Il mese di settembre è un mese particolare, si progetta, si pianifica il lavoro annuale, si danno delle scadenze anche a lungo termine. Il campo dell’arte non è così diverso da un lavoro tradizionale, inoltre ci sono anche gli obiettivi personali, il quotidiano, la casa…
Mi sono creato una lista delle attività che ho iniziato nel corso dell’anno, compresi gli imprevisti piacevoli nati durante il lockdawn. Ho quindi dato priorità a tutto quello che mi circonda: lo studio dei colori legati alla creatività; il nuovo corso di Arte terapia; la ricerca interiore attraverso la pittura, lo sport, i podcast, etc… tutte attività molto importanti per la crescita personale, e per la condivisione di nuove conoscenze.
Una lista carica di tanti impegni è ho voluto snellire per poter completare e portare a termine ogni obiettivo, dando priorità a tutte le attività anche quelle più recenti. Per evitare lavori poco precisi e disordinati ho pensato di pubblicare un podcast al mese, invece di una volta la settimana.
Insomma come si dice nei detti popolari
“mettere troppa carne nel fuoco “
“voler fare più di quanto si sia in grado”
E’ stata una scelta ponderata, sapendo che ci sono stati feedback positivi da parte vostra, avete ascoltato con curiosità dandomi consigli e suggerimenti. Questo lavoro mi ha insegnato molto, su opere d’arte, Artisti, colori, tecniche ed è stato bello condividerlo con voi.
Ho aperto una nuova pagina su Instagram, Paolo dans la cuisine, si differenzia dalla pagina d’arte, delle opere e la creatività semplicemente per parlare del quotidiano, di cosa mangio e e come vivo dando suggerimenti su come migliorare la propria giornata… La cucina è il punto dove si passano più ore nell’arco della giornata, la colazione, il pranzo la cena, uno spuntino, e tante altre cose… a volte sto in cucina a fare una telefonata, mentre controllo la cottura della pietanza… La cucina è il centro di controllo della quotidianità.
Cucino da quando ho 10 anni, diciamo che sperimento… e abbino… mi piace abbinare colori e sapori… Uso principalmente alimenti di stagione e bio se possibile, ma non mi fisso su questa idea, rispetto le scelte degli altri orientamenti, vegani, vegetariani, fruttaioli, io al contrario mangio tutto… Non c’è una cosa che non mi piace, cotto o crudo, ecco si una cosa non la mangio perché sono allergico… il Popone o melone. Ne ho mangiati talmente tanti con il porto: tagliandolo in due togliendo i semi, utilizzando la conca che si crea versandoci il porto, e poi con il cucchiaino assaporare il frutto… l’abuso mi ha portato a non tollerarlo più fino al giorno che stavo restando senza fiato, soffocato dal gusto polposo del frutto.
Molti dietologi consigliano di fare un piatto unico, l’occhio dicono deve avere tutto davanti a se, sarà per abitudine ma io preferisco avere più pietanze davanti… Non dico primo secondo contorno e frutta… anzi la frutta la mangio solo alle merende, ma più varietà di cibo… tanti piccoli contorni… oltre il piatto principale.
Le diverse pietanze ad ogni pasto, i diversi colori mi danno armonia…
Mi capita anche di mangiare una cosa sola ad esempio un riso basmati e degli affettati, questa opzione mi capita solo se a cena sono solo… E’ importante però cucinare per se stessi, ma lo sappiamo non lo fa nessuno.
Amo le spezie ma ultimamente le uso poco… Le uso poco perché sono di dubbia provenienza, e chissà realmente quante proprietà di origine hanno. Ad esempio lo zenzero… quanto ha viaggiato? Da dove viene? Cosa ne rimane dei suoi benefici?
Ogni tanto lo uso nelle tisane, fredde e calde… uso anche l’olio essenziale della spezia: Zenzero, rosmarino, limone… non le uso solo in cucina, ne faccio uso anche per il corpo, come integratore alimentare diluito in olio di mandorle per farlo assorbire meglio dal corpo… Al posto delle spezie esotiche uso le spezie locali, colorate, e gustose come la menta. Questa spezia oltre che per gli aperitivi in compagnia la uso per cucinare, ha molti benefici, uno dei tanti aiuta la concentrazione e ti dona energia.
