Simbolismo

Il simbolo non spiega nulla, ma fiuta l’intuizione di un significato oscuro che nessuna parola o lingua potrebbe esprimere in modo adeguato.

“Studiate il monocorde e scoprirete i segreti dell’Universo” amava dire Pitagora, uno dei protagonisti della Scuola di Atene di Raffaello. L’Urbinate raffigura in questo affresco i massimi pensatori del passato, caratterizzati tutti da un oggetto stretto tra le mani, un atteggiamento, un particolare dell’abbigliamento ed altri piccoli dettagli che permettono di stabilirne l’identità.

PODCAST DI DICEMBRE

Tra di essi vi è una figura – seduta nell’angolo sinistro della scalinata – intenta a scrivere mentre un discepolo sostiene una piccola lavagna sulla quale sono tracciati alcuni segni. Si tratta appunto di Pitagora, ricordato qui per le sue intuizioni filosofico-matematico-musicali.

Pitagora aveva sviluppato infatti una teoria cosmogonica fondata sul concetto di armonia nel rapporto tra i numeri e gli accordi: una speculazione originata dall’analisi del suono ottenuto dalla vibrazione del filo di un monocorde. Pizzicando una corda divisa in due frazioni si poteva ottenere una nota di un’ottava superiore – in un rapporto 2:1 – rispetto a quando la si faceva vibrare per intera; dividendola in tre o più parti, la correlazione cresceva proporzionalmente. Da queste riflessioni nasce lo schema che il filosofo è intento a vagliare nell’affresco di Raffaello.

Per Pitagora l’Universo, assimilabile ad un monocorde, sarebbe costituito da un filo ininterrotto in grado di collegare la sfera celeste a quella terrestre e, ogni singola vibrazione produrrebbe diversi effetti sulla realtà: emanazioni comprensibili solo a patto che si analizzino con scrupolo gli intervalli sonori del “monocorde terrestre”, inteso come strumento musicale, e si applichino le risultanze al “monocorde cosmico”.

Raffaello aveva intuito la grandezza di questa rivelazione ponendola, per importanza, al di sopra di tutti gli altri studi di Pitagora e riconducendola di proposito ad emblema dell’erudito pensatore.

Non solo. I numeri identificano, come sottolineò lo psicoanalista Carl Gustav Jung, degli Archetipi, ovvero simboli universali con particolari valenze energetiche e un ruolo attivo nell’ambito della cosiddetta Unità. In poche parole non sono semplici quantità aritmetiche, ma corrispondono a specifici simboli, se non addirittura, come sosteneva Pitagora, a suoni, lettere e pianeti, determinando il ritmo dell’universo. Il numero non apparterrebbe quindi al piano fisico ma a quello spirituale e dipenderebbe da leggi tutte sue di costruzione ed evoluzione. Avrebbe inoltre qualità specifiche che dipendono dalla sua collocazione in natura. Oltre a Pitagora e a Jung, anche Sant’Agostino si interessò molto ai numeri, definendoli

il linguaggio universale offerto dalle divinità agli umani come riconferma della verità“.

Con questa  premessa mi voglio addentrare nel mondo della numerologia.  I Numeri mi girano attorno da sempre, fin dai tempi in cui mia madre raccoglieva nella sua libreria  testi su temi olistici e non solo: Sai Baba, Yogananda, numeri, astrologia ed organizzava incontri e seminari trattando argomenti complessi, ma antichi. 

Mi sono incuriosito su questi argomenti, ma allo stesso tempo mi allontanavo, nel senso che in quel periodo i miei obiettivi erano altri. 

Nell’ultimo decennio ho riportato all’attenzione questi temi attraverso il colore e l’arte. Pensavo che il colore fosse l’emozione più vicina all’arte, ma per certi aspetti mi sbagliavo. Infatti in questi anni ho visto che la musica e l’elaborazione del pensiero attraverso lo studio dei numeri portano delle risposte. Anche il colore è uno studio ricco di significati. Come già detto in un altro podcast, le vibrazioni che emanano i colori possono trasmettere allegria quanto depressione. Questo accade anche nell’ascolto di un brano musicale le cui vibrazioni fanno emergere emozioni e pensieri. 

I podcast e gli articoli sul blog saranno l’inizio di questo nuovo studio su Colore, musica, numeri e arte che si fondono per costruire qualcosa di nuovo e sorprendente. 

