L’elleboro, anche chiamata “rosa di natale”, la si trova facilmente nella stagione invernale. Bella e profumata, ma con inganno velenosa. L’elleboro era considerato un rimedio per la cura delle malattie mentali, contro la follia. La mitologia greca, infatti, narra che Ercole guarì dalla pazzia grazie all’elleboro e che il pastore Melampo, curò la follia delle figlie di Preto e Argo con il latte delle capre che ne avevano mangiato le foglie. Con il passare dei secoli l’elleboro si diffuse come rimedio per la cura delle malattie cardiache, soprattutto senili. Tutte le parti della pianta, radici comprese, sono tossiche e altamente irritanti sia per l’uomo che per gli animali. L’ingestione o l’assunzione di foglie o fiori di elleboro possono causare patologie gravi e, in alcuni casi, indurre alla morte. Ad ogni modo, la scienza moderna ha confermato le proprietà narcotiche contenute nell’elleborina, il suo principio attivo.
In montagna bisogna stare sempre attenti a cosa si tocca, e sopratutto non leccatevi le dita dopo aver toccato una qualsiasi pianta o fiore.
Si è appena concluso un weekend ricco di emozioni, fatica e rilassamento.
È iniziato tutto con l’open day di Miricreo a Montesilvano, l’associazione che ha aperto le
sue porte per mostrare le attività e le zone artigianali.
La zona tessitura, la zona falegnameria, la tipografia con i caratteri mobili, il drum circle, il teatro e infine me, ma non per forza l’ultimo. Ho fatto attività esperienziali giocando tra movimento suono e corpo. Il corpo è un segno grafico.
La domenica è stata un pochino più impegnativa e molto faticosa a livello corporeo e anche mentale. Abbiamo allestito sui prati la possibilità per 180 bambini di disegnare liberamente o giocare con la creta, bambini liberi nelle loro espressioni.
La difficoltà maggiore è stata nel far comprendere ai genitori che creare non è per forza esternare un oggetto finito e che si può tranquillamente lavorare sui prati senza necessariamente avere banchi e attrezzi specifici.
“I bambini per terra si sporcano” questo mi sono sentito dire, per carità ognuno educa i figli come vuole e sicuramente è un riproporre quello che i genitori gli hanno insegnato, bisogna, però, imparare a cambiare le regole del gioco per portare benessere al proprio quotidiano. Siamo troppo selettivi e controlliamo in continuazione ogni cosa che ci circonda, in realtà bisogna farla accadere e di seguito gestire le emozioni in maniera armoniosa e non critica. Mi ricordo che quando ero piccolo giocavo nel fango, mi arrampicavo sugli alberi, giocavo con la fantasia inventavo e mamma non mi ha mai detto di non fare questo o quello, al massimo mi diceva di stare attento a non farmi male, ma anche lì, se mi faccio male la prossima volta saprò che dovrò stare attento. Le esperienze vanno vissute.
La fusione con la natura è fondamentale per tutti.
Comunque è stata un’esperienza molto interessante, arricchente faticosa sì, ma mi ha permesso appunto di osservare da un’altra angolazione comportamenti differenti per ogni tipo di persona. Ogni genitore ha avuto un comportamento completamente opposto o diverso dall’altro e questo lascia aperta ogni possibilità.
Il mio pomeriggio è proseguito nel lavorare in giardino a contatto con la natura mettendo in ordine il mio spazio esterno, e così mi sono messo a sistemare le mie rose e il mio orto.
I gatti come sempre sono ottimi giardinieri.
Ho concluso la giornata con il didgeridoo di Marco Ferrante, un suono che ha ripulito l’anima da tensioni, emozioni di questo periodo lavorando nel qui e ora in un contesto olistico familiare.
Ringrazio me e le persone che mi hanno accompagnato in questo weekend per le nuove esperienze e nuove possibilità lavorative.
È finito anche questo laboratorio con i ragazzi dell’ASP di Pescara.
È stato un laboratorio complesso e impegnativo, ma d’altronde non mi aspettavo qualcosa di facile. È stato comunque un percorso fluido, iniziato a ottobre e, a causa delle restrizioni, conclusosi online.
È stato sorprendente vedere come in questo percorso la disponibilità dei ragazzi sia decollata dopo che alcuni erano proprio restii a collaborare e a fare queste attività, invece si sono lasciati proprio andare in una dimensione densa di nuove emozioni.
Al dire il vero non so quanto realmente abbiano elaborato queste emozioni.
Per metà percorso abbiamo lavorato tanto sul non verbale ed è stato tanto scorrevole e piacevole ed ho collaborato anch’io con loro mettendomi in gioco e creando tutti insieme.
Era un gruppo di diciotto persone tra arabi e pakistani che non trovavano fusione, anzi, si schivavano. Hanno lavorato singolarmente e in gruppo, ma sempre con aria di superiorità da una parte o dall’altra.
Schivarsi sempre, schivare l’altro senza domandarsi cosa pensi o quale sia la sua emozione, il suo sentimento, il suo obiettivo.
Non sempre si confrontano, non sempre conoscono o vogliono scoprire la nazionalità altrui, la cultura e gli obiettivi dell’altro. Naturalmente non sono solo loro a schivarsi. I primi siamo proprio noi, in un paese occidentale in cui abbiamo tutto, in cui non ci manca niente siamo lì pronti con il dito puntato contro l’altro per motivi seri o più sciocchi.
