La verità è dentro di te, graffite su carta, gennaio 2021
Ho sgranchito la mente passeggiando sulla spiaggia, osservando e accarezzando dolcemente il suono del mare. Ogni dettaglio mi porta a un altro pensiero. E’ così che sento l’ispirazione o l’intuizione se vuoi. Non tutto quello che pensiamo si può riprodurre. A volte metti da parte e poi, come in un incantesimo, finisce tutto nel dimenticatoio.
Bisogna rimettere in ordine i pensieri e le idee e riorganizzare la matassa interiore.
Paolo Cipriani non è un artista, Paolo vive di emozioni e l’arte si identifica nelle emozioni. Quando mi chiedono se mi sento un artista istintivamente dico di sì, certo che sì. Ma poi mi chiedo se sono davvero un artista. Le mie opere raccontano qualcosa in termini di socialità e comunicazione?
Questa è la parte più difficile. Un artista deve reinventarsi continuamente per trasmettere il lato nascosto che vuole velatamente mostrare e a volte è geloso di sé. Partendo proprio da questi pensieri ingarbugliati, da questi intrecci cerebrali ho riscoperto e riflettuto sul mio vivere.
Perché condannarci a un’esistenza che ci rende infelici solo perché qualcun altro sostiene che sia la via giusta?
E quale sarebbe poi la via giusta? Gratificarsi, migliorarsi o dimostrare ad altri il proprio evolvere? Mi sento semplicemente libero di proseguire la mia strada come meglio credo.
In questi anni sembravo un’anima in pena, non capivo cosa volevo migliorare nella mia vita, se il lato artistico, il lato “viaggereccio” o altro. Ero perso. Anno dopo anno arrancavo e strisciavo aggrappandomi a qualunque appiglio per superare l’ostacolo. Ero insoddisfatto del mio vivere, non mi sentivo appagato, mi mancava qualcosa e avevo il vuoto dentro il cuore. Durante questo 2020 ormai trascorso, ho iniziato una serie di corsi per arricchire il mio bagaglio culturale e creativo e per una crescita personale intensa e cospicua.Si tratta di un cammino che mi sta aprendo la strada verso qualcosa di nuovo e opposto a quello che faccio attualmente. E’ un percorso fatto non solo di arte e creatività, ma anche di tempo donato a chi realmente ne ha bisogno. Ho migliorato il mio quotidiano organizzando le mie giornate in maniera schematica, invece prima andavo per istinto. Ho imparato a gestire il tempo per le vere necessità che a volte possono essere anche il non fare nulla. Ho appreso nuove tecniche d’ispirazione che diventano poi fonte della mia creatività. Ho scoperto che ho bisogno di stimoli, come penso un po’ tutti, ma spesso ho bisogno di stimoli reali che mi inducano a creare con continuità ed estro. Partendo da questo impulso ho deciso di creare ZIG ZAG, “Il presepe a ventaglio” e da lì ho pensato di creare uno ZIG ZAG al mese affrontando di volta in volta un tema differente ispirato alla crescita personale attraverso una forte motivazione sulla base di tecniche artistiche. Sto svolgendo questo lavoro per me, per migliorare le capacità creative e personali ed ho pensato di condividere ed estendere a tutti voi la mia esperienza per fare questo viaggio insieme. Durante questi viaggi personali spesso si incontrano persone il cui atteggiamento ci fa sentire inadeguati, ma perché? Inadeguati nei confronti di chi? Quando abbiamo un’idea, un’ intuizione, pensiamo che ci sia sempre qualcuno che le realizza meglio di noi. E allora l’arte ci salva! Dai segni nascono forme e racconti che prendono vita su un foglio. Avvicinarsi al disegno innalza la nostra autostima e nutre la fiducia in noi stessi al di là dei giudizi del passato stratificati dentro il nostro essere e che ci hanno fatto diventare sempre più severi nei nostri stessi confronti demolendo e denigrando le nostre opere. Per raggiungere il traguardo è importante essere ben centrati, prendere coscienza sul da farsi, allenare la costanza e organizzare al meglio gli spazi. Infine, contano il tempo e la direzione da seguire come elementi fondamentali.
