Questo leporello lo voglio chiamare Natale, inteso come Nascita, l’inizio di un nuovo percorso, che con il solstizio d’inverno porta l’allungamento delle giornate quindi della luce.
In termini psicologici, il Natale è simbolo di rinascita, rinnovamento e quindi, cambiamento ma anche di speranza e fiducia, fiducia che attraverso le “oscurità” della vita si rafforzi la conoscenza e consapevolezza delle proprie risorse. È in quest’attraversare gli “inverni” dell’esistenza che si annidano, infatti, le potenzialità creatrici e rigeneratrici della psiche in grado di promuovere un cambiamento ed un’evoluzione interiori. Un’ottima occasione, dunque, per riconnettersi alle proprie energie di rinnovamento e trasformazione.
Ora che il leporello è pronto inizio con la creazione, la fantasia, l’immaginazione, miscelando parole, disegni, collage, e tutto quello che mi passa per la mente, dando armonia e movimento.
Ho sempre apprezzato tutta la musica, dal jazz alla lirica, alla pop. Un pò meno la Metal e molto la classica. Della musica classica ho sempre ascoltato tutto, con preferenze verso Chopin, sarà che mamma la suonava spesso. Dalla mia camera, arrivava un suono affascinante quasi malinconico, che solo Chopin sapeva comporre.
La malinconia entra nei pori di ogni cellula e, nonostante la musica sia molto piacevole, spesso trasporta verso un’ inquietudine avvolgente.
Per un periodo ascoltavo i Madredeus, un gruppo Portoghese e in quel periodo il mio umore era sempre sotto tono, triste, poco gioioso. Ascoltavo solo loro… fino al giorno che ho cambiato registro.
Il mio nuovo registro in questo 2020 è la musica come terapia. Ci sono diverse tecniche e autori, ma non voglio entrare troppo in merito, sono ancora lontano per parlarne. Ne parlerò a livello emotivo.
In questi giorni sto ascoltando molto Mozart.
Ma Mozart sapeva quando componeva il bene che faceva?
Molti studi affermano che la sua musica aiuta piante e animali a crescere e produrre di più. E, come le piante, anche gli esseri umani.
In effetti ascoltando Mozart, allegria e serietà si affacciano alla mente, si affievoliscono i pensieri negativi e ne affiorano altri. Una vera e propria medicina contro la depressione.
Eppure io ho sempre ascoltato musiche opposte. Allora la mia mente elabora, gioca come in un teatrino.
Mozart Vs Chopin
M: “Ehi tu… già solo il nome Chopin mi si addormenta la pianola…”
C: “Ecco ha parlato colui che ha un nome infinito… Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart tempo che lo dici e tutta la platea si è svuotata…”
Beethoven insieme agli altri colleghi si guardano nella platea. Chi ride e chi annuisce.
M: “Senti coso, i tuoi notturni non li scolta nessuno, si addormentano tutti prima…”
Chopin si irrigidisce e prende la sciabola, la punta al naso di Mozart: “ Non osare dire altro”… e nel frattempo gli stacca la parrucca.
Mozart con lo scalpo diventa rosso, suona un suo pezzo, gli animi si tranquillizzano, raccoglie la parrucca e se ne va.
Ecco mi sono immerso nei miei pensieri duplici, tra emozioni di pace e di aggressività.
Il gioco di ombre non è solo la proiezione di luce contro un oggetto, è anche un movimento. Quando andavo all’istituto d’arte, sezione fotografia qui a Pescara, mi divertivo. Una volta sviluppato il rullino al buio pesto, giocavo con la stampa. Giocavo con le ombre e non mi importava della perfezione della foto, non volevo riprodurre l’immagine sviluppata nella relatività. Giocavo sotto la lampada del proiettore con fogli di carta, la mano, o altri oggetti.
Questo gioco di proiezione scaturisce dal pensiero profondo che abbiamo dentro. Si tratta di immagini inconsce, a volte contorte perchè pensiamo in un modo, ma poi agiamo esattamente all’opposto. Proiettare su un qualsiasi oggetto il movimento di una mano o del corpo al ritmo di musica o semplicemente in silenzio, fa emergere emozioni contrastanti in base al tipo di supporto con cui viene proiettata la figura. Sfumature e prospettive possono suscitare emozioni divergenti. Quindi se proietto la mia mano su una parete bianca sicuramente l’emozione sarà diversa dal proiettarla su un ulivo.
