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In questa rubrica esploro il mondo dell’Arteterapia attraverso i miei laboratori, esperienze personali, riflessioni sulle neuroscienze e ispirazioni legate all’universo espressivo e creativo.
La formazione non è solo ciò che ti viene insegnato, ma anche il modo in cui tu reagisci a quelle informazioni. Ho avuto la fortuna di incontrare docenti che mi hanno permesso di osservare un setting protetto e contenuto. Quel modello oggi mi accompagna ancora, anche quando lavoro in contesti molto diversi.
In corsia, ad esempio, il setting cambia completamente: diventa aperto, mobile, fatto di corridoi, stanze, letti affiancati. Lì porti il tuo contributo e la tua presenza, offrendo alle persone un attimo di tranquillità, uno spazio per riconoscere le proprie emozioni e ritrovare i propri valori interiori.
L’Arteterapia diventa così un kit da viaggio: ci metti dentro ciò che serve in quel momento, togli ciò che appesantisce, integri nuove risorse grazie alla formazione e all’esperienza. Perché, alla fine, formarsi significa proprio questo: integrare, trasformare, restare in movimento. Ed è il movimento che apre la strada a nuovi incontri e nuove possibilità.
È una scatola che contiene forme, colori e confini, ma lascia anche spazio a ciò che ancora non si conosce. Ed è proprio lì, in quello spazio aperto, che comincia il viaggio creativo.
Questo mese è dedicato all’atto di uscire allo scoperto. Come nella meditazione della Luna Piena, il verme risale dalle viscere della terra e si lascia illuminare. Anche il mio collage nasce da quel gesto: ho usato una mia vecchia foto — sì, ho avuto il coraggio di ritagliarla e trasformarla — ma puoi farlo anche con una semplice fotocopia. Attorno ho raccolto immagini da riviste: da un lato i ruderi, dall’altro la natura viva. La luna illumina tutto, perché anche ciò che fa male può essere portato alla luce e trasformato.
Il Rituale della Matriosca ci invita a riconoscere quale dei nostri corpi interiori sta bussando, chiedendo aria nuova. È un movimento sottile ma deciso: un corpo che vuole aprirsi, respirare, spingersi oltre la soglia della caverna. È un gesto che diventa immagine: uscire come un verme che risale dal sottosuolo, nudo ma vivo, carnoso, determinato a cercare una nuova luce e una nuova saggezza.
Uscire dalla caverna è un gesto antico, quasi primordiale. È come nascere di nuovo: lasciare il grembo che ci ha custodito per mesi, per anni, per vite intere. Ogni volta che attraversiamo una soglia, qualcosa in noi rinasce. Qualcosa si lascia vedere. Il mio collage nasce proprio da questa immagine: un corpo che emerge e si lascia illuminare dalla Luna Piena. La sua luce è immensa, quasi accecante, e proprio per questo rivela parti di noi che spesso restano nell’ombra. Mostrarsi alla luna è un atto di coraggio.
Il taccuino collage diventa così un viaggio introspettivo. Pagina dopo pagina puoi osservarti, ascoltarti, dare forma a un racconto personale che cresce insieme a te. È un modo per uscire dalla caverna senza fretta, con la delicatezza di chi sa che ogni rivelazione ha il suo tempo.
Nel canale Telegram trovi il rituale completo: spunti creativi, immagini, collage e piccole pratiche per attraversare la soglia con delicatezza, proprio come gli strati della Matriosca che si aprono uno alla volta. Ecco il link.
Questa luna porta molti nomi, ma io scelgo quello che vibra più vicino alla terra: la Luna del Verme, la luna in cui le viscere del suolo si muovono, si aprono, respirano, e preparano nuovi varchi per incontrare la luce. È il movimento silenzioso del possibile, il lavoro nascosto che precede ogni fioritura.
E in questa notte particolare, in cui la luna si tingerà anche di ombre — luna con eclissi, luna di sangue — l’invito è a lasciarti attraversare da ciò che emerge e da ciò che si oscura. Due forze che non si oppongono: si completano.
Per l’azione creativa, scegli i colori che per te parlano di terra che si apre, di sangue che pulsa, di cicatrici che diventano sentieri. Lascia che siano loro a guidarti, senza forzare nulla. Fidati della tua visione, della tua mano, del tuo ritmo.