Il mese di gennaio l’ho dedicato alle ombre, considerando “ombra” sia come termine fine a sé stesso, ovvero ombra come il frutto della luce e del buio, sia come bagaglio chiedendoci cosa abbiamo imparato in questi anni. Cosa proietta la nostra ombra e dove ci vuole condurre? L’ombra siamo sempre noi che ci spostiamo seguendo i nuovi insegnamenti e le nuove prospettive… al nostro presente, ai nostri desideri, intrecciamo colori e parole. A volte troviamo strade che si dividono e, come in un labirinto, abbiamo paura di perderci, ma in realtà le strade, tortuose o sconnesse, portano allo stesso luogo, magari semplicemente con panorami diversi.
Ognuno di noi può creare la propria storia di colore e parole sul supporto che desidera, con intagli, collage o come meglio crede, ognuno ha il proprio bagaglio e può sapere cosa c’è dentro perchè è una scatola piena di ricordi. La nostra strada a volte è sconnessa come uno zig zag, a volte incerta, ma diventa via via sempre più luminosa, di una luce immensa e densa che proviene da dentro e ci inonda di grinta ed energia. Quindi ognuno di noi può creare uno ZIGZAG, il libro a ventaglio o una cartolina fronte retro ispirandosi a dei temi che vi proporrò come in un gioco. Il gioco sarete voi a completarlo con delle parole che la vostra creazione vi suggerirà dando forma ad un breve racconto che poi scriverete sul supporto. Guardate il mio Zig Zag “Le ombre” a questo link
Il gioco ci unirà per il tema, ma ogni Zig Zag sarà completamente unico e pieno d’amore.
Lo zero è un numero che non rientra tra i numeri della numerologia perché i numeri base vanno da 1 a 9 e poi abbiamo i numeri Karmici:13-14-16-19ed i numeri Maestri:11-22-33.
Vi racconterò la mia visione dei numeri da zero a cento poiché ogni numero ha qualcosa da dirci, ogni numero ci suggerisce dove porre l’attenzione e ci induce ad una riflessione.
Lo zero rappresenta la maternità, il grembo che contiene. All’interno dell’utero materno, infatti, durante gli ultimi mesi della gravidanza, il feto ha modo di sperimentare sensazioni tattili e gustative e di udire dei suoni, in particolare quello della voce materna, il bambino che nasce ha già iniziato a sperimentare il mondo attorno a sé. Quindi già dal grembo materno noi siamo protetti dal cerchio e curiosi di apprendere fuori dal cerchio. Il Cerchio racchiude le nostre conoscenze, il vissuto, gli sbagli, gli apprendimenti. È una zona confortevole della nostra vita. All’estrerno,invece, c’è un mondo ricco che ci attende e dal quale prendiamo spunti di riflessione, curiosità che portiamo dentro il nostro mondo per arricchirlo e allargare le nostre conoscenze.
Lo zero è uno spazio concettuale che racchiude tutte le potenzialità ed è come punto di giunzione tra una cosa e l’altra, rappresenta al contempo un’assenza e una porta dimensionale sul tutto. Non bisogna aver paura di curiosare intorno al nostro cerchio, bisogna far tesoro di tutto ciò che si conosce, e arricchire la nostra dispensa con materiale utile alla nostra crescita culturale e personale.
Nello spazio tra un pensiero e l’altro, al di là della mente, dimora la Pura Coscienza, ma non ne siamo consapevoli perché i pensieri sono come i fotogrammi di un film che, succedendosi uno dietro l’altro, nascondono lo schermo bianco sul quale sono proiettati.
In matematica lo zero significa il punto di partenza e di arrivo di un viaggio. Un viaggio lento, curioso e a volte confuso. Ed è proprio partendo dalla confusione che riusciamo a trovare la strada giusta prendendo spunto dall’archivio del nostro vissuto.