Le emozioni spesso si incontrano: luci e ombre, felicità e tristezza, amore e odio, bello e brutto, bagnato e asciutto e tanto altro… gli opposti sono sempre presenti in ogni nostro pensiero. Questa dualità si può mettere a confronto attraverso il disegno, la danza, la creazione di oggetti come la ceramica. Quando si lavora la creta con le mani calde, si impasta e si modella quello che passa per la testa perchè c’è un movimento perpetuo tra corpo, mente e oggetto. Questo movimento può generare delle ombre che a loro volta generano emozioni in lotta tra loro.
Proprio questi pensieri mi portano a elaborare un lavoro complesso, ma sicuramente notevole con la cyanotopia, dove oltre la chimica, vorrei inserire il colore. In attesa di avere le idee chiare per questo progetto, ho iniziato un nuovo taccuino ispirandomi alla luce e all’ ombra, al gioco di colore in bianco e nero, quindi agli opposti e alla dualità.
Quello che abbiamo dentro è la chiave per trovare la nostra strada ognuno con i propri metodi e i propri tempi, che poi esterniamo in maniera diversa. Io amo esprimermi attraverso la creatività. Una parola, un’ emozione mi portano a soluzioni concrete sia lavorative che personali che convergono poi nella stessa dimensione.
Ho iniziato a dare vita a questo taccuino personale verso fine primavera, quando i colori iniziano a spuntare timidi fino ad imporre la loro gentile superbia. Volevo usare le piume, grandi o piccole poco importava, per trovare la libertà. Ho cominciato a primavera inoltrata disegnando i cipressi. Che albero maestoso è il cipresso! Rappresenta molto nella comunità, per tutti noi. La punta fiera che buca l’immensità del cielo come fosse un enorme pennello mi ha stimolato a fare altrettanto col mio taccuino bucandone tutto il lato destro dove in fondo ho messo un sasso.
Da un lato la leggerezza, dall’altro la pesantezza!
Mano a mano che andavo avanti mi rendevo conto, con mia suprema sorpresa, che era più leggero il sasso. Sí perché siamo abituati a guardare le cose senza vederle davvero, le osserviamo con distratta superficialità. Un sasso, sappiamo per conoscenza che è pesante. Al contrario la piuma sappiamo che è leggera. Ma se osserviamo, non solo con gli occhi, ma con tutto il nostro essere e interpretiamo l’oggetto facendolo nostro come fosse un dolce pensiero, un piacevole ricordo, attraverso un disegno o una parola, gli possiamo attribuire altri valori, altra importanza. In ogni pagina ho raccontato emozioni, scritto semplici parole… parole riportate nel video che vedrete di seguito.
La piuma diventa pesante e il sasso raggiunge la libertà, la leggerezza.
Da questo pensiero sublime parte un nuovo, appassionante lavoro: ” Gli opposti. Duality”.
Il vortice chiuso si apre verso colori caldi e forti. La leggerezza dell’impronta della piuma incontra il passato, il futuro, il qui ed ora.
La felicità non si misura, si osserva e si vive attraverso il colore e il movimento.
Spesso mi sento imprigionato dalle mie stesse parole, incapace di spiegare le mie emozioni, ma attraverso il disegno estrapolo quei pensieri e quelle parole.
Ogni giorno aggiungo un tassello a questo puzzle chiamato vita, aggiungo esperienze infinite. La speranza gode di confusione, proprio lei, la confusione, mi aiuta a trovare la strada.
Il cuore tace, il pensiero vola libero, la voce esulta nel movimento del trapasso tra pesantezza e leggerezza. Le ombre o impronte lasciano spazio al fuoco che brucia l’anima e che cerca la via giusta per migliorare il cammino.
Non si paga per accedere alla libertà, non c’è moneta che possa ripagare il sudore del lavoro svolto per una pace interiore. Osservo la natura, il cipresso le cui radici penetrano dritte verso la terra, energia vitale, mentre la punta spinge in alto verso il cielo e lo buca con la sua forza.