🌀 A te, luna
A te, luna, che arrivi quando il cerchio chiama e il respiro si fa rotondo, quando la mano ricorda la strada del centro e il corpo si dispone all’ascolto.
Come un Mandala, non hai bisogno di essere inventato: ti presenti, ti mostri, ti compi.
Ti richiamo senza voce, solo con un gesto lento, con la disponibilità di chi apre le mani e lascia che qualcosa si posi. Tu sali dal fondo, dal luogo dove le forme dormono, e ti distendi piano, petalo dopo petalo, come un chiarore che non chiede permesso.
In te ritrovo la mia orbita, la mia misura, la mia ferita che diventa disegno. E ogni volta che ti traccio mi ricordi che il centro non è un punto, ma un ritorno.
A te, mandala vieni quando vuoi, vieni quando posso, vieni quando serve. Io ti riconoscerò dal modo in cui la mia mano si fa luna.
Il setting è lo scrigno che custodisce la qualità del lavoro creativo che l’utente va a svolgere. È compito del facilitatore far sì che tutto rimanga neutro, accogliente e privo di giudizio.
Mi capita spesso, per aggiornamento professionale, di partecipare come utente ai laboratori di altri colleghi. Da queste esperienze non traggo solo ispirazione per far fluire la mia creatività, ma anche preziosi spunti su ciò che funziona e ciò che, invece, non va riproposto.
Facilitare con rispetto
Di recente ho partecipato a diversi laboratori creativi come utente e in ognuno ho trovato qualità, certo, ma anche elementi che mi hanno fatto riflettere profondamente. Nel video ne descrivo alcuni: non sono gli unici, ma sono quelli che hanno risuonato di più rispetto a ciò che, secondo me, è importante evitare.
Per me è fondamentale la presenza di un facilitatore neutro, capace di scivolare dentro il setting con discrezione, quasi in trasparenza. Ultimamente, però, mi è capitato l’esatto opposto: facilitatori troppo presenti, giudicanti, con sguardi e posture che interferivano con l’inconscio e con il processo creativo dei partecipanti.
Il facilitatore è lì per guidarti e accompagnarti, affinché tu possa sentirti libero, accolto, abbracciato nel tuo processo.
Il suo ruolo è centrale, persino più del setting stesso. Esistono setting neutri e setting ricchi, a volte persino confusionali; sedute comode e altre meno; musiche piacevoli o sgradevoli. Ma il vero compito del facilitatore è trasformare tutto questo in un grembo capace di contenere le tue sensazioni.
Quando il facilitatore cade in piccoli giudizi, o arretra rispetto al materiale che lui stesso propone — ad esempio: “ti do questo, ma poi me lo riprendo” — si crea una frattura. Il facilitatore è il primo che deve essere onesto con sé stesso e con gli altri.
È un punto dentro di te che trattiene un’emozione, un ricordo, una sensazione. A volte ti blocca, altre volte ti orienta. È come un nodo nella memoria: può stringere… oppure diventare un punto da cui ripartire.
Ma esiste qualcosa di ancora più prezioso: la tua bussola interiore. Quella che non giudica, non trattiene, non costringe. Indica direzioni. Ti invita a muoverti. Ti ricorda che puoi scegliere come navigare nella tua storia.
In arteterapia lavoriamo proprio qui: sulla possibilità di sciogliere gli ancoraggi che non servono più e di crearne di nuovi, leggeri, vitali, gioiosi. Non si tratta di cancellare il passato, ma di trasformarlo. Di dargli forma con le mani, con i colori, con i materiali che parlano al corpo prima che alla mente.
A volte basta modellare l’argilla per sentire che qualcosa si allenta. A volte un gesto, un ricordo raccontato, un colore steso sulla carta diventa un nuovo punto di orientamento. Ogni persona ha il suo ritmo, il suo modo, la sua rotta.
Gli ancoraggi possono nascere anche dalla gioia: un profumo che ti calma, un colore che ti riporta al centro, un piccolo rituale che ti ricorda chi sei quando ti senti disperso. Sono segnali luminosi nella tua navigazione quotidiana.
Anche quando la memoria si fa fragile — come nella demenza — la memoria emotiva resta viva. Una foto, una melodia, un sorriso possono diventare fari che illuminano dall’interno. La creatività nutre ciò che rimane, ciò che ancora vibra.