È come un vortice eccitante che gira su se stesso come la casa di una chiocciola. Una chiocciola che, all’apparenza, può sembrare lenta nel suo andare, ma sfreccia veloce verso nuovi , infiniti orizzonti.
Einsten afferma: “Il nulla non esiste in quanto ogni spazio è colmo di energia radiante”.
Lo zero spesso viene rappresentato con il simbolo Uroburo, ovvero, l’immagine di un serpente che si morde la coda e la inghiotte.
Questa diffusissima figura simbolica rappresenta, sotto forma animalesca, l’immagine del cerchio che personifica l’ eterno ritorno.
Esso sta ad indicare l’esistenza di un nuovo inizio che nasce tempestivamente dopo ogni fine.
L’Uroboro rappresenta il circolo, la metafora espressiva di una riproduzione ciclica come la morte e la rinascita, la fine del mondo e la creazione e di conseguenza anche l’eternità iconograficamente rappresentata dal cerchio stesso.
“en to pan”
Lo zero è un numero molto forte in tutte le sue culture di provenienza. Lo zero infatti lo si associa anche allo Yin e allo Yan, i contrasti, la dualità.
Ogni anno mi scrivo una lettera facendo un resoconto dell’anno trascorso. Rifletto sull’ insegnamento che ho tratto e come posso migliorarmi nel nuovo anno. La lettera è personale, intensa e ricca di emozioni belle e brutte. Valuto le esperienze che in qualche modo ci migliorano. Scrivo quello che ho vissuto nell’anno che si conclude, ma soprattutto esprimo in parole sogni e aspirazioni del nuovo anno, prestando attenzione a come impostare i desideri e gli impegni. Ogni frase va scritta nel minimo dettaglio, per non dimenticare nulla. Una lettera d’abbondanza va elaborata in modo da migliorare il proprio percorso di vita. La lettera, una volta scritta, me la rileggo a mezzanotte o giù di lì, per poi bruciarla, non la conservo perchè quello che ho fermato sul foglio si trova nel cuore. Quest’anno ho ripreso a sfidarmi con nuove tecniche e formati dopo una pausa di lunghi anni di incertezze e confusione. Le nuove opere e i gesti da me utilizzati si avvicinano a dei lavori fatti nel lontano 2000 ed ispirati all’eclissi, forme tonde che richiamano il numero zero. Questa Expo l’ho installata nel 2001, nel laboratorio di mia sorella Elettra Cipriani a Roma vent’anni fa quando ero molto più giovane… Si tratta di circa venti opere tra cui c’è la più grande che misura 100×100. Tutte le altre misurano 40 cm di diametro perché sono tonde ed ispirate all’eclissi vista in Bulgaria l’anno precedente. La mostra era tutta illuminata a candele, la sensazione di tramonto trasportava e si osservavano le opere molto da vicino, la luce era particolarmente calda. Le opere lasciano immaginare il sole nascosto dentro ognuno di noi. Il cerchio, lo zero, racchiude tutto al suo interno, ma fuori c’è un mondo immenso che ci attende. Buon anno a tutti.Mostra Eclissi, Roma anno 2001 L’albero di TerracottaPaolo nel suo atelier di Roma, luglio 2000
Adoro le scatole. Scatole di ogni tipo, di latta vecchio stile o di legno grezzo, mai di plastica, al massimo di cartone. Adoro anche i sacchetti di stoffa e le valigie. Quando abitavo a Bruxelles ho comprato scatole in latta strepitose, stile anni ’50. Molte le ho perse nei vari traslochi che ho fatto, ma ne conservo un bel ricordo. Le scatole possiedono sempre qualcosa di magico da raccontare, qualche mistero nascosto al loro interno, magari vecchie lettere, cartoline, bigliettini o anche gioielli. Oppure contengono qualcosa che non deve essere trovato… scatole dal contenuto enigmatico.