Parole forti, pesanti, finestre affacciate su orizzonti lontani, emozioni, profumo di aria fresca. Il soffio del vento porta a te il mistero della vita.
Dalla cornice osservo il sasso in fondo che mi attende. Sono forte e sordo. Rotture, parole pesanti crescono leggere, cupe.
Un macigno pesante nel cuore affonda nella solitudine e nell’incertezza, ma il cuore si libera volando in alto, leggero.
Scivola la notte, l’asteroide arriva.
SBAM!!
L’esplosione di colore riaccende il bosco, energia vitale dei miei polmoni.
Respiro.
Volo aggrappato alla pesantezza con leggerezza, la piuma abbraccia l’asteroide e si espandono insieme creando personaggi sfuggenti, che si sdoppiano, nasce la dualità tra me e me. Bianco e Nero, ombre e colore.
La leggerezza diventa pesante e il sasso diventa leggero.
Ho ripreso a dipingere bendato, da poco. Usavo spesso questa tecnica per disegnare o scarabocchiare,ma mai per dipingere con colori e chine. Dipingere bendato è un modo per esternare emozioni slegandole dal concetto realistico e per lasciarsi trasportare dall’ignoto. Solitamente assaporiamo la realtà attraverso gli occhi, invece in questo caso, usiamo il tatto, il senso, altro…
L’artista e il suo rumore – 3 moduli da 32 L X – 42 H – 1 P
Questo trittico nasce in un momento di transizione dove il rumore della testa è in continuo movimento come fossero ingranaggi che, sfregandosi, creano scintille. Queste scintille accendono idee e creazioni evolvendo verso qualcosa di nuovo.
È una continua e meravigliosa ricerca di se stessi che conduce verso nuovi obiettivi.
Un tempo facevo mille cose e le facevo male, ora ho ristretto il campo facendo realmente solo quello che amo fare. Attraverso la ragione e l’istinto sono approdato a qualcosa di nuovo e bello: quel che non è bello per me, lo è per te e viceversa. Questa nuova consapevolezza l’ho appresa con il tempo,con l’età,ma soprattutto con la passione per ciò che faccio. Ecco, dipingo bendato una volta al mese e, attraverso l’occhio interiore, percepisco emozioni nuove e soprattutto colgo un’essenza che spesso mi sfugge. Se osservo solo con le pupille, non vedo l’orizzonte.
È stata la migliore esperienza in solitaria della mia vita fino ad oggi e non finisce qui.
Pronto per un nuovo cammino.
Ho deciso di fare questo cammino il 31 ottobre 2020 e il 2 Novembre dello stesso anno ero già a Bologna con il mio zaino carico anche di cose inutili. Sono subito andato al punto di partenza dove ho preso la credenziale e la mappa del percorso. La mappa è fondamentale quando ci si avventura in montagna. Molto utile anche l’ applicazione per telefono tramite la quale si possono trovare informazioni utili su alberghi, ristoranti ed altro. Ho suddiviso questo mio primo cammino in sette comodi giorni a piedi. C’è chi lo fa in 4 giorni,chi in tenda o in bed and breakfast, chi in altro modo ancora. Lo si può fare a piedi, in mountain bike o a cavallo. Insomma nella libertà più assoluta. Molti blog che ho consultato prima di partire parlavano di tratte da 30/35 km, ma non è vero. Si possono fare anche 5 km al giorno, certo è per dire che non si è limitati dagli spostamenti lunghi. Naturalmente dipende dal periodo in cui si decide di partire. Nel mio caso, a novembre iniziato, molti ostelli avevano già chiuso, quindi la difficoltà nel trovare alloggio è stata un pochino più complessa, ma non impossibile.
Bologna – Monte Adone circa 25 km.
Sono partito da Bologna alle 6.30 del mattino attraversando i portici fino a San luca. Ero carico e curioso. Dopo il primo tratto in salita, ci sono la discesa e la pianura per almeno 15 km, poi una bella passeggiata e poi ancora si risale verso Brento (monte Adone). Qui ho pernottato. 28 km in solitaria, a ogni angolo e deviazione pensavo di essere arrivato…lo zaino pesantissimo con molte cose da mangiare: mandorle, formaggio e tanto altro… potevo sfamare il bosco intero! Portavo anche vestiti ingombranti. Mi sentivo nervoso, quasi impaurito, spaesato.