Video conclusivo
Dovremmo essere noi a guidare questi ragazzi verso una nuova cultura di pace e verso una strada più luminosa e invece ci punzecchiamo su ogni piccolo dettaglio. Non fa bene a noi e non farà bene a chi verrà dopo di noi.
Bisogna imparare a dialogare in primis con noi stessi e poi con il resto della comunità. Comunicare non vuol dire giudicare, ma confrontarsi sulle idee e sulle ambizioni.
Quindi il primo passo che dovremmo fare è ascoltarci di più, ma come? Ci sono tante possibilità, ci sono tanti percorsi che si possono fare per ascoltarsi di più. In ogni caso bastano dieci minuti ad occhi chiusi osservando il proprio respiro, ascoltandolo ed Accogliendo con gratitudine ogni pensiero e analizzarlo. Si può scrivere, colorare, suonare. Sempre ascoltando le emozioni. Sentiti libero di ascoltarti.
Quando parlo di Arti terapie con persone, rispondono spesso che non conoscono questa figura professionale e la disciplina di cui si occupa e soprattutto ciò che mette a disagio è la parola “Terapia”.
In realtà la parola THERAPIA deriva dal Greco e vuol dire assisto, curo. La parola Arte vuol dire creare qualcosa che non esiste.
L’abbinamento delle due parole fa sí che la “cura” si faccia attraverso l’arte intendendo per cura un percorso personale per raggiungere il benessere attraverso l’uso dell’arte.
Quindi l’ArteTerapia favorisce l’autostima, fa in modo che una persona si possa osservare e trasformre senza la necessità di conoscere tecniche artistiche e senza giudizio, né da parte dell’operatore né, tanto meno, da se stessi.
Le persone che lavorano in relazione di aiuto e Arti Terapie integrata, quindi Musica, Danza, Teatro e plastico- pittorico, hanno un proprio metodo, basato sempre su concetti della trasformazione di sé.
Ho voluto quindi creare queste dirette con persone che lavorano già in questo ambiente di Crescita personale e relazione d’aiuto per approfondire non solo gli argomenti legati a questa disciplina, ma per entrare più a contatto e in sintonia con loro e conoscerle meglio.
Iniziamo il 10 febbraio per poi proseguire per altri otto incontri, circa due al mese fino a maggio.
Gli appuntamenti avranno luogo con persone che lavorano con diverse tecniche: Riciclo creativo, Fotografia, Collage, Mindfulness; Musica… e molto altro.
Le dirette si svolgeranno su Instagram, tranne l’ultima (fine maggio) che si farà su Zoom, infatti Chiuderò questa serie di incontri con un mini laboratorio con il Metodo Caviardage, affiancato da una persona certificata con questo metodo.
L’elleboro, anche chiamata “rosa di natale”, la si trova facilmente nella stagione invernale. Bella e profumata, ma con inganno velenosa. L’elleboro era considerato un rimedio per la cura delle malattie mentali, contro la follia. La mitologia greca, infatti, narra che Ercole guarì dalla pazzia grazie all’elleboro e che il pastore Melampo, curò la follia delle figlie di Preto e Argo con il latte delle capre che ne avevano mangiato le foglie. Con il passare dei secoli l’elleboro si diffuse come rimedio per la cura delle malattie cardiache, soprattutto senili. Tutte le parti della pianta, radici comprese, sono tossiche e altamente irritanti sia per l’uomo che per gli animali. L’ingestione o l’assunzione di foglie o fiori di elleboro possono causare patologie gravi e, in alcuni casi, indurre alla morte. Ad ogni modo, la scienza moderna ha confermato le proprietà narcotiche contenute nell’elleborina, il suo principio attivo.
In montagna bisogna stare sempre attenti a cosa si tocca, e sopratutto non leccatevi le dita dopo aver toccato una qualsiasi pianta o fiore.
Osservarsi negli occhi attraverso uno specchio e guardarsi dentro è difficile, difficile accettarsi e scrutare il proprio percorso.
Ma è importante farlo. Riflettere sul nostro personale percorso ci permette non solo di errare meno, ma anche di percorrere la nuova strada con una consapevolezza maggiore.
Fa così paura guardare negli occhi degli altri? In Teatro è un esercizio frequente, può mettere a disagio, ma che cos’è il disagio?
Incomprensioni del nostro stato d’animo, delle emozioni, del vissuto che viviamo. Allora qui l’esercizio si ripete, prendiamo uno specchio e ci osserviamo da capo.
Penetriamo nelle nostre viscere per capire cosa ci ferisce di più, se l’altro o noi stessi.
Guardarsi allo specchio e trasformare questa emozione in un’ opera creativa, la scrittura o il disegno…o semplicemente un urlo!
Un bambino appena nasce piange e poi inizia a sorridere e ridere. Eppure non sa ancora parlare.
Un bambino piange e ride e comunica quello di cui ha bisogno.
Noi siamo sempre tristi ed angosciati, eppure basta un sorriso per rimettere in equilibrio tutto il nostro sistema nervoso.
E sì, certo, con una sana risata autoprodotta o stimolata con diversi esercizi si riesce a riequilibrare l’ umore.
Gli esercizi per ridere sono tanti, ma ce ne sono tanti altri che riequilibrano il nostro umore come fare attività fisica e camminare, apprezzare la natura e tanto altro.
Meglio fare una di queste piccole cose che perdersi in tante altre, farne una fatta bene permette di osservare il mondo interiore ed esteriore in un modo completamente sorridente.
“Non piangere perché è finito, sorridi perché è successo.”