Vivi meglio oggi per un domani creativo

Come sarà la tua vita tra tre anni?


Da questo preciso momento, in cui puoi scegliere di far fluire la giornata con intenzione e presenza.
Ogni frammento del quotidiano può diventare spazio di Mindfulness creativa: un invito a rallentare, ascoltare, trasformare.

Attraverso i rituali creativi e l’arteterapia, ci addentriamo in una riflessione interiore fatta di colori, forme, linee, ma anche di sguardi, gesti, silenzi e movimento del corpo.
Sono pratiche che propongo sia in presenza che online, pensate per esplorare il proprio mondo interiore e coltivare calma, radicamento, tranquillità.

Ma non solo.
Queste esperienze ci aiutano anche a mettere in luce ciò che fa male, ciò che punge, ciò che disturba.
Perché è proprio lì, in quel punto di attrito, che spesso si nasconde la risorsa più potente.
La ferita può diventare soglia. Il fastidio, direzione.
E la creatività, il ponte per attraversare.

Arteterapia: il tetto come soglia simbolica

Sulla cima di un tetto, l’arteterapia si rivela nella sua natura più profonda: uno spazio sopraelevato, dove il quotidiano si fa lontano e l’orizzonte si apre. Qui, il gesto creativo non è solo espressione, ma anche ascolto. Scrutare l’orizzonte è l’atto di chi cerca senso, possibilità, futuro. Dialogare con le stelle è il privilegio di chi osa l’intuizione, il mistero, il simbolico. Restare, quieto, sotto la protezione del tetto, è il diritto di chi ha bisogno di contenimento, di silenzio, di tregua.

In arteterapia, il tetto non è solo rifugio: è soglia. È il luogo dove si può scegliere se guardare lontano o restare dentro. Dove il gesto può essere esplorazione o riposo. Dove ogni forma creata è una piccola stella, un segno, una traccia di sé.

Il tetto è anche il punto più alto della casa: lì si raccolgono le visioni, le intuizioni, le domande che non trovano risposta. E l’arteterapia, come pratica, offre proprio questo: uno spazio sicuro per salire, osservare, immaginare, e poi tornare giù, trasformati.

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Alchimia. Rituale. Trasformazione.

🎨 Arteterapia come gesto poetico

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Multitasking dentro, multitasking fuori

La mia mente corre.
Salta da un pensiero all’altro come una scheggia impazzita, affamata di stimoli, immagini, domande senza risposta.
Dentro di me è un continuo zapping mentale: pensieri che si accavallano, idee che si accendono e si spengono prima ancora di potersi realizzare.
Questo è il mio multitasking interiore.

Fuori, il mondo mi chiede lo stesso.
Fare tutto, e farlo in fretta.
Essere presente ovunque, in ogni ruolo, in ogni responsabilità.
Come se il caos dentro fosse solo un riflesso amplificato del rumore là fuori.

Ma cosa succede quando questi due mondi si toccano?
Quando il dentro e il fuori iniziano a parlarsi, a confrontarsi?
Quando l’arteterapia diventa il punto d’incontro tra i due?

Dal mio mondo ADHD e dalla condizione genetica Klinefelter, ho imparato a riconoscere i miei limiti non come ostacoli, ma come soglie.
Soglie che, una volta attraversate, aprono a nuove possibilità di pace con me stesso.

Mettere ordine fuori – tra oggetti, spazi, gesti – è il mio modo di chiarire dentro.
È un atto semplice, ma potente: mi aiuta a fluire con più leggerezza anche nel mio mondo frenetico, dove il pensiero corre e il cuore cerca quiete.

Ogni gesto di cura esterna diventa allora un invito a respirare, a rallentare, a riconoscere ciò che conta davvero.
Un piccolo rituale di chiarezza.
Un modo per migliorare: non per diventare perfetto, ma per stare meglio, con gentilezza.

Vivere Con Meraviglia

Cosa significa essere un bambino nel cuore?

Dai miei laboratori di Arteterapia con i Bambini

Essere un bambino nel cuore significa abitare il mondo con una coscienza che nasce dal gesto, non dalla parola. È accogliere l’esperienza prima che diventi pensiero, lasciando che il fare — disegnare, modellare, dipingere — parli al posto nostro. Il bambino nel cuore crea simboli: forme che raccontano emozioni, paure, desideri, senza bisogno di spiegazioni. Lui sa cosa sta disegnando, anche quando gli altri non lo comprendono.

Il bambino è profondamente spirituale, aperto all’intuizione. Percepisce, sente, coglie, ma non sempre sa nominare ciò che lo muove. È giovane, inesperto, e proprio per questo autentico: la sua coscienza è in costruzione, nutrita da gesti che precedono il pensiero.

