#CHROMOSOMES – pittura su carta

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Segnalibro di libri

Da qualche tempo sto usando pagine di vecchi libri e li trasformo in segna libri o mini quadretti plastificati.

Le tecniche usate sono miste, acquarelli, pigmenti, foglie o fiori seccati e pressati, materiale sottile da poter utilizzare sotto il rullo della plasticatrice.

Un POT-POURRI di colori e forme.

I segnalibri sono numerati e ovviamente sono pezzi unici non riproducibili.

Non disponibili

Per chi fosse interessato sono in vendita.

Contattare in privato.

Vociferare Muto

70×40 colla pigmenti corda rete metallo. Supporto cartongesso.

Cosa c’è dietro un televisore? Colori, suoni, immagini. Il vociferare muto delle parole.

Puzzle mancante

La somma felicità possibile dell’uomo in questo mondo, è quando egli vive quotidianamente nel suo stato con una speranza riposata e certa di un avvenire molto migliore, che per essere certa, e lo stato in cui vive, buono, non lo inquieti e non lo turbi coll’impazienza di goder questo immaginato bellissimo futuro. Questo divino stato l’ho provato io di sedici e diabete anni per alcuni mesi ad intervalli, trovandomi quietamente occupato negli studi senz’altri disturbi, e colla certa e tranquilla speranza di un lietissimo avvenire.

Leopardi, Zibaldone, 1819-1820 (76)

A 16 anni non pensavo minimamente di studiare. Avevo scelto di fare l’istituto d’arte a Pescara, sezione serigrafia, ma la scuola, per via del numero eccessivo di iscrizioni in quel corso di studi, mi “infilò” al corso di fotografia. Mi appassionai alla foto mi ero creato un laboratorio di sviluppo e stampa nel bagno di casa mia. Lo sviluppo andava bene: riuscivo a scaricare il rullino e ad infilarlo nella spirale che poi andava nell’acido. Nella stampa, invece, ero proprio negato: non azzeccavo mai i tempi e il risultato era sempre vuoto, pallido, senza contrasto… un orrore. Abbandonai gli studi a metà del terzo anno, scelsi di partire verso il nord Europa, e lì comincio la mia vita d’artista. 

Ho seguito il mio istinto dedicandomi alla pittura, e nello specifico alle tecniche astrattiste, ma senza riuscire a dare alle mie opere organicità e una continuità contenutistica. Questo mi ha penalizzato in diverse occasioni, infatti, tendo ad avere ancora oggi molte passioni, che non riguardano solo l’arte, ma anche il viaggiare, il mangiare, il leggere, che mi incuriosiscono e mi ispirano nuovi pensieri, ma ciò nonostante non riesco ad avere un progetto unico e quindi non riesco a dare chiarezza del tipo d’arte che faccio. 

Non è di certo un diploma che focalizza il pensiero, ma ho avuto in questi lunghi anni il disagio di non aver terminato gli studi e per essermi orientato verso uno studio di tipo più personale.

Ciò nonostante sentivo che mi mancava una parte di me…una parte importante della personalità e ho iniziato così a leggere libri su tema psicologico, come ad esempio Narcisismi di Nanetti, in cui ho ritrovato nero su bianco molte sfaccettature della MIA PERSONALITA’, come ad esempio iniziare tanti progetti, tante tecniche, anche pittoriche, ma senza avere una direzione che mi dia un’impronta.

Il senso di “colpa” che mi portavo dietro già da 18 anni per aver interrotto gli studi mi stava dando certezze instabili. Quindi ho deciso di perseguire e portare a termine lo studio accaparrandomi il diploma. 

Il Puzzle mancante si riferisce proprio a questo sentirsi tendenzialmente insoddisfatti. Nel mio caso era la maturità che ho raggiunto, con dedizione ma anche tanta fatica, e quindi ho messo il tassello mancante. Ma quanti tasselli mancano ancora? Riuscirò a completare il puzzle? 

Non ho rimpianti su come si è svolta la mia vita fino ad oggi, ma sentivo un vuoto e avevo un gran desiderio di colmare quel vuoto attraverso dedizione e un pezzo di carta. Gli obiettivi si possono raggiungere a tutte l’età, senza se e senza ma. Basta volerlo! 

Preso il diploma pensate che mi accontento? ma no certo che no, sono curioso e ho voglia di apprendere e imparare tante cose ancora, quindi sto valutando l’università; psicologia non mi dispiacerebbe, ma vorrei trovare qualcosa che lega Arte e Psiche, e poi voglio studiare l’Inglese, utile per tutto Arte e viaggi. 

Il Puzzle si completa man mano, anno dopo anno…un tassello si toglie e uno si mette perché l’essere umano per sopravvivere non ha bisogno solo di cibo, ma di nutrirsi anche attraverso la conoscenza. 