Il giardino dei tarocchi che si trova a Capalbio, di cui ho già parlato in un post sul mio blog, mi ha influenzato. I numeri e le lettere che troviamo al suo interno mi hanno spinto a documentarmi su questo studio. 

Partendo da questo stimolo ho iniziato un taccuino gigante chiamato “L’albero dei Numeri” in cui dipingo numeri da zero a cento. Ho iniziato proprio con questi due che aprono e chiudono il taccuino, poi ho aggiunto l’8, numero importante che indica l’infinito. 

Attualmente ne ho disegnati una quindicina, mi preparo il foglio e mi lascio andare alle emozioni. Al numero che esce attribuisco un significato personale e poi aggiungo il significato che trovo in diversi libri. 

Sono sempre rimasto sorpreso dal significato che ne scaturisce.

Ogni numero ci parla come se qualcuno ci stesse suggerendo qualcosa da intraprendere o elaborare non solo sul piano artistico, ma anche comunicativo. 

La numerologia, infatti, è uno studio esoterico basato sui numeri. Esistono anche i tarocchi, le date di nascita, i pianeti, ll colore e la sua corrispondenza. Il risultato è sempre sul bene della persona, e fa sì che gli strumenti dati o le informazioni ricevute indichino la strada a chi riceve tali indicazioni.

Nelle date di nascita io, ad esempio, sono nato il 31 marzo 68. Il numero che esce per primo deriva da 3+1=4, i mesi che hanno 31 giorni sono 7, marzo equivale al 3, e poi abbiamo il 6 e l’8. Numeri stupendi! Ma se li vediamo nel dettaglio ognuno è opposto all’altro, ovvero ognuno indica una via diversa. Quindi poi sta al pensiero individuale indirizzare le capacità, la perseveranza, lo studio o il lavoro.

Lasciar perdere non è sempre una cattiva idea.

Condivido in pieno! Spesso lascio andar via un progetto, un pensiero, pur essendo per me molto importante, per concedere spazio a una nuova energia! Piantare delle radici o curiosare altrove per me è fonte di ricchezza culturale. 

Come dicevo, ogni numero ha un significato preciso e dettagliato. Capita a tutti di guardare l’ora in un momento specifico in cui le lancette segnano la sequenza numerica, 12:12, 07:07 e così via. Anche il 12:21 è un numero particolare. Può anche capitare che insieme all’orario, il giorno corrisponda allo stesso numero: 12:12 del 12 dicembre. Faccio sempre caso a questi numeri e cerco di trovare la risposta non solo nel numero specifico, ma anche sommandone le cifre. Quindi 12:12 diventa 3 e poi 6. Il sei è un numero importante, ma niente toglie al tre e al 12. Insomma ogni numero ha qualcosa da dirci. 

Il 6 è l’energia che ti circonda…lasciati avvolgere!

Il 12 insegna che ogni rapporto è un impegno, una missione. 

Ci sono tanti libri che parlano di queste cose, molti sottolineano il messaggio dell’ angelo custode, le pietre corrispondenti, il colore, il vizio… ogni singolo elemento vuole trasmettere un messaggio. Anche il nostro inconscio tira fuori qualcosa. Ultimamente mi capitava spesso di vedere il numero 2 sia sotto forma di orario che in altre immagini.

Il 2 è la dualità tra me e me. Bianco e nero, gli opposti insomma. Mi si è aperto un mondo su questo argomento che sto trovando spesso in varie discipline sia di studio che ludiche. 

Ho dato vita a un nuovo lavoro, un mega taccuino ispirato alla numerologia. Ogni pagina contiene un numero da zero a 100. Da un lato c’è il disegno e dall’altro il mio significato e poi una spiegazione tratta da libri vari. Nella numerologia i numeri studiati vanno da 1 a 9 e le sequenze sono  11; 22; 33; 44. Nel mio taccuino amplio il concetto descrivendo tutti i numeri fino a 100. Ogni emozione subisce un’ interpretazione. 

Il primo numero disegnato è stato l’8, poi lo zero e il terzo numero il 100. Da qui ogni volta che volevo disegnare il numero 2 i miei pensieri erano contrastanti e in lotta tra loro, poi ho letto il significato e ne ho compreso la motivazione: il numero 2 rappresenta la dualità, gli opposti. 

La parte inconscia e la razionalità. Un confronto tra le due parti. Mi sono lasciato ispirare … senza seguire la numerazione. Molti numeri sono già stati disegnati come “il numero”, molti altri ancora in attesa. 

