamo i pensieri, guardiamoli, dialoghiamoci. Ne troveremo giusta risposta al malessere del momento.
L’elleboro, anche chiamata “rosa di natale”, la si trova facilmente nella stagione invernale. Bella e profumata, ma con inganno velenosa. L’elleboro era considerato un rimedio per la cura delle malattie mentali, contro la follia. La mitologia greca, infatti, narra che Ercole guarì dalla pazzia grazie all’elleboro e che il pastore Melampo, curò la follia delle figlie di Preto e Argo con il latte delle capre che ne avevano mangiato le foglie. Con il passare dei secoli l’elleboro si diffuse come rimedio per la cura delle malattie cardiache, soprattutto senili. Tutte le parti della pianta, radici comprese, sono tossiche e altamente irritanti sia per l’uomo che per gli animali. L’ingestione o l’assunzione di foglie o fiori di elleboro possono causare patologie gravi e, in alcuni casi, indurre alla morte. Ad ogni modo, la scienza moderna ha confermato le proprietà narcotiche contenute nell’elleborina, il suo principio attivo.
In montagna bisogna stare sempre attenti a cosa si tocca, e sopratutto non leccatevi le dita dopo aver toccato una qualsiasi pianta o fiore.
Si è appena concluso un weekend ricco di emozioni, fatica e rilassamento.
È iniziato tutto con l’open day di Miricreo a Montesilvano, l’associazione che ha aperto le
sue porte per mostrare le attività e le zone artigianali.
La zona tessitura, la zona falegnameria, la tipografia con i caratteri mobili, il drum circle, il teatro e infine me, ma non per forza l’ultimo. Ho fatto attività esperienziali giocando tra movimento suono e corpo. Il corpo è un segno grafico.
La domenica è stata un pochino più impegnativa e molto faticosa a livello corporeo e anche mentale. Abbiamo allestito sui prati la possibilità per 180 bambini di disegnare liberamente o giocare con la creta, bambini liberi nelle loro espressioni.
La difficoltà maggiore è stata nel far comprendere ai genitori che creare non è per forza esternare un oggetto finito e che si può tranquillamente lavorare sui prati senza necessariamente avere banchi e attrezzi specifici.
“I bambini per terra si sporcano” questo mi sono sentito dire, per carità ognuno educa i figli come vuole e sicuramente è un riproporre quello che i genitori gli hanno insegnato, bisogna, però, imparare a cambiare le regole del gioco per portare benessere al proprio quotidiano. Siamo troppo selettivi e controlliamo in continuazione ogni cosa che ci circonda, in realtà bisogna farla accadere e di seguito gestire le emozioni in maniera armoniosa e non critica. Mi ricordo che quando ero piccolo giocavo nel fango, mi arrampicavo sugli alberi, giocavo con la fantasia inventavo e mamma non mi ha mai detto di non fare questo o quello, al massimo mi diceva di stare attento a non farmi male, ma anche lì, se mi faccio male la prossima volta saprò che dovrò stare attento. Le esperienze vanno vissute.
La fusione con la natura è fondamentale per tutti.
Comunque è stata un’esperienza molto interessante, arricchente faticosa sì, ma mi ha permesso appunto di osservare da un’altra angolazione comportamenti differenti per ogni tipo di persona. Ogni genitore ha avuto un comportamento completamente opposto o diverso dall’altro e questo lascia aperta ogni possibilità.
Il mio pomeriggio è proseguito nel lavorare in giardino a contatto con la natura mettendo in ordine il mio spazio esterno, e così mi sono messo a sistemare le mie rose e il mio orto.
I gatti come sempre sono ottimi giardinieri.
Ho concluso la giornata con il didgeridoo di Marco Ferrante, un suono che ha ripulito l’anima da tensioni, emozioni di questo periodo lavorando nel qui e ora in un contesto olistico familiare.
Ringrazio me e le persone che mi hanno accompagnato in questo weekend per le nuove esperienze e nuove possibilità lavorative.