La menta è diventata l’essenza delle mie giornate nella quotidianità.
Marmellata di More e menta, la ricetta la trovi sul profilo Instagram.
Uso molto l’aglio di Sulmona è meno indigesto del tradizionale, aiuta la circolazione, si usa per chi ha il colesterolo alto etc… Insomma anche noi in Italia abbiamo una quantità svariata di spezie da far invidiare il resto del mondo. Usiamole.
In cucina come nell’arte la strada è fatta di conoscenza dei sapori e dei colori.
Mille idee, la testa prende fuoco, si accumula di emozioni, di conoscenza. Man mano che prendi decisioni si libera una parte, e la rioccupi subito con altre informazioni.
Prendere una decisione non è facile, una volta presa ti sentirai leggero. Non ci sono decisioni giuste o sbagliate, è solo un percorso di vita. Una strada.
Sole e Vento, Acquarelli, pastelli a olio, china su carta – 50×70 – anno 2020
Dipingo per spensierarmi, usando tecniche diverse, dalle più semplici alle più complesse. Complesse non tanto per la tecnica in sé, ma per il tipo di focalizzazione necessaria, poiché in ogni gesto devo prestare massima attenzione a lasciare intatta la parte che non voglio colorare. Come in un mantra, come una pratica meditativa, cerchi o quadrati si ripetono. Dipingere diventa un po’ come meditare a occhi aperti, quasi come lasciarsi trasportare dalla matita, dal colore o dalla spatola. Non penso molto a quello che faccio, per cui sono le emozioni del momento a guidarmi. Se penso troppo infatti, il risultato è diverso da come me lo sono immaginato, sia nella forma che nel colore. La progettazione per me sta è tutta nel prodotto finito. Il risultato non deve essere il prodotto materiale, ma quello di far trovare un senso all’osservatore, aiutandolo a costruirlo attraverso spunti interpretativi, quali un titolo, un testo.
Il disegno figurativo non è il mio forte, solo attraverso la spensieratezza e l’istinto riesco a dare il meglio di me. Mi lascio trasportare dalla musica, della più varia dalla classica al Metal, dal mio umore del momento.
Proprio Edward Hopper dice “ La parte migliore di me esce fuori quando mi metto ad improvvisare!”
Prima di iniziare un nuovo lavoro, riordino il tavolo, scelgo i colori e i pennelli che desidero usare, anche se poi non sempre li uso tutti; anzi, mentre disegno decido di cambiare attrezzi. Dopo aver riordinato scelgo il supporto, tela, carta, quaderno. In questi giorni sto sperimentando nuovi colori, nuove tecniche e ho voluto allargarmi su supporti di grande scala usando quindi fogli di grandi dimensioni. L’idea di spaziare su grande formato in questo momento mi trasmette armonia e luminosità, e non l’ansia del dover riempire come una volta.
Ho voluto immortalare con un video la creazione dell’opera, che poi non è niente di nuovo, né per me e forse neanche per voi. E’ semplicemente un modo per annotare i gesti, come un quaderno degli appunti. E’ un po’ come lasciare la traccia delle proprie tecniche, come fa un farmacista o un cuoco che trascrive le sue ricette e le conserva in un cassetto pronte per esser lette.
Ho creato “SOLE e VENTO” (50 cm x 70 cm) utilizzando pastelli a olio, china e acquarelli. E’ qualcosa di completamente nuovo, mai fatto prima, Sperimentare in questo periodo mi ha aperto nuove finestre, nuove immaginazioni. Ascoltare e guardare altre persone che in qualche modo fanno lo stesso percorso che sto facendo, e non parlo soltanto di percorso interiore, ma di percorso d’immaginazione, di trasmettere emozioni attraverso le proprie creazioni, pittura, musica, teatro, mi sta aprendo a nuove finestre, spingendomi a sperimentare il “nuovo”, giorno dopo giorno, con passi in avanti e ogni tanto passetti indietro, spingendomi oltre i miei limiti.