Grazie a questo lavoro di lettura in chiave numerica, riesco a dare dei significati diversi alle opere create e a darmi delle motivazioni più elaborate e meno lasciate al caso. 

Il sasso e la piuma sono un esempio di elaborazione. Sono partito dalla piuma che per antonomasia è leggera e il sasso pesante, ma davvero lo sono?

Noi sappiamo per memoria o per quello che ci è stato insegnato che la piuma per eccellenza è leggera. Se la prendiamo in mano risulta leggera e, nella sua splendida leggerezza, la piuma è capace di far volare un’ aquila. 

Il sasso è fermo, ma frena ogni pericolo come un’ onda che si rompe sugli scogli. La semplicità del pensiero. 

Questo doppio pensiero mi ha portato a pensare che il sasso simboleggia le nostre emozioni a volte dolorose. In che modo ci liberiamo da questo peso, volando? 

L’unico volo che conosco è accettare i propri sbagli, errori a volte grandi, a volte meno grandi, errori che sono stati ponderati nel qui ed ora del momento. Vivere il presente. 

Tutta questa elaborazione l’ho potuta fare scoprendo ed elaborando dei numeri. I numeri parlano attraverso un orologio, un suono o un disegno. 

I prossimi podcast andranno a sottolineare i numeri e la mia esperienza a livello olistico e pratico dettata da grandi menti come Jung che dice: 

Anche nella psicanalisi troviamo riferimenti alle discipline olistiche. L’inconscio collettivo è innato e universale, popolato e formato da immagini simboliche anch’esse comuni a tutti gli uomini. Si tratta di emblemi che Jung chiama archetipi, simboli che accompagnano le rappresentazioni artistiche di tutte le civiltà. Ci si riferisce ad immagini come la luna e il sole a cui assegniamo un significato inconscio comune. La luna riguarda gli archetipi del femminile ed il sole gli archetipi del maschile di cui abbiamo riscontro in molte civiltà che adoravano divinità femminili o maschili raffigurate con gli stessi simboli degli archetipi junghiani. La parte ignota, invece, è rappresentata dall’ombra che da sempre si fonde con il mistero. E’ sfuggente e a volte inquietante. Per Jung, la parte irrazionale e istintiva dei pensieri umani è qualcosa su cui non si può esercitare un controllo e quindi, fa paura. Ma anche la paura ha un fascino attraente…

Libros, la Nascita

Una piccola sfida per creare un Leporello a tema Nascita, ognuno di noi lo può creare come meglio crede, tecnica, storia, colori…

Ispirandosi al Natale, ma sopratutto alla Rinascita, l’energia nuova che arriva con il solstizio d’inverno. Mi trovi su Instagram @paolocipriani.art

la sfida #zigzag

(istruzioni)

12 pagine, ogni facciata misura 16,5 cm

Questo leporello lo voglio chiamare Natale, inteso come Nascita, l’inizio di un nuovo percorso, che con il solstizio d’inverno porta l’allungamento delle giornate quindi della luce.

In termini psicologici, il Natale è simbolo di rinascita, rinnovamento e quindi, cambiamento ma anche di speranza e fiducia, fiducia che attraverso le “oscurità” della vita si rafforzi la conoscenza e consapevolezza delle proprie risorse. È in quest’attraversare gli “inverni” dell’esistenza che si annidano, infatti, le potenzialità creatrici e rigeneratrici della psiche in grado di promuovere un cambiamento ed un’evoluzione interiori. Un’ottima occasione, dunque, per riconnettersi alle proprie energie di rinnovamento e trasformazione.

Ora che il leporello è pronto inizio con la creazione, la fantasia, l’immaginazione, miscelando parole, disegni, collage, e tutto quello che mi passa per la mente, dando armonia e movimento.

Musica Vs Musica

Ho sempre apprezzato tutta la musica, dal jazz alla lirica, alla pop. Un pò meno la Metal e molto la classica. Della musica classica ho sempre ascoltato tutto, con preferenze verso Chopin, sarà che mamma la suonava spesso. Dalla mia camera, arrivava un suono affascinante quasi malinconico, che solo Chopin sapeva comporre. 

La malinconia entra nei pori di ogni cellula e, nonostante la musica sia molto piacevole, spesso trasporta verso un’ inquietudine avvolgente. 

Per un periodo ascoltavo i Madredeus, un gruppo Portoghese e in quel periodo il mio umore era sempre sotto tono, triste, poco gioioso. Ascoltavo solo loro… fino al giorno che ho cambiato registro. 