Bologna verso San Luca
Monte Adone – Monzuno – 10 km
Ho deciso di fare una tratta breve partendo un pochino più tardi e, considerando che fa buio presto, non volevo arrivare oltre le 14.30. Questa cosa me la sono imposta per tutte le tappe. Gli imprevisti ci sono sempre, e l’idea di restare al buio non mi faceva stare tranquillo. Avevo le torce, ma non è la stessa cosa. Questo tratto prevedeva la salita al Monte Adone che non ho fatto per due motivi: il primo è che c’era molta nebbia e sarei salito per non vedere nulla ed il secondo è che salire è impegnativo al punto tale da incontrare dei tratti a strapiombo da superare con le corde e da solo non me la sono sentita. Quindi sono passato da sotto, ma purtroppo quasi tutto il percorso è su asfalto. Ci ho messo pochissimo ad arrivare a Monzuno, tre ore circa. In ogni caso avevo comunque deciso di fermarmi per spedire un pacco a casa con cose superflue in modo da alleggerire lo zaino. Due chili e mezzo di zavorra in meno.
Wow che figata! Leggero come una piuma.
Ora so che bisogna pesare tutto se si pensa di fare un cammino del genere. Passeggiare su strada, tra le macchine e l’asfalto, mi ha innervosito perchè si cammina male sul pavimento duro.
E poi indossavo la mantella per farmi vedere dai cacciatori… non volevo essere la loro cena.
Monzuno – Madonna dei Fornelli 10 km
Questa tappa è stata fantastica! Tutto bosco tra salite e discese. Panorami ne ho visti pochi per via della nebbia, ma le suggestioni del bosco erano stupende. Si incontravano musei a cielo aperto, trampolini per acrobati, ma sembrava tutto abbandonato. Le tensioni rispetto al primo giorno si affievolivano piano piano, mi sentivo sempre più a mio agio. Su questo tratto ogni tanto sbucava un cane a caccia di tartufi e funghi, con il suo padrone.
Mi fermavo spesso ad osservare intorno a me. Nonostante la nebbia il paesaggio era lunare, incredibile. La cena è stata meravigliosa perchè ho potuto condividere e scambiare idee e pensieri con una ragazza che veniva da Firenze verso Bologna, anche lei sola, anche lei artista. E’ stata una serata molto piacevole, ci siamo raccontati tante belle cose scambiandoci emozioni e sensazioni.
Un museo d’arte nel bosco
Madonna dei Fornelli – Passo della futa 15 km
Cinque ore e qualche pausa sui prati. La prima parte era di quaranta minuti con salite ripidissime e poi una bellissima passeggiata tra vecchie strade romane, prati, laghetti e un panorama mozzafiato. Spettacolare. Lo zaino sempre più leggero e io sempre più in armonia con la natura. Le emozioni sono state molto forti, intense. Io e il bosco deserto, solo cinguettii e il rumore dei miei passi sulle foglie a terra.
Antica strada romana 187 a.c.
Passo della futa – San Piero a Sieve 22 km
In questo tratto ero teso. Dalla piantina si leggeva che un tratto di un km circa si faceva su un sentiero siglato EE espertissimo, quindi qui un po’ di paura c’era. L’idea di stare solo mi rendeva inquieto. Nel libro che leggevo si parlava di un sentiero arroccato. Ho scelto quindi il percorso per mountain bike con discese nel bosco, molto piacevoli. Poi ogni tanto sentivo voci dietro di me, non vedevo nessuno e pensavo ai cacciatori. Alla fine del sentiero ho incontrato 2 ragazzi che erano passati dal percorso di sopra e mi hanno detto che era molto soft. Nella vita incontri spesso bivi e scelte da fare, non sempre la via difficile è quella giusta da percorrere, bisogna fare delle scelte che portano alla stessa destinazione, ma con obblighi diversi. In questo caso ho scelto la strada facile, la strada del buon senso, perchè percorrere un sentiero solo e arroccato non mi faceva stare bene. Ho ascoltato il cuore, ho ragionato con la ratio ed ho trovato il benessere una volta decisa la via. Una scelta facile sapendo che il punto di arrivo era lo stesso.