Le scatole, che meraviglia! Anche i gatti adorano le scatole. Si sentono protetti per fare a noi gli agguati. Questo non vale per i miei gatti perchè uno pesa nove kg e, se salta, trema il palazzo. Ogni scatola ha un suo utilizzo. Ci si mettono i colori, le matite, i pennelli. A volte il contenuto cambia. Io, ad esempio, faccio girare gli oggetti al loro interno, gli cambio la location, ma questa è una mania che ho anche per i mobili di casa o per i vestiti all’interno dell’armadio… un modo buono per allenare la memoria. Anche l’oggettistica ha i suoi contenitori, in questo caso di stoffa. La pochette della macchina fotografica, un’altra per i cavi, un’altra ancora per le penne, soprattutto se mi trovo in viaggio. E’ un po’ come la casa delle scatole, dopo la casa delle bambole.
Adoro anche romperle le scatole! Ma questa è un’altra storia.Perché vi parlo delle scatole?
Le scatole mi ricordano da dove sono arrivato, il percorso che ho fatto e le trasformazioni che sto vivendo. Anche le scatole vivono a loro volta delle trasformazioni, non nella fisicità e nella forma, ma il loro contenuto cambia in base alle nuove conoscenze. Alcuni ricordi ci sembrano sciocchi e inutili, in realtà sono proprio loro la chiave della felicità… Noi come esseri viventi siamo scatole, all’interno del nostro corpo custodiamo esperienze, conoscenza e creatività che a volte è latente, ma può emergere praticando degli esercizi. La creatività è dunque il passaggio tra il pensiero e l’azione. E’ il motore indispensabile della vita. La creatività ci aiuta a risolvere i problemi complessi in maniera semplice ed efficace. Ci spinge a sviluppare nuove idee e nuovi progetti per il nostro lavoro. Migliora le nostre relazioni e la nostra comunicazione, rigenera la qualità della vita e ci fa vivere nel qui e ora. Ci conosciamo meglio, ci rilassiamo e ci stacchiamo dallo stress quotidiano. Nutriamo la nostra energia. Ci divertiamo e sorridiamo di più. Condividiamo momenti più allegri con la famiglia e con i figli. Dormiamo anche meglio.
La nostra vita inizia come la nascita di un albero, la prima cosa che fa è mettere le radici, ma le stesse radici, vanno poi a intrecciarsi con il suolo. Una volta fissate le radici possiamo concentrarci sulle attività che più amiamo, sia nel privato che nel lavoro, possiamo offrire a noi stessi la possibilità di osservare quello che c’è intorno, guardiamo, scopriamo. Apriamo la scatola e cerchiamo qualcosa che non avevamo mai considerato con attenzione, nel dettaglio. Guardiamolo come se lo stessimo facendo a occhi chiusi con il tatto e l’olfatto. Ecco una breve introduzione a un lavoro che sto preparando, un progetto ambizioso e creativo. Sto creando la “Scatola delle competenze” per creare e attivarsi. Questo progetto mi gira in testa da diversi anni ed è l’idea di creare un luogo per tutti, dove poter esternare emozioni, e passare all’ azione. Il progetto è ampio, non si tratta solo di dar vita a un luogo protetto dove poter creare liberamente, ma l’intento è di realizzare “La carovana delle emozioni” che trasporta una valigia all’interno della quale troviamo scatole di ogni genere, con contenuti poliedrici, tecniche ed esperienze diverse. La valigia si troverà dentro una geniale carovana che naturalmente nella realtà sarà un camper che viaggia in luoghi remoti portando gioia alle persone che vivono isolate. Il viaggio rappresenta molto per me perchè lo vivo con tutto me stesso. Sia che si tratti di un viaggio lungo, dall’altra parte del mondo, sia che si tratti di un sentiero da seguire passeggiando, un pellegrinaggio, o una semplice escursione, ho sempre con me uno zaino di emozioni, di pensieri e riflessioni che solo un viaggio può trasmettere. E’ un vagabondare libero dell’animo umano. E’ una sensazione da fermare in un diario che poi metto in valigia o nello zaino, di sicuro nel cuore e nella mente. Buon “viaggio” a tutti.