Il mio nuovo registro in questo 2020 è la musica come terapia. Ci sono diverse tecniche e autori, ma non voglio entrare troppo in merito, sono ancora lontano per parlarne. Ne parlerò a livello emotivo. 

In questi giorni sto ascoltando molto Mozart. 

Ma Mozart sapeva quando componeva il bene che faceva? 

Molti studi affermano che la sua musica aiuta piante e animali a crescere e produrre di più. E, come le piante, anche gli esseri umani. 

In effetti ascoltando Mozart, allegria e serietà si affacciano alla  mente, si affievoliscono i pensieri negativi e ne affiorano altri. Una vera e propria medicina contro la depressione. 

Eppure io ho sempre ascoltato musiche opposte. Allora la mia mente elabora, gioca come in un teatrino. 

Mozart Vs Chopin 

M: “Ehi tu… già solo il nome Chopin  mi si addormenta la pianola…”

C: “Ecco ha parlato colui che ha un nome infinito… Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart tempo che lo dici e tutta la platea si è svuotata…”

Beethoven insieme agli altri colleghi si guardano nella platea. Chi ride e chi annuisce.

M: “Senti coso, i tuoi notturni non li scolta nessuno, si addormentano tutti prima…”

Chopin si irrigidisce e prende la sciabola, la punta al naso di Mozart:  “ Non osare dire altro”… e nel frattempo gli stacca la parrucca.

Mozart con lo scalpo diventa rosso, suona un suo pezzo, gli animi si tranquillizzano, raccoglie la parrucca e se ne va. 

Ecco mi sono immerso nei miei pensieri duplici, tra emozioni di pace e di aggressività. 

Vince la musica. 

Ombre in movimento

Il gioco di ombre non è solo la proiezione di luce contro un oggetto, è anche  un movimento. Quando andavo all’istituto d’arte, sezione fotografia qui a Pescara, mi divertivo. Una volta sviluppato il rullino al buio pesto, giocavo con la stampa. Giocavo con le ombre e non mi importava della perfezione della foto, non volevo riprodurre  l’immagine sviluppata nella relatività. Giocavo sotto la lampada del proiettore con fogli di carta, la mano, o altri oggetti. 

Questo gioco di proiezione scaturisce dal pensiero profondo che abbiamo dentro. Si tratta di immagini inconsce, a volte contorte perchè pensiamo in un modo, ma poi agiamo esattamente all’opposto. Proiettare su un qualsiasi oggetto il movimento di una mano o del corpo al ritmo di  musica o semplicemente in silenzio,  fa emergere emozioni contrastanti in base al tipo di supporto con cui viene proiettata la figura. Sfumature e prospettive possono suscitare emozioni divergenti. Quindi se proietto la mia mano su una parete bianca sicuramente l’emozione sarà diversa dal proiettarla su un ulivo.

Le emozioni spesso si incontrano: luci e ombre, felicità e tristezza, amore e odio, bello e brutto, bagnato e asciutto e tanto altro… gli opposti sono sempre presenti in ogni nostro pensiero. 
Questa dualità si può mettere a confronto attraverso il disegno, la danza, la creazione di oggetti come la ceramica. Quando si lavora la creta con le mani calde, si impasta e si modella quello che passa per la testa perchè c’è un movimento perpetuo tra corpo, mente e oggetto.  Questo movimento può generare delle ombre che a loro volta generano emozioni in lotta tra loro. 

Proprio questi pensieri mi portano a elaborare un lavoro complesso, ma sicuramente notevole con la cyanotopia, dove oltre la chimica, vorrei inserire il colore. In attesa di avere le idee chiare per questo progetto, ho iniziato un nuovo taccuino ispirandomi alla luce e all’ ombra, al  gioco di colore in bianco e nero, quindi agli opposti e alla dualità.  

Quello che abbiamo dentro è la chiave per trovare la nostra strada ognuno con i propri metodi e i propri tempi, che poi esterniamo in maniera diversa. Io amo esprimermi attraverso la creatività.  Una parola, un’ emozione mi portano a soluzioni concrete sia  lavorative che personali che convergono poi nella stessa dimensione. 

Leggeri come piume, resistenti come rocce

Ho iniziato a dare vita a questo  taccuino personale verso fine primavera, quando i colori iniziano a spuntare timidi fino ad imporre la loro gentile superbia.  Volevo usare le piume, grandi o piccole poco importava, per trovare la  libertà. Ho cominciato a primavera inoltrata disegnando i cipressi. Che albero maestoso è il cipresso! Rappresenta molto nella comunità, per tutti noi. La punta fiera che buca l’immensità del cielo come fosse un enorme pennello mi ha stimolato a  fare altrettanto col mio taccuino bucandone tutto il lato destro dove in fondo ho messo un sasso.