L’arte come terapia

L’arte terapia si utilizza da decenni ormai, come la Pet terapy o la Terapia della risata, per migliorare lo stato d’animo delle persone con disturbi fisici o psichici. L’arte terapia invece è uno strumento che può non solo migliorare lo stato d’animo, ma può attraverso l’analisi e lo studio del disegno figurativo o non figurativo captare le problematiche il disegno non deve essere bello, o rappresentare qualcosa ma deve trasmettere qualcosa al livello psicologico. Infatti attraverso il colore scelto o il tratto possiamo intercettare lo stato d’animo.

Il supporto non è importante, si può usare qualsiasi materiale che abbiamo a disposizione. La creatività non ha limiti.

Mi sono cimentato a dipingere pagine di vecchi libri, con matite colorate. L’Esercizio mi è servito a mettermi in stato con me stesso concentrandomi sulle linee da seguire. Si questo perché essendo un astrattista dove lascio andare la spatola o il pennello dove capita, senza pensare ai bordi. Rimanere centrato dentro un range mi costringe ad allenare la mente e forzarla dove voglio io. Esercizio di concentrazione facile e buon allenamento per la memoria.

Acquerello su pagine di libri

Queste pagine di libri colorati con china e matite acquarello diventeranno segna libri.

 

Scribacchiare

Io credo, sinceramente credo, che non c’è miglior via per arrivare a scrivere sul serio che di scribacchiare giornalmente. Si deve tentar di portare a galla dall’immi del proprio essere, ogni giorno un suono, un accento, un residuo fossile o vegetale di qualche cosa che sia o non sia puro pensiero, che sia o non sia un sentimento, ma bizzarria, rimpianto, un dolore, qualche cosa di sincero, anatomizzato, e tutto e non di più. altrimenti facilmente si cade, -il giorno in cui di crede d’esser autorizzati di prender penna – in luoghi comuni o si travia quel luogo proprio che non fu a sufficienza disaminato.

Italo Svevo, diario del 2 ottobre 1899

Ho la passione di comprare quaderni di ogni tipo e usarli per qualsiasi elaborazione: pensieri, disegni, acquarelli, sogni… Scrivere i sogni è un modo per cogliere i tuoi desideri inconsci, ma bisogna saperli elaborare e non è facile, ma rileggendo un sogno capisci o tenti di capire cosa ti turba o cosa invece desideri. Scrivere di getto è un metodo per scavare dentro di se, ti permette di captare parole, suoni, gesti e elaborare un concetto, un progetto. 

Da cosa nasce cosa”.

Trasformare la parola in un progetto non è semplice, ci vuole creatività, passione inciampando a volte nella praticità del reale. Parole, pensieri e frasi che messi insieme non danno significato. Bisogna saper lasciarsi andare e riusciremo a cogliere l’importanza della parola che più ci ha colpito. Anche in famiglia si usa questo metodo di elaborazione del pensiero. Lo faceva mio padre nei campi di prigionia in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, scriveva tra le righe di un libro di preghiera, raccontava quello che accadeva, le sue emozioni, gli scambi  di merce, sigarette, rape marcite e tanto altro. Un diario che sconvolge tanto e che racconta le atrocità che l’uomo è in grado di fare contro i suoi simili.

Scribacchiano gli artisti, poeti, cineasti come Fellini che disegnava le sue sceneggiature, creando vere e proprie opere d’arte. Nell’arte bisogna non solo immaginare la creazione ma dare funzionalità alla praticità dell’installazione, bisogna trovare un sistema per “metterlo in mostra”, renderlo operativo.

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Lo scorso anno avevo assemblato sette tele, ogni tela  un formato  di 50×40 e nell’insieme  si aprivano a fisarmonica. Avevo fatto mille prove ma la struttura aperta non teneva, si inclinava, ciondolava, crollava. Un anno di prove, successi e fallimenti, ma sono proprio i fallimenti che ti danno la forza di ripartire e migliorare il progetto. Ho sperimentato metodi alternativi fino ad arrivare alla conclusione di ripartire da zero, ovvero incorniciarlo nel metodo più tradizionale.

Da usare all’occorenza

L’arte spesso è considerata come oggetto da non usare, da vedere, guardare, ammirare. Farsi trasportare con l’immaginazione in ambienti a noi sconosciuti. Entrare in empatia con essi e scoprire le nostre emozioni più profonde.

 

Con questa nuova serie di quadretti misure piccole 10×10 o 15×15 una trentina di pezzi circa, nascono con l’idea di utilizzare l’arte al proprio bisogno. Lasciarsi trasportare dalle emozioni indotte da me attraverso il quadro ma allo stesso tempo inserendo qualcosa di personale e individuale secondo il tuo bisogno.

 

Questi piccoli quadretti hanno incorporato una calamita e quindi ci si può attaccare ciò che il proprio inconscio desidera.

 

Sono realizzati in legno con colori acrilici e possono essere appesi o appoggiati su un piccolo trepidi.

 

Per altre informazioni contattatemi.

A breve nuove foto

Eclissi

Eclissi
Tondo acrilico su tela

Il Rosa in questo dipinto su pressato di cartone, è esteso per quasi tutta la circonferenza, circondando il movimento pittorico e l’oro che ne parleremo domani. Il colore rimane esterno come se facesse fatica ad interaggire con il resto del mondo.