Spesso sento dire: non devi dimostrare niente a nessuno! Certo che no! Voglio dimostrare a me stesso, che i limiti sono nella testa. Non c’è limite all’immaginazione, alla tecnica, allo sperimentare.
Giorno dopo giorno supero i miei limiti, le paure, la pigrizia e trasformo tutto in armonia con me stesso che poi si riversa sul mondo intero.
Bisogna metterci la faccia e se ti rendi conto che hai fatto una stupidagine, il passo dopo sarà più sicuro e determinato.
Ultimo appuntamento del Podcast PILLOLE D’arte con La metamorfosi di Narciso – Salvador Dalì.
Quel Narciso che è dentro di noi, che si specchia su di esso, senza confrontarsi con gli altri. Questo mese ho girovagato, ho scoperto cose nuove, nuove persone, nuova arte. Confrontarsi è importante, sono una persona curiosa da sempre, non sempre mi sono confrontato, messo in discussione. Questi mesi sono stati difficili per tutti, per molti sono stati di aiuto, analizzarsi e studiarsi dentro captando nuove emozioni, idee, progetti. Come sapete ho partecipato a una collettiva a Roma, portando nuovi e freschi lavori. Nuove idee, nuovi colori. È stato emozionante vedere le opere accanto alle persone, poche persone per via delle restrizioni, guardare e osservare i loro sguardi puntati verso le sfumature e le impronte della natura da me riprodotte. Vi dico grazie, con le vostre domande e riflessioni potrò continuare questo fantastico viaggio chiamato ARTE.
Amo i cimiteri, sin dai tempi in cui vivevo a Bruxelles, andavo spesso, per leggere, pensare o non pensare, osservare, le tombe maestose sculture a cielo aperto, sopratutto a Parigi, come ad esempio il Montparnasse con tombe dei più grandi poeti e artisti ad esempio Baudelaire, cimiteri ampi e a volte innevati. Ad ogni viaggio è la mia tappa fissa, più di un museo, più di di una passeggiata. Mi lascio ispirare a un disegno, alle parole, mi lascio trasportare dal silenzio e passeggiare per i viali su pendii di collina guardando i cipressi che s’innalzano verso il cielo. La maestosità di questo albero mi fa pensare a un pennello, che dipinge il cielo: le emozioni tristi vengono sfumate dal tocco dell’artista, sotto il cielo maestoso. Guardandoli tutti insieme sembrano dita di una mano, che vogliono toccare il cielo, il cipresso è il simbolo dei cimiteri, le loro radici entrano verticali nel cuore della terra, così facendo non alzano le tombe, non disturbano la quiete dei non viventi.
Le radici entrano nella profondità della terra, dando la sensazione del radicamento, della concretezza della nostra vita terrena rispetto alla cima che s’innalza verso il cielo liberando l’anima verso la vita eterna.
Quando passeggi tra di loro senti forte l’odore dell’olio essenziale e del suo profumo. La sua essenza si usa per diversi aspetti: olistici, curativi e meditativi. Infatti l’olio essenziale aiuta il trapasso dalla terra al cielo, dalla vita alla morte, aiuta l’anima a lasciare la casa, il corpo, per raggiungere gli strati più alti della vita eterna. L’olio essenziale di cupressus sempervirens Ha molti benefici, aiuta la concentrazione, affievolisce l’ansia, allevia il pianto incontrollato, rafforza l’autostima, si usa per i reumatismi, le vene varicose, tosse, aiuta alla socializzazione, insomma una serie di caratteristiche per l’amor proprio. Ecco quindi l’albero oltre alla praticità delle sue radici ha scopi meditativi per rilassare l’animadel defunto e chi lo accompagna.