Da un lato la leggerezza, dall’altro la pesantezza! 

Mano a mano che andavo avanti mi rendevo conto, con mia suprema sorpresa, che era più leggero il sasso. Sí perché siamo abituati a guardare  le cose senza vederle davvero, le osserviamo con distratta superficialità.  Un sasso, sappiamo per conoscenza che è  pesante. Al contrario la piuma sappiamo che è leggera. Ma se osserviamo, non solo con gli occhi, ma con tutto il nostro essere e interpretiamo l’oggetto facendolo nostro come fosse un dolce pensiero, un piacevole ricordo, attraverso un disegno o una  parola, gli possiamo attribuire altri valori, altra importanza. In ogni pagina ho raccontato emozioni, scritto semplici parole…  parole riportate nel video che vedrete di seguito. 

La piuma diventa pesante e il sasso raggiunge la libertà, la leggerezza.

Da questo pensiero sublime parte un nuovo, appassionante lavoro: 
” Gli opposti. Duality”.

Il vortice chiuso si apre verso colori caldi e forti. La leggerezza dell’impronta della piuma incontra il passato, il futuro, il qui ed ora. 

La felicità non si misura, si osserva e si vive attraverso il colore e il movimento.

Spesso mi sento imprigionato dalle mie stesse parole, incapace di spiegare le mie emozioni, ma attraverso il disegno estrapolo quei pensieri e quelle parole. 

Ogni giorno aggiungo un tassello a questo puzzle chiamato vita, aggiungo esperienze infinite. La speranza gode di confusione, proprio lei, la confusione, mi aiuta a trovare la strada.

Il cuore tace, il pensiero vola libero, la voce esulta nel movimento del trapasso  tra pesantezza e leggerezza. Le ombre o impronte lasciano spazio al fuoco che brucia l’anima e che cerca la via giusta per migliorare il cammino.

Non si paga per accedere alla libertà, non c’è moneta che possa ripagare il sudore del lavoro svolto per una pace interiore. Osservo la natura, il cipresso le cui radici penetrano dritte verso la terra, energia vitale, mentre la punta spinge in alto verso il cielo e lo buca con la sua forza. 

Parole forti, pesanti, finestre affacciate su orizzonti lontani, emozioni, profumo di aria fresca. Il soffio del vento porta a te il mistero della vita. 

Dalla cornice osservo il sasso in fondo che mi attende. Sono forte e sordo. Rotture, parole pesanti crescono leggere, cupe.

Un macigno pesante nel cuore affonda nella solitudine e nell’incertezza, ma il cuore si libera volando in alto, leggero.

Scivola la notte, l’asteroide arriva. 

SBAM!! 

L’esplosione di colore riaccende il bosco, energia vitale dei miei polmoni. 

Respiro.

Volo aggrappato alla pesantezza con leggerezza, la piuma abbraccia l’asteroide e si espandono insieme creando personaggi sfuggenti, che si sdoppiano, nasce la  dualità tra me e me. Bianco e Nero, ombre e colore. 

La leggerezza diventa pesante e il sasso diventa leggero.

Paolo Cipriani

Il Rumore dentro (trittico)

Ho ripreso a dipingere bendato, da poco. Usavo spesso questa tecnica per disegnare o scarabocchiare,ma mai per dipingere con colori e chine.
Dipingere bendato è un modo per esternare emozioni slegandole dal concetto realistico e per lasciarsi trasportare dall’ignoto. Solitamente assaporiamo la realtà attraverso gli occhi, invece in questo caso, usiamo il tatto, il senso, altro… 

L’artista e il suo rumore – 3 moduli da 32 L X – 42 H – 1 P

Questo trittico nasce in un momento di transizione dove il rumore della testa è in continuo movimento come fossero ingranaggi che, sfregandosi, creano scintille. Queste scintille accendono idee e creazioni evolvendo verso qualcosa di nuovo.


È una continua e meravigliosa ricerca di se stessi che conduce verso nuovi obiettivi.