Qualche mese fa, dopo aver sostenuto un esame, avevo messo in evidenza sui social il mio punteggio come vittoria. In realtà ho voluto mostrare ad altre persone qualcosa che non mi appartiene, ovvero che non è importante il numero, il voto, ma l’evoluzione personale. E infatti l’evoluzione che è avvenuta dentro me non è calcolabile con alcun voto perchè ognuno di noi raggiunge il proprio obiettivo con l’esperienza e il tempo. Altre volte ho fatto esami dove prendevo voti appena sufficienti e assicuro che mi sentivo bene, benissimo, in perfetta sintonia con la mia vita. Il mio modo per interagire con quello che apprendo si relaziona al mio vissuto, al mio modo di influenzare quello che faccio. Accetto e vivo in armonia con me stesso.
La mia evoluzione teorica la ritrovo nelle creazioni e viceversa, ma spesso, accartoccio e trasformo quello che creo in qualcosa di nuovo. Le anniento così come sono nate. Molti dicono che non si fa, che va conservato nella sua integrità.
Trasformo le creazioni dandogli un altro utilizzo come ad esempio i segnalibri, oppure conservo per dei collage.
Ho un’agenda delle emozioni e delle tecniche, l’alchimia dei colori, le sensazioni che mi stimolano, il cammino che ho fatto e come ho fatto a perseguirlo. Raggiungere un obiettivo personale o lavorativo ripaga sempre, non c’è sfida migliore che mettersi alla prova, ma la sfida a volte può ritorcersi contro! Spesso la curiosità porta fuori strada. Per questo è importante avere delle salde radici ancorate a terra, e da queste farne nascere altre curiose che si diramano alla scoperta di qualcosa di nuovo.
La creatività non è un oggetto, si modella come ognuno di noi vuole.
L’8 dicembre non fa per me, non la sento come una festa cristiana, ma simboleggia la sacralità di stare in famiglia. Fin da quando ero piccolo, l’8 dicembre era una festa principalmente di affetti che vivevano lontano, compreso papà che risiedeva a Roma… è morto che avevo otto anni. Una festa fatta di famiglia quindi, di giochi, di tavole magicamente imbandite e ricche di bontà. Mamma era molto credente, quindi si recava a messa e si dedicava alle tradizioni culinarie tipiche di quel giorno.
Quando l’8 dicembre capitava come giorno infrasettimanale era una doppia festa, niente scuola… ed era anche un giorno in più per stare tutti in famiglia, tra malumori e allegria, come in tutte le famiglie.
Vivevo solo con mamma, io e lei, soli tutto l’anno. Immaginate, quindi, quanta felicità poteva avere un bambino nel vedere la propria famiglia al completo per le feste. In quel giorno non eravamo proprio tutti, ma la casa era piena della nostra essenza profumata e delle voci colorate e festose.
A quei tempi le pietanze non erano abbondanti come oggi, si mangiava meno e quasi contato, pochi dolci e rigorosamente fatti in casa. C’era poco di tutto, ma di qualità. Durante la settimana si praticava un digiuno mistico… almeno lo era per mamma che andava avanti a tè bancha, acqua e biscotti. Io di solito non mangiavo molto, non amavo il parmigiano perchè mi pizzicava in gola, dell’uovo mangiavo solo il rosso, il bianco non mi piaceva, della pasta al sugo scansavo il sugo… sembravo un prestigiatore… ero una peste!
Ecco, la tradizione di rendere l’ambiente accogliente e caldo è rimasta. Stavolta abbiamo iniziato a decorare casa per le feste il 6 dicembre per motivi lavorativi. E ogni volta, quando metti gli addobbi natalizi alla casa, riaffiorano cose che pensavi la casa avesse ingoiato! E naturalmente la polvere vola libera e felice dappertutto. Lo stesso rito delle pulizie di Pasqua.