Se senti il desiderio di creare il tuo ancoraggio di gioia, di ascoltare la tua bussola interiore e di ritrovare la tua rotta attraverso l’arte…
Esplora i miei percorsi online di arteterapia: poetici, pratici, trasformativi. Un invito a tornare a casa, dentro di te.
Puoi scoprire i miei percorsi di Arteterapia Emozionale on line, one to one o di gruppo su www.paolocipriani.art
Febbraio è un mese di soglia: sta tra l’inverno e la primavera, tra il ghiaccio e il primo calore. È un passaggio che prepara al germogliare, al mettere le prime foglie da quei semi piantati nel silenzio dell’inverno profondo. Febbraio apre una porta, e da questa immagine è nata l’idea di proporre due attività in cerchio. Ogni attività che propongo nasce per accompagnarti verso nuove soglie interiori: sono le stesse che ho attraversato anch’io, quando ho incontrato paure, incertezze, o parti di me che avevo solo sfiorato senza avere ancora il coraggio di guardarle davvero.
Cerchio di uomini e donne
Cerchio misto: L’anima gemella è dentro di te, con Paolo Maria Cipriani Artiterapeuta Centro Yoga Sole, Silvi, 11 Febbraio – 19:15 / 21:30
Un cerchio dedicato al tema dell’anima gemella. Non come figura esterna — non un uomo, non una donna — ma come una parte interna, spesso nascosta, che fatichi a incontrare. Una parte dolce, amorevole, che ti appartiene e che attende solo di essere riconosciuta.
Cerchio misto – L’anima gemella è dentro di te 📍 Centro Yoga Sole, Via Roma – Silvi 📅 11 febbraio, 19:15–21:30 📲 WhatsApp Paolo Maria: 375 597 3819
Cerchio Uomini: Fuoco trasformativo, dall’amaro al dolce di sé Iris Alaya Studio Olistico, Sirolo, 20 febbraio – 19:30 / 22:30
Un cerchio riservato agli uomini, in collaborazione con Marco Giovannini. Ti guideremo in un’attività pensata per trasformare il tuo fuoco interiore: dall’amaro al dolce. Perché ogni uomo custodisce una dolcezza profonda, anche quando non sa più come raggiungerla. Fragilità così belle da incontrare che diventa naturale creare una forma di abbraccio, un luogo, un tempio.
Uomini che si incontrano in cerchio per dare voce alle proprie parole, forma alla creatività, e spazio al fuoco interiore che chiede di essere ascoltato.
In uno spazio protetto e presente, la parola e l’argilla diventano strumenti di trasformazione: la paura si ammorbidisce, si fa dolcezza che incontra la forza, il radicamento espande il respiro, potenziando la Presenza.
Il fuoco trasformativo si accende quando scegli di incontrarti senza filtri. In quello sguardo diretto emergono le parti che frenano il tuo flusso creativo, ma è proprio lì — nel gesto che parla, nelle mani che modellano — che la paura si scioglie e cambia forma. Ciò che ti tratteneva diventa materia viva, pronta a trasformarsi in nuova espressione.
Cerchio Uomini – Fuoco trasformativo, dall’amaro al dolce di sé 📍 Iris Alaya Studio Olistico, Corso Italia 48 – Sirolo (AN) 📅 20 febbraio, 19:30–22:30 📲 WhatsApp Marco: 340 094 1767 📲 WhatsApp Paolo Maria: 375 597 3819
Paolo Maria Cipriani “Quando ho incontrato Marco, qualcosa in me ha subito risuonato: le vibrazioni della sua voce, la presenza del suo corpo, la gentilezza dei gesti. Il suo sguardo ha accolto ogni mia parola, sostenendola con cura, e mi ha accompagnato verso una porta che ancora attendeva di essere aperta.”
Marco Giovannini “Quando ho incontrato Paolo ho sentito un maschile capace di portare verità, e quindi cura. Quando è nata l’idea di una collaborazione ho detto subito sì, perché sentivo quanto forte pulsa al servizio il suo cuore.”
Ti aspettiamo. Paolo Maria & Marco
Per la luna piena di Febbraio ti invito a ascoltare il Rituale Creativo Audio