Un tempo facevo mille cose e le facevo male, ora ho ristretto il campo facendo realmente solo quello che amo fare. Attraverso la ragione e l’istinto sono approdato a qualcosa di nuovo e bello: quel che non è bello per me, lo è per te e viceversa.
Questa nuova  consapevolezza l’ho appresa con il tempo,con l’età,ma soprattutto con la passione per ciò che faccio. Ecco, dipingo bendato una volta al mese e, attraverso l’occhio interiore, percepisco emozioni nuove e soprattutto colgo un’essenza che spesso mi sfugge. Se osservo solo con le pupille, non vedo l’orizzonte.

La via degli dei (tappe)

È stata la migliore esperienza in solitaria della mia vita fino ad oggi e non finisce qui.

Pronto per un nuovo cammino.

Ho deciso di fare questo cammino il 31 ottobre 2020 e il 2 Novembre dello stesso anno ero già a Bologna con il mio zaino carico anche di cose inutili. Sono subito andato al punto di partenza dove ho preso la credenziale e la mappa del percorso. La mappa è fondamentale quando ci si avventura in montagna. Molto utile anche l’ applicazione per telefono tramite la quale si possono trovare informazioni utili su alberghi, ristoranti ed altro.
Ho suddiviso questo mio primo cammino in sette comodi giorni a piedi. C’è chi lo fa in 4 giorni,chi in tenda o in bed and breakfast, chi in altro modo ancora. Lo si può fare a piedi, in mountain bike o a cavallo. Insomma nella libertà più assoluta.
Molti blog che ho consultato prima di partire parlavano di tratte da 30/35 km, ma non è vero. Si possono fare anche 5 km al giorno, certo è per dire che non si è limitati dagli spostamenti lunghi. Naturalmente dipende dal periodo in cui si decide di partire. Nel mio caso, a novembre iniziato, molti ostelli avevano già chiuso, quindi la difficoltà nel trovare alloggio è stata un pochino più complessa, ma non impossibile.

Bologna – Monte Adone circa 25 km.

Sono partito da Bologna alle 6.30 del mattino attraversando i portici fino a San luca. Ero carico e curioso. Dopo il primo tratto in salita, ci sono la discesa e la pianura per almeno 15 km, poi una bella passeggiata e poi ancora si risale verso Brento (monte Adone). Qui ho pernottato. 28 km in solitaria, a ogni angolo e deviazione pensavo di essere arrivato…lo zaino pesantissimo con molte cose da mangiare: mandorle, formaggio e tanto altro… potevo sfamare il bosco intero! Portavo anche vestiti ingombranti. Mi sentivo nervoso, quasi impaurito, spaesato.

Bologna verso San Luca

Monte Adone – Monzuno – 10 km

Ho deciso di fare una tratta breve partendo un pochino più tardi e, considerando che fa buio presto, non volevo arrivare oltre le 14.30. Questa cosa me la sono imposta per tutte le tappe. Gli imprevisti ci sono sempre, e l’idea di restare al buio non mi faceva stare tranquillo. Avevo le torce, ma non è la stessa cosa. Questo tratto prevedeva la salita al Monte Adone che non ho fatto per due motivi:
il primo è che c’era molta nebbia e sarei salito per non vedere nulla ed il secondo è che
salire è impegnativo al punto tale da incontrare dei tratti a strapiombo da superare con le corde e da solo non me la sono sentita.
Quindi sono passato da sotto, ma purtroppo quasi tutto il percorso è su asfalto. Ci ho messo pochissimo ad arrivare a Monzuno, tre ore circa. In ogni caso avevo comunque deciso di fermarmi per spedire un pacco a casa con cose superflue in modo da alleggerire lo zaino. Due chili e mezzo di zavorra in meno.

Wow che figata! Leggero come una piuma.


Ora so che bisogna pesare tutto se si pensa di fare un cammino del genere.
Passeggiare su strada, tra le macchine e l’asfalto, mi ha innervosito perchè si cammina male sul pavimento duro.

E poi indossavo la mantella per farmi vedere dai cacciatori… non volevo essere la loro cena.

Monzuno – Madonna dei Fornelli 10 km

Questa tappa è stata fantastica! Tutto bosco tra salite e discese. Panorami ne ho visti pochi per via della nebbia, ma le suggestioni del bosco erano stupende. Si incontravano musei a cielo aperto, trampolini per acrobati, ma sembrava tutto abbandonato. Le tensioni rispetto al primo giorno si affievolivano piano piano, mi sentivo sempre più a mio agio. Su questo tratto ogni tanto sbucava un cane a caccia di tartufi e funghi, con il suo padrone.