Quest’anno abbiamo allestito due alberi, uno è appeso e scende dal soffitto e l’ho chiamato Cielo e Terra per simboleggiare l’equilibrio mosso dall’aria perchè l’aria muove le idee. L’altro albero prende vita da una vecchia vite, modesto, con quattro palle e due luci. La semplicità più assoluta.
Bene, ora che l’albero e il presepe sono pronti, buone feste a tutti! Mai come quest’anno vi auguro la più profonda e intensa pace interiore e una copiosa dose di creatività bilanciata con la razionalità il cui connubio farà sgorgare una cascata fresca e rigenerante di scelte giuste e ponderate. L’augurio più prezioso e magico che voglio esprimere è quello di restare puri di cuore e continuare a guardare il mondo con tanta meraviglia!
“Si prega di rimanere bambini per non perdere la priorità acquisita” .
Il simbolo non spiega nulla, ma fiuta l’intuizione di un significato oscuro che nessuna parola o lingua potrebbe esprimere in modo adeguato.
“Studiate il monocorde e scoprirete i segreti dell’Universo” amava dire Pitagora, uno dei protagonisti della Scuola di Atene di Raffaello. L’Urbinate raffigura in questo affresco i massimi pensatori del passato, caratterizzati tutti da un oggetto stretto tra le mani, un atteggiamento, un particolare dell’abbigliamento ed altri piccoli dettagli che permettono di stabilirne l’identità.
Tra di essi vi è una figura – seduta nell’angolo sinistro della scalinata – intenta a scrivere mentre un discepolo sostiene una piccola lavagna sulla quale sono tracciati alcuni segni. Si tratta appunto di Pitagora, ricordato qui per le sue intuizioni filosofico-matematico-musicali.
Pitagora aveva sviluppato infatti una teoria cosmogonica fondata sul concetto di armonia nel rapporto tra i numeri e gli accordi: una speculazione originata dall’analisi del suono ottenuto dalla vibrazione del filo di un monocorde. Pizzicando una corda divisa in due frazioni si poteva ottenere una nota di un’ottava superiore – in un rapporto 2:1 – rispetto a quando la si faceva vibrare per intera; dividendola in tre o più parti, la correlazione cresceva proporzionalmente. Da queste riflessioni nasce lo schema che il filosofo è intento a vagliare nell’affresco di Raffaello.
Per Pitagora l’Universo, assimilabile ad un monocorde, sarebbe costituito da un filo ininterrotto in grado di collegare la sfera celeste a quella terrestre e, ogni singola vibrazione produrrebbe diversi effetti sulla realtà: emanazioni comprensibili solo a patto che si analizzino con scrupolo gli intervalli sonori del “monocorde terrestre”, inteso come strumento musicale, e si applichino le risultanze al “monocorde cosmico”.
Raffaello aveva intuito la grandezza di questa rivelazione ponendola, per importanza, al di sopra di tutti gli altri studi di Pitagora e riconducendola di proposito ad emblema dell’erudito pensatore.
Non solo. I numeri identificano, come sottolineò lo psicoanalista Carl Gustav Jung, degli Archetipi, ovvero simboli universali con particolari valenze energetiche e un ruolo attivo nell’ambito della cosiddetta Unità. In poche parole non sono semplici quantità aritmetiche, ma corrispondono a specifici simboli, se non addirittura, come sosteneva Pitagora, a suoni, lettere e pianeti, determinando il ritmo dell’universo. Il numero non apparterrebbe quindi al piano fisico ma a quello spirituale e dipenderebbe da leggi tutte sue di costruzione ed evoluzione. Avrebbe inoltre qualità specifiche che dipendono dalla sua collocazione in natura. Oltre a Pitagora e a Jung, anche Sant’Agostino si interessò molto ai numeri, definendoli
“il linguaggio universale offerto dalle divinità agli umani come riconferma della verità“.