In arteterapia, questa modalità espressiva è sacra. Il gesto creativo diventa linguaggio pre-razionale, un ponte tra l’invisibile e il visibile. Le immagini prodotte non sono semplici disegni: sono specchi simbolici, riflessi di un sé in formazione. Essere un bambino nel cuore significa esplorare questi riflessi con autenticità, senza giudizio, con la curiosità di chi non ha ancora imparato a temere.

Il bambino nel cuore non cammina da solo. Ha bisogno di uno sguardo che lo contenga, di un testimone che accolga le sue creazioni con cura. L’arteterapeuta diventa quel contenitore emotivo, uno spazio sicuro dove la coscienza può germogliare, sostenuta da fiducia e presenza.

Arteterapia nelle scuole dell’infanzia

In uno dei miei laboratori, la verticalità diventa strumento di esplorazione: il bambino si muove nello spazio, lo abita, lo definisce. Cammina, si alza, si orienta. Incontra gli altri, li sfiora, li evita, li cerca. Così costruisce i propri confini, ma li lascia permeabili. La verticalità non è solo postura: è relazione, direzione, possibilità. Il bambino si muove in molte direzioni, ma sempre in connessione con sé stesso. Non è egocentrico: è autentico, libero da preconcetti.

E poi, lentamente, il gesto si fa racconto. Il bambino comincia a narrarsi attraverso le proprie immagini, a dare forma a un’identità che non è rigida, ma in divenire. Essere un bambino nel cuore è questo: restare aperti alla trasformazione, abitare il processo, lasciare che la coscienza si costruisca attraverso il gioco, il simbolo, la relazione.

Il bambino del cuore è anche un adulto: uno che sa ascoltare i propri desideri, che non ha smesso di cercare, che ha imparato a vivere con meraviglia.

Ricordi che restano impressi

Quali grandi eventi storici ricorda?

Conservo nella memoria eventi storici, sia esterni che interni. In entrambi i casi, ci sono momenti che si imprimono con forza, quasi indelebili. Il nostro cervello tende a trattenere con particolare facilità gli eventi ad alto impatto emotivo, soprattutto quelli legati alla paura: quest’ultima si radica nella mente con una tenacia spesso maggiore rispetto alla gioia o alla felicità.

Uno degli episodi esterni che ricordo con estrema nitidezza è l’11 settembre 2001. Ricordo esattamente dove mi trovavo, con chi ero, come ero vestito. Ricordo i profumi, l’ambiente, e soprattutto l’emozione che mi attraversava in quel momento. È come se il tempo si fosse cristallizzato.

Un altro ricordo, questa volta interno, risale al 1994, durante un trasloco importante. Un viaggio in macchina da Bruxelles a Pescara. Ricordo ogni dettaglio: cosa ho mangiato, le tappe, le sensazioni lungo il tragitto. All’arrivo, mi fu comunicata una notizia dolorosa: un lutto in famiglia. Anche in questo caso, la memoria ha registrato tutto con precisione, come se il dolore avesse inciso ogni dettaglio nella mia coscienza.

La mente umana ha questa capacità: memorizza con facilità ciò che ci tocca profondamente, che sia vissuto in prima persona o indirettamente, soprattutto se accompagnato da angoscia, paura o tristezza.

L’arteterapia e il tempo presente

L’arteterapia non si occupa di elaborare traumi in senso clinico, ma lavora nel qui e ora. Si concentra su ciò che emerge nel presente: emozioni, pensieri, eventi recenti. Anche gli aspetti meno piacevoli trovano spazio, ma sempre a partire da ciò che è vivo oggi.

Non si va a scavare nel passato in modo diretto o analitico. Tuttavia, attraverso il segno grafico, la forma, il gesto creativo, possono affiorare memorie, immagini, sensazioni che raccontano chi siamo oggi. E in quel racconto, a volte, si riflette anche ciò che è stato.

Non ascoltarsi è un grande rischio.

Qual è il rischio più grande che avresti corso, ma non sei stato in grado di farlo?

Ci sono momenti in cui ti smarrisci, in cui ciò che un tempo ti dava certezze ora ti appare estraneo. Ma non è una fine: è un inizio. È il segnale che la tua anima si sta espandendo, che la vita ti invita a lasciare andare ciò che non risuona più con la tua verità.

Questo non è caos: è un richiamo. Un invito a fidarti del flusso, ad abbracciare la metamorfosi, a ricordare chi sei davvero sotto ogni maschera.

Ascolta il silenzio. Accogli il disagio. Perché proprio lì, dove non ti senti più a casa, la tua anima sta preparando il terreno per il suo nuovo spazio. Uno spazio più autentico, più libero, più tuo.