Il cimitero più bello che ho visitato si trova a Rabat, Marocco, tombe bianche, senza cipressi ne croci, qualche sasso uno sopra l’altro, in collina che affaccia sull’oceano atlantico al tramonto è molto suggestivo, il tiepido vento del mare che accarezza i defunti.
Amen
Disegno Paolo Cipriani ispirato dal cimitero di Trespiano, Firenze.
Quando ero piccolo vivevo con mia madre a Montesilvano , un paese di pescatori e contadini. Mio Padre lavorava a Roma, era un impiegato, aveva delle responsabilità e il suo lavoro era diverso dal lavoro manuale degli abitanti del paese in cui vivevo. Ci guardavano con occhi diversi. I forestieri borghesi, con una macchina, una casa di proprietà e vestiti sempre a modo.
Molti miei compagni di gioco avevano le stesse scarpe per anni o per tutta la stagione, invece io ero quello che andava scalzo in estate, ma durante l’anno ero anche quello che aveva vestiti buoni, giochi e vacanze.
Mio padre veniva a trovarci ogni fine settimana e, ad ogni sua visita, ricevevo in dono un regalo e ricordo ancora quel giorno in cui arrivò con un plastico enorme di trenini. Bellissimo. Ero una scimmia impazzita. Avevo appena 8 anni, e i giocattoli vecchi li donavo ai miei amici. Giocavo molto anche con la fantasia, immaginavo extra terrestri che mi venivano a prendere, giocavo pensando di andare a Roma in macchina o in treno, sì Roma, la città dove vivevano mio padre e le mie sorelle.
Sono sempre stato altruista sin da piccolo. Quando non avevo giochi miei da dare, andavo in cartoleria e compravo, a credito colori, quaderni, giochi, caramelle, quello che la testa mi diceva in quel momento di regalare. Mia madre si disperava…
Ora che sono grande pensate che mi sia passata? A volte mi privo di qualcosa per donarlo volentieri ad altri. Sono sempre stato generoso anche con me stesso.
Nella sfera affettiva probabilmente non sono stato sempre magnanimo, ma col tempo miglioro.
A inizio quarantena ho creato le cartoline, un modo per rimanere in contatto con le persone che ami, a cui vuoi bene, a cui vuoi scrivere in maniera indelebile un pensiero, qualunque esso sia. Ora che siamo alla fine del tunnel e vediamo finalmente un po’ di luce, c’è stata un’ evoluzione delle cartoline, ma sopratutto ho creato LIBROS, dove la S sta per spensieratezza. Il titolo del libretto è “Guardare con Altri Occhi”. Sono 48 pagine, 12 illustrazioni e 12 parole buttate a caso, parole positive e incoraggianti, parole che emozionano. Libros verrà dato in dono a chi acquista le cartoline perchè è un mio modo per omaggiare ma sopratutto per condividere sensazioni.
L’idea è nata a caso ispirandomi mentre disegnavo. A volte le idee migliori arrivano quando meno te lo aspetti, e non stai lì a rimuginare o a cercare di creare. Penso che anche ai migliori della pubblicità del marketing si accenda la lampadina con l’idea mentre stanno facendo tutt’altro. Ecco, il disegno mi ha portato a creare questo libretto. Mentre disegnavo senza pensare, usando la spensieratezza, mi sono ritrovato con la casa piena di libricini le cui pagine, svolazzando, asciugavano il colore. Ne ho stampati solo 26, una serie limitata.
Ho usato pochi colori, rispetto al mio solito, massimo 2 colori per stampa ed è stato bellissimo vedere le sfumature di colori che s’intrecciano. La tecnica dell’impronta è sempre la stessa, una foglia, una conchiglia, una piuma, un puzzle. Il puzzle non si riempirà mai perchè siamo sempre pronti ad acquisire nuove consapevolezze, nuove possibilità e questo vale per tutto, non solo per l’arte, ma anche per chi insegna l’ Amore, per chi guida con un Joystick, per chi cammina su un piede solo. Ognuno ha la sua forza e c’è chi sa utilizzarla e chi meno.