Con questa premessa mi voglio addentrare nel mondo della numerologia. I Numeri mi girano attorno da sempre, fin dai tempi in cui mia madre raccoglieva nella sua libreria testi su temi olistici e non solo: Sai Baba, Yogananda, numeri, astrologia ed organizzava incontri e seminari trattando argomenti complessi, ma antichi.
Mi sono incuriosito su questi argomenti, ma allo stesso tempo mi allontanavo, nel senso che in quel periodo i miei obiettivi erano altri.
Nell’ultimo decennio ho riportato all’attenzione questi temi attraverso il colore e l’arte. Pensavo che il colore fosse l’emozione più vicina all’arte, ma per certi aspetti mi sbagliavo. Infatti in questi anni ho visto che la musica e l’elaborazione del pensiero attraverso lo studio dei numeri portano delle risposte. Anche il colore è uno studio ricco di significati. Come già detto in un altro podcast, le vibrazioni che emanano i colori possono trasmettere allegria quanto depressione. Questo accade anche nell’ascolto di un brano musicale le cui vibrazioni fanno emergere emozioni e pensieri.
I podcast e gli articoli sul blog saranno l’inizio di questo nuovo studio su Colore, musica, numeri e arte che si fondono per costruire qualcosa di nuovo e sorprendente.
Il giardino dei tarocchi che si trova a Capalbio, di cui ho già parlato in un post sul mio blog, mi ha influenzato. I numeri e le lettere che troviamo al suo interno mi hanno spinto a documentarmi su questo studio.
Partendo da questo stimolo ho iniziato un taccuino gigante chiamato “L’albero dei Numeri” in cui dipingo numeri da zero a cento. Ho iniziato proprio con questi due che aprono e chiudono il taccuino, poi ho aggiunto l’8, numero importante che indica l’infinito.
Attualmente ne ho disegnati una quindicina, mi preparo il foglio e mi lascio andare alle emozioni. Al numero che esce attribuisco un significato personale e poi aggiungo il significato che trovo in diversi libri.
Sono sempre rimasto sorpreso dal significato che ne scaturisce.
Ogni numero ci parla come se qualcuno ci stesse suggerendo qualcosa da intraprendere o elaborare non solo sul piano artistico, ma anche comunicativo.
La numerologia, infatti, è uno studio esoterico basato sui numeri. Esistono anche i tarocchi, le date di nascita, i pianeti, ll colore e la sua corrispondenza. Il risultato è sempre sul bene della persona, e fa sì che gli strumenti dati o le informazioni ricevute indichino la strada a chi riceve tali indicazioni.
Nelle date di nascita io, ad esempio, sono nato il 31 marzo 68. Il numero che esce per primo deriva da 3+1=4, i mesi che hanno 31 giorni sono 7, marzo equivale al 3, e poi abbiamo il 6 e l’8. Numeri stupendi! Ma se li vediamo nel dettaglio ognuno è opposto all’altro, ovvero ognuno indica una via diversa. Quindi poi sta al pensiero individuale indirizzare le capacità, la perseveranza, lo studio o il lavoro.
Lasciar perdere non è sempre una cattiva idea.
Condivido in pieno! Spesso lascio andar via un progetto, un pensiero, pur essendo per me molto importante, per concedere spazio a una nuova energia! Piantare delle radici o curiosare altrove per me è fonte di ricchezza culturale.
Come dicevo, ogni numero ha un significato preciso e dettagliato. Capita a tutti di guardare l’ora in un momento specifico in cui le lancette segnano la sequenza numerica, 12:12, 07:07 e così via. Anche il 12:21 è un numero particolare. Può anche capitare che insieme all’orario, il giorno corrisponda allo stesso numero: 12:12 del 12 dicembre. Faccio sempre caso a questi numeri e cerco di trovare la risposta non solo nel numero specifico, ma anche sommandone le cifre. Quindi 12:12 diventa 3 e poi 6. Il sei è un numero importante, ma niente toglie al tre e al 12. Insomma ogni numero ha qualcosa da dirci.
Il 6 è l’energia che ti circonda…lasciati avvolgere!
Il 12 insegna che ogni rapporto è un impegno, una missione.