Play with numbers

Nel mese di giugno  ho visitato il giardino dei tarocchi  è mi ha colpito in particolare una colonna fatta con i numeri, ed ho pensato subito al film di Peter Grenawey Giochi nellacqua (Drowning by Numbers) è un film del 1988.

Leggi post Qui – il Giardino dei Tarocchi

Da quel momento mi ronzavano in mente numeri, disegnavo spesso nei miei taccuini di studio numeri come ad esempio l’8 che rappresenta l’infinito, la continuità. I taccuini colori, emozioni. Infatti ho iniziato nel mese di aprile a creare dei taccuini, ogni pagina colori e gesti diversi. Poi ho deciso di farne uno in particolare utilizzando le piume che rappresentano la leggerezza e i sassi la pesantezza, ma anche la forza, così nasce il mio slogan: 

Leggero come una piuma, forte come una roccia.

Ho iniziato a utilizzare nuovi colori, nuovi gesti, nuove sfumature. Quindi il taccuino serve a schiarirsi le idee, e sperimentare. A forza di disegnare, formavo un 8, a volte uno zero, altre volte il 9… poi una mattina ho iniziato a pensare ai numeri come filosofia. Infatti spesso faccio caso all’ora, un numero di telefono come il mio ad esempio, numeri molto particolari uno richiama l’altro: 136 inizia così, è un numero telefonico che mi piace molto che mi accompagna da almeno 15 anni. 

Mi sono sempre incuriosito ai numeri e così ho deciso di creare un mega taccuino 30×40, ispirandomi principalmente alla Numerologia, si perché ogni numero ha un proprio significato. I singoli numeri hanno un significato e poi accoppiandoli rafforzano la loro espressione in qualcosa di magico. Il mega taccuino l’ho chiamo Play with numbers (giocare con i numeri) ne ho disegnati meno di 10 ad oggi, ma il mio obiettivo e farne 100, da zero a 100. Sarà un lavoro senza tempo, senza fretta. Quando ho intenzione di portare avanti il lavoro, mi guardo il foglio e scelgo il numero non per sequenza numerica, ma per istinto, emozione, empatia con me stesso. La mano scivola sul foglio generando il numero, solo dopo aver completato l’opera guardo il significato. 

Ogni volta che ho disegnato un numero mi sono stupito del significato, che rappresenta esattamente l’emozione del momento. 

Fare una sintesi su un numero è un impresa molto elaborata, bisogna capire, in che situazione la cifra appare, e lo stato d’animo dell’individuo. L’esoterismo è lo studio interiore della persona, infatti Esoterismo vuol dire occulto, nascosto. 

Vi accenno in sintesi il numero 0 e 100 di come l’ho interpretato per me, sono i due numeri che aprono  e chiudono il mio Taccuino, ripeto libro personale di studio, colore, tecnica e scienza numerica: Play with numbers.

zero: Vedere il numero zero ovunque ti da speranza e fede di non essere solo gli angeli ti stanno trasmettendo un messaggio che il regno spirituale è sempre al tuo fianco anche quando ti sbagli. Vivendo sulla terra ti sentirai solo molte volte nel tuo stato fisico ma l’influenza di Dio nella tua vita ti renderà integro e sicuro.

100: Se ascolti il messaggio che i due angeli ti stanno inviando svilupperai il tuo sesto senso e sarà in grado di percepire molte cose nella tua vita il 100 ti ricorda di agire e di seguire i tuoi buoni sentimenti dovresti ascoltare la tua intuizione eliminare tutti i pensieri negativi della tua testa non dovresti lasciare che le tue emozioni o pensieri negativi ti facciano rinunciare i tuoi obiettivi dovresti percorrere il tuo cammino spirituale senza paure.

Come vedete sono esempi molto sintetici, invece è importante sapere che ad ognuno di noi il significato è completamente diverso e molto più ampio.

A Presto Paolo

25 anni di Dialoghi

Su cosa hai lavorato?

Un elettrodomestico ti ascolta sempre, e si esprime in suoni, vibrazioni, gesti ripetuti.

Diventa parte di te, fedele.

Mi hai accompagnato per più di vent’anni.

Ti ho vista nuotare nelle fogne,

quando la casa a Montesilvano si allagava.

Ti ho vista lavare il sudore e la salsedine,

accarezzare il tessuto con l’acqua,

accudire i vestiti di mamma con cura e costanza.

Non sei mai stata solo un oggetto.

Sei stata dialogo e memoria,

il tuo girare era danza,

la schiuma—soffice, vaporosa—una carezza.

Sei stata supporto,

eccentrica nelle posizioni, vibrante nella presenza.

Sei stata ordine, pulizia, continuità.

Un frammento di famiglia,

25 anni di dialoghi

di profumi, di ricordi.

Sei andata via in una giornata di sole e leggerezza.

Ora parlerò con Candy per nuove fantasie.