Io non sono certo di saper utilizzare la mia forza perchè sono persona umile, semplice, che si ispira sempre a qualcosa o a qualcuno. Ma quello che so è che lo faccio con il cuore.
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Questa tela è stata realizzata durante una diretta su Instagram/Facebook. Ho utilizzato preparati vinilici con pigmenti, ocra e rosso e il colore oro e qualche spolverata di polvere di caffè. La scelta dei colori è stata casuale, essendo bendato non sapevo cosa stessi usando. Ho fatto questo esercizio partendo dal Setting terapeutico, usato in Arte terapia. L’esercizio si sviluppa in 3 fasi:
La prima fase consiste nel preparare il materiale su un tavolo, materiale che si pensa di utilizzare, nel mio caso avevo sistemato il tavolo con un ricco assortimento di colori, polvere di caffè, foglie e fiori che abitualmente uso e rilasciano pigmenti naturali o con una lieve pressione sulle loro venature. Per l’esercizio basta un foglio, una matita e una penna o pennarello.
La seconda fase consiste nel lasciarci trasportare dalle emozioni, chiudendo gli occhi per qualche minuto, lo si può fare in silenzio o con della musica, l’importante è togliere le distrazioni come telefono, tv… consiglio di mettere un timer, la percezione del tempo e dello spazio è completamente assorbita dal buio, e quindi i tempi sembrano diluiti.Se pensi di aver disegnato per 10 minuti, molto probabilmente è passato appena 1 minuto. Quindi ad occhi chiusi lascia scorrere la mano, la matita rilascerà segni astratti, pui pensare a qualcosa se vuoi, una persona, un paesaggio, un animale, o puoi semplicemente non pensare a nulla e lasciarti andare…
La terza fase è quella razionale, apri gli occhi e con stupore guardi il tuo scarabocchio e cerchi di capire quali sono le parti che vuoi far emergere… infatti con la penna o il pennarello definisci il disegno, quindi dovrai contornare i bordi e le parti che vuoi far emergere. Alla fine di questa fase, puoi aggiungere colori o lasciare in bianco e nero, aggiungi la data e metti da parte.
Il disegno non ha importanza, il bello e il brutto non esistono. Se fai questo esercizio 10 minuti tutti i giorni, vedrai a mano a mano consapevolezze diverse, a volte ti porta a risolvere enigmi legati al lavoro, ai sentimenti, o dubbi in generale, questo perché attraverso il disegno fai emergere gesti che a volte ti portano a dei significati, delle parole, e dalla parola ne trai il frutto, ovvero una frase che si può trasformare in una azione. Dipingere bendato è completamente diverso dal disegno, allo stesso modo è molto potente. L’idea di disegnare bendato, fa emergere emozioni, suoni, tatto, gusto, olfatto, i sensi insomma. Ho scelto di dipingere su tele unite, ogni tela è il nostro occhio fisico, messe insieme ti danno una prospettiva definita e chiara. A volte però quello che vediamo non corrisponde alla realtà perché non sappiamo guardare con altri occhi. Guardare con altri occhi, immergersi nell’inconscio più profondo che ognuno di noi ha. L’inconscio è quella parte di noi dove le emozioni sono state rimosse o accantonate, dimenticate… A volte sono emozioni belle, a volte meno belle, pronte a disturbarci, ma solo attraverso l’accettazione si risolvono i problemi più intrinsechi. Io disegno poco, preferisco distribuire sul supporto, carta o tela, colori diversi, imprimere impronte di materiale organico come accennavo prima foglie o fiori. Questo esercizio mi ha permesso di accettare la mia natura, la mia “diversità” legata al cromosoma in più che per anni mi ha condizionato il quotidiano. Attraverso la pittura, con le foglie ho capito che ognuno di noi è unico a se stesso, e nelle difficoltà si può migliorare. Quindi dipingere o disegnare è stata la chiave per capire e migliorare il percorso. Quest’opera la voglio vendere e il ricavato darlo alle associazioni che si occupano di malattie genetiche… nello specifico, Sindrome di Klinefelter.