Ci sono tanti libri che parlano di queste cose, molti sottolineano il messaggio dell’ angelo custode, le pietre corrispondenti, il colore, il vizio… ogni singolo elemento vuole trasmettere un messaggio. Anche il nostro inconscio tira fuori qualcosa. Ultimamente mi capitava spesso di vedere il numero 2 sia sotto forma di orario che in altre immagini.
Il 2 è la dualità tra me e me. Bianco e nero, gli opposti insomma. Mi si è aperto un mondo su questo argomento che sto trovando spesso in varie discipline sia di studio che ludiche.
Ho dato vita a un nuovo lavoro, un mega taccuino ispirato alla numerologia. Ogni pagina contiene un numero da zero a 100. Da un lato c’è il disegno e dall’altro il mio significato e poi una spiegazione tratta da libri vari. Nella numerologia i numeri studiati vanno da 1 a 9 e le sequenze sono 11; 22; 33; 44. Nel mio taccuino amplio il concetto descrivendo tutti i numeri fino a 100. Ogni emozione subisce un’ interpretazione.
Il primo numero disegnato è stato l’8, poi lo zero e il terzo numero il 100. Da qui ogni volta che volevo disegnare il numero 2 i miei pensieri erano contrastanti e in lotta tra loro, poi ho letto il significato e ne ho compreso la motivazione: il numero 2 rappresenta la dualità, gli opposti.
La parte inconscia e la razionalità. Un confronto tra le due parti. Mi sono lasciato ispirare … senza seguire la numerazione. Molti numeri sono già stati disegnati come “il numero”, molti altri ancora in attesa.
Grazie a questo lavoro di lettura in chiave numerica, riesco a dare dei significati diversi alle opere create e a darmi delle motivazioni più elaborate e meno lasciate al caso.
Il sasso e la piuma sono un esempio di elaborazione. Sono partito dalla piuma che per antonomasia è leggera e il sasso pesante, ma davvero lo sono?
Noi sappiamo per memoria o per quello che ci è stato insegnato che la piuma per eccellenza è leggera. Se la prendiamo in mano risulta leggera e, nella sua splendida leggerezza, la piuma è capace di far volare un’ aquila.
Il sasso è fermo, ma frena ogni pericolo come un’ onda che si rompe sugli scogli. La semplicità del pensiero.
Questo doppio pensiero mi ha portato a pensare che il sasso simboleggia le nostre emozioni a volte dolorose. In che modo ci liberiamo da questo peso, volando?
L’unico volo che conosco è accettare i propri sbagli, errori a volte grandi, a volte meno grandi, errori che sono stati ponderati nel qui ed ora del momento. Vivere il presente.
Tutta questa elaborazione l’ho potuta fare scoprendo ed elaborando dei numeri. I numeri parlano attraverso un orologio, un suono o un disegno.
I prossimi podcast andranno a sottolineare i numeri e la mia esperienza a livello olistico e pratico dettata da grandi menti come Jung che dice:
Anche nella psicanalisi troviamo riferimenti alle discipline olistiche. L’inconscio collettivo è innato e universale, popolato e formato da immagini simboliche anch’esse comuni a tutti gli uomini. Si tratta di emblemi che Jung chiama archetipi, simboli che accompagnano le rappresentazioni artistiche di tutte le civiltà. Ci si riferisce ad immagini come la luna e il sole a cui assegniamo un significato inconscio comune. La luna riguarda gli archetipi del femminile ed il sole gli archetipi del maschile di cui abbiamo riscontro in molte civiltà che adoravano divinità femminili o maschili raffigurate con gli stessi simboli degli archetipi junghiani. La parte ignota, invece, è rappresentata dall’ombra che da sempre si fonde con il mistero. E’ sfuggente e a volte inquietante. Per Jung, la parte irrazionale e istintiva dei pensieri umani è qualcosa su cui non si può esercitare un controllo e quindi, fa paura. Ma anche la paura ha un fascino attraente…