Mi fermavo spesso ad osservare intorno a me. Nonostante la nebbia il paesaggio era lunare, incredibile. La cena è stata meravigliosa perchè ho potuto condividere e scambiare idee e pensieri con una ragazza che veniva da Firenze verso Bologna, anche lei sola, anche lei artista. E’ stata una serata molto piacevole, ci siamo raccontati tante belle cose scambiandoci emozioni e sensazioni.

Un museo d’arte nel bosco

Madonna dei Fornelli – Passo della futa 15 km

Cinque ore e qualche pausa sui prati. La prima parte era di quaranta minuti con salite ripidissime e poi una bellissima passeggiata tra vecchie strade romane, prati, laghetti e un panorama mozzafiato. Spettacolare. Lo zaino sempre più leggero e io sempre più in armonia con la natura. Le emozioni sono state molto forti, intense. Io e il bosco deserto, solo cinguettii e il rumore dei miei passi sulle foglie a terra.

Antica strada romana 187 a.c.

Passo della futa – San Piero a Sieve 22 km

In questo tratto ero teso. Dalla piantina si leggeva che un tratto di un km circa si faceva su un sentiero siglato EE espertissimo, quindi qui un po’ di paura c’era. L’idea di stare solo mi rendeva inquieto. Nel libro che leggevo si parlava di un sentiero arroccato. Ho scelto quindi il percorso per mountain bike con discese nel bosco, molto piacevoli. Poi ogni tanto sentivo voci dietro di me, non vedevo nessuno e pensavo ai cacciatori. Alla fine del sentiero ho incontrato 2 ragazzi che erano passati dal percorso di sopra e mi hanno detto che era molto soft. Nella vita incontri spesso bivi e scelte da fare, non sempre la via difficile è quella giusta da percorrere, bisogna fare delle scelte che portano alla stessa destinazione, ma con obblighi diversi. In questo caso ho scelto la strada facile, la strada del buon senso, perchè percorrere un sentiero solo e arroccato non mi faceva stare bene. Ho ascoltato il cuore, ho ragionato con la ratio ed ho trovato il benessere una volta decisa la via. Una scelta facile sapendo che il punto di arrivo era lo stesso.

Scultura naturale

Questa strada è stata lunga, sette ore di cammino con una piccola parte iniziale in salita e giù in picchiata fino alle colline toscane. Il vento gelido delle prime ore del mattino trasportava l’odore del mediterraneo, dei pini, delle colline Toscane. Il sole si faceva sempre più caldo. Emozionante.

poco dopo il Passo della futa

San Piero a Sieve – vetta le croci 19 km

Sette ore di cammino con tantissime soste. Vedere Firenze da lontano è stata l’emozione di una conquista più grande. Il mio passo era allenato, 20 km fatti in scioltezza. Non dico che la sera non fossi stanco anzi, al contrario, ero devastato, ma non tanto di fatica quanto di emozioni forti, dense. In questo tragitto ci si imbatte in tanti paesaggi contrastanti: dalle colline alle vette alte. Si sale e si scende continuamente, ma la stanchezza viene ripagata dai panorami travolgenti.

Sopra le nuvole

Vetta le croci – Firenze 18 km

Si riparte! Salite intense e ripidissime per la prima ora e poi tutto in discesa fino a Firenze. Cinque ore di cammino. Firenze sempre più vicina. Il traffico urbano e l’asfalto mi hanno stancato molto. Sono passato da Fiesole per un caffè, deviando e allungando. L’arrivo a Piazza della Signoria è stato bellissimo!

Ho provato un’emozione in tutte le sue forme: ridere, piangere, cantare, sgambettare.

Emozione pazzesca. Firenze

Conclusioni

Ad ogni arrivo in ogni alloggio, per prima cosa mi facevo una doccia, lavavo gli indumenti e uscivo a sgranchire le gambe per scaricare le schiena dal peso dello zaino. Passeggiavo per un’ ora circa, facevo la spesa per il giorno dopo: carote, finocchi, sedano, mandarini e acqua almeno 2 lt, poi tornavo e mi riposavo fino alla cena. Scrivevo, annotavo tutti i miei pensieri.
Sono partito impaurito! Il primo giorno mi dicevo: “Se non ce la fai, prendi il bus e torni”. Ora so che non era la paura della fatica fisica, ma l’idea di stare solo, solo con me stesso e con il bosco. Sono arrivato a destinazione con una carica incredibile, pronto a ripartire.
Al rientro a casa ho deciso di fare un cammino ogni anno, sia più breve che più lungo. Non importa la durata, ma quel che lascia dentro me. Ogni cammino è introspettivo, denso e irripetibile.

info utili per il cammino:

Prendete la guida ufficiale costa 10 euro e hai anche la mappa divisa in 7 parti 1:25.000 fantastica, la trovate a Bologna in Piazza del Nettuno oppure andate sul sito www.viadeglidei.it Sul web troverete tutte le info necessarie e utilissime.