Scultura naturale
Questa strada è stata lunga, sette ore di cammino con una piccola parte iniziale in salita e giù in picchiata fino alle colline toscane. Il vento gelido delle prime ore del mattino trasportava l’odore del mediterraneo, dei pini, delle colline Toscane. Il sole si faceva sempre più caldo. Emozionante.
poco dopo il Passo della futa
San Piero a Sieve – vetta le croci 19 km
Sette ore di cammino con tantissime soste. Vedere Firenze da lontano è stata l’emozione di una conquista più grande. Il mio passo era allenato, 20 km fatti in scioltezza. Non dico che la sera non fossi stanco anzi, al contrario, ero devastato, ma non tanto di fatica quanto di emozioni forti, dense. In questo tragitto ci si imbatte in tanti paesaggi contrastanti: dalle colline alle vette alte. Si sale e si scende continuamente, ma la stanchezza viene ripagata dai panorami travolgenti.
Sopra le nuvole
Vetta le croci – Firenze 18 km
Si riparte! Salite intense e ripidissime per la prima ora e poi tutto in discesa fino a Firenze. Cinque ore di cammino. Firenze sempre più vicina. Il traffico urbano e l’asfalto mi hanno stancato molto. Sono passato da Fiesole per un caffè, deviando e allungando. L’arrivo a Piazza della Signoria è stato bellissimo!
Ho provato un’emozione in tutte le sue forme: ridere, piangere, cantare, sgambettare.
Emozione pazzesca. Firenze
Conclusioni
Ad ogni arrivo in ogni alloggio, per prima cosa mi facevo una doccia, lavavo gli indumenti e uscivo a sgranchire le gambe per scaricare le schiena dal peso dello zaino. Passeggiavo per un’ ora circa, facevo la spesa per il giorno dopo: carote, finocchi, sedano, mandarini e acqua almeno 2 lt, poi tornavo e mi riposavo fino alla cena. Scrivevo, annotavo tutti i miei pensieri. Sono partito impaurito! Il primo giorno mi dicevo: “Se non ce la fai, prendi il bus e torni”. Ora so che non era la paura della fatica fisica, ma l’idea di stare solo, solo con me stesso e con il bosco. Sono arrivato a destinazione con una carica incredibile, pronto a ripartire. Al rientro a casa ho deciso di fare un cammino ogni anno, sia più breve che più lungo. Non importa la durata, ma quel che lascia dentro me. Ogni cammino è introspettivo, denso e irripetibile.
info utili per il cammino:
Prendete la guida ufficiale costa 10 euro e hai anche la mappa divisa in 7 parti 1:25.000 fantastica, la trovate a Bologna in Piazza del Nettuno oppure andate sul sito www.viadeglidei.it Sul web troverete tutte le info necessarie e utilissime.
Questo viaggio è nato da una piccola passeggiata nei boschi in Abruzzo dove mi chiedevo se davvero da solo stavo bene o se era solo un’illusione. Il suono del bosco
Dalla notte al giorno ho preparato lo zaino per passare qualche notte nei boschi, vincere la paura del silenzio, partendo per il sentiero La via degli dei, Bologna Firenze a piedi, 120 km immerso nei boschi. Ho deciso senza pensare, l’unica cosa che mi sono detto, se ho paura, se ho tensione torno indietro perché non devo dimostrare niente a nessuno, ma voglio solo capire se da solo o con gli altri ci sto bene.
Camminare nei boschi Toscani, profumi misti
Il suono del calpestio delle foglie, tra me e Paolo, un incontro pazzesco nei boschi. Un cammino pazzesco fatto di armonia tra me e la natura ma anche tanta paura, timore. Il timore lo aggiravo con dei mantra che mi ripetevo per diversi minuti, Sono Paolo e sono grintoso, sono Paolo e sono sereno, sono Paolo è sono un tutt’uno con la natura. Ed altri Mantra che rafforzavano la volontà a continuare questo viaggio pazzesco. Le sensazioni di stare da solo con la natura giorno dopo giorno si rafforzavano, entravo sempre di più in simbiosi con quello che mi circondava. Spesso mi sentivo osservato e con la coda dell’occhio vedevo muovere qualcosa. Mi fermavo a osservare a ascoltare. Quella sensazione di solitudine svaniva. Non ero solo ma ero solo.
Un cammino da solo sulle vette dell’Appennino porta a bellissimi pensieri, alcuni momenti sono stati difficili, ma ho saputo superare ogni singolo dubbio o incertezza.
Il sentiero a volte ti propone scelte da fare, la via semplice o quella più difficile, essendo da solo per non avventurarmi in strade che mi mettevano difficoltà, ho scelto la via del buon senso.
Superare i propri limiti camminando giorno per giorno da solo senza incontrare nessuno fino in Toscana. Camminare su un’antica strada romana 187 a.c., (sti romani)
La via degli dei
Scavallato il passo della futa, il vento forte portava odore di mediterraneo, di mare. Ogni tanto qualche persona, a piedi o in bici anche loro da Bologna, una chiacchiera e via a un passo spedito, un passo che non credevo di avere. La mente leggera, vuota, mi ha aiutato a portare uno zaino pesante, esageratamente pesante, 12 kg di vestiti, cibo e acqua. Anche questa è un’esperienza, portarsi addosso il peso della certezza, e di affidarsi emotivamente alla sicurezza del cibo o di un indumento in più. Appoggiare sulle spalle tutto quello che mi era più comune e conosciuto. (L’oggetto transizionale di Winnicot. )
Questo bagno di bosco mi ha portato a tante consapevolezze nuove anzi direi ho spolverato quello che era sepolto nella polvere della paura. Riuscire non solo a stare bene con me stesso, e ridere, farsi foto tra un albero e un altro, ma anche riuscire a comunicare con persone sconosciute di passaggio, come se fossero vecchi amici.
Emozione pazzesca. Firenze
Vedere Firenze da lontano è stata un’emozione unica, piangere e ridere insieme, ridevo per la felicità e piangevo per il pensiero INIZIALE pensavo di non farcela, ma oggi con il senno di poi posso dire che è stata una passeggiata soft. Le emozioni non vanno trattenute anzi vanno vissute.
È stata la migliore esperienza in solitaria della mia vita fino ad oggi, non finisce qui. Pronto per un nuovo cammino.
Nonostante sapevo che i km erano molti ho intrapreso questo cammino ma in realtà lo puoi dividere in infinite tappe
Il racconto continuerà in un altro post, l’emozione legata alla giornata trascorsa alla tappa, e sopratutto dettagli del cammino, molti blog parlano di distanze esagerate, ma non è vero puoi fare 5 km al giorno se vuoi.
La passeggiata nel bosco di qualche giorno fa a Sant’Eufemia a Majella (Abruzzo) è stata rigenerante, sopratutto abbracciare gli alberi, mi ha ricordato che nonostante ami la montagna in tutte le sue stagioni, allo stesso tempo ho paura di lei. La stessa paura della profondità del mare.
Abbracciando I faggeti, tecnica semplice e di pace e recuperare l’energia con il braccio del cuore (sinistro) verso la chioma e il destro verso la terra, ho avuto energia pura dalle radici penetrate in profondità. Il bosco ti osserva, ti scruta, senti suoni lontani o vicini, o hai la percezione di esser guardato. Si il bosco è bello e silenzioso ma mi mette un leggero timore, so benissimo che non ha colpa il bosco, il problema sono io.
Mi ripeto sempre un mantra quando cammino in montagna: sono Paolo e sono sereno, gioioso, in salute, divertito; sono Paolo e non ho paura etc… un mantra che rafforza il mio quieto vivere il mio credere in me stesso.
Mi sono sempre detto che da solo ci sto bene, ma è davvero così? Apparentemente no. Quindi ho deciso di affrontare di petto questa situazione e uscire dalla zona di timore verso il vivere in armonia con la natura. Un tutt’uno.
Affrontare i propri limiti e le proprie perplessità interiori, un modo efficace già sperimentato per altre situazioni, come la paura del buio che ho superato sulla ciclabile Spoleto Norcia oltrepassando gallerie buie e insidiose. Ne parlerò in un altro momento