Buon Cammino

La panchina nel bosco

Sedersi, guardare, annusare il panorama.

Verso Monte Adone da Bologna

Questo viaggio è nato da una piccola passeggiata nei boschi in Abruzzo dove mi chiedevo se davvero da solo stavo bene o se era solo un’illusione. Il suono del bosco

Dalla notte al giorno ho preparato lo zaino per passare qualche notte nei boschi, vincere la paura del silenzio, partendo per il sentiero La via degli dei, Bologna Firenze a piedi, 120 km immerso nei boschi. Ho deciso senza pensare, l’unica cosa che mi sono detto, se ho paura, se ho tensione torno indietro perché non devo dimostrare niente a nessuno, ma voglio solo capire se da solo o con gli altri ci sto bene.

Camminare nei boschi Toscani, profumi misti

Il suono del calpestio delle foglie, tra me e Paolo, un incontro pazzesco nei boschi. Un cammino pazzesco fatto di armonia tra me e la natura ma anche tanta paura, timore. Il timore lo aggiravo con dei mantra che mi ripetevo per diversi minuti, Sono Paolo e sono grintoso, sono Paolo e sono sereno, sono Paolo è sono un tutt’uno con la natura. Ed altri Mantra che rafforzavano la volontà a continuare questo viaggio pazzesco. Le sensazioni di stare da solo con la natura giorno dopo giorno si rafforzavano, entravo sempre di più in simbiosi con quello che mi circondava. Spesso mi sentivo osservato e con la coda dell’occhio vedevo muovere qualcosa. Mi fermavo a osservare a ascoltare. Quella sensazione di solitudine svaniva. Non ero solo ma ero solo.

Un cammino da solo sulle vette dell’Appennino porta a bellissimi pensieri, alcuni momenti sono stati difficili, ma ho saputo superare ogni singolo dubbio o incertezza.

Il sentiero a volte ti propone scelte da fare, la via semplice o quella più difficile, essendo da solo per non avventurarmi in strade che mi mettevano difficoltà, ho scelto la via del buon senso.

Superare i propri limiti camminando giorno per giorno da solo senza incontrare nessuno fino in Toscana. Camminare su un’antica strada romana 187 a.c., (sti romani)

La via degli dei

Scavallato il passo della futa, il vento forte portava odore di mediterraneo, di mare. Ogni tanto qualche persona, a piedi o in bici anche loro da Bologna, una chiacchiera e via a un passo spedito, un passo che non credevo di avere. La mente leggera, vuota, mi ha aiutato a portare uno zaino pesante, esageratamente pesante, 12 kg di vestiti, cibo e acqua. Anche questa è un’esperienza, portarsi addosso il peso della certezza, e di affidarsi emotivamente alla sicurezza del cibo o di un indumento in più. Appoggiare sulle spalle tutto quello che mi era più comune e conosciuto. (L’oggetto transizionale di Winnicot. )

Questo bagno di bosco mi ha portato a tante consapevolezze nuove anzi direi ho spolverato quello che era sepolto nella polvere della paura. Riuscire non solo a stare bene con me stesso, e ridere, farsi foto tra un albero e un altro, ma anche riuscire a comunicare con persone sconosciute di passaggio, come se fossero vecchi amici.

Emozione pazzesca. Firenze

Vedere Firenze da lontano è stata un’emozione unica, piangere e ridere insieme, ridevo per la felicità e piangevo per il pensiero INIZIALE pensavo di non farcela, ma oggi con il senno di poi posso dire che è stata una passeggiata soft. Le emozioni non vanno trattenute anzi vanno vissute.

È stata la migliore esperienza in solitaria della mia vita fino ad oggi, non finisce qui. Pronto per un nuovo cammino.

Nonostante sapevo che i km erano molti ho intrapreso questo cammino ma in realtà lo puoi dividere in infinite tappe

Il racconto continuerà in un altro post, l’emozione legata alla giornata trascorsa alla tappa, e sopratutto dettagli del cammino, molti blog parlano di distanze esagerate, ma non è vero puoi fare 5 km al giorno se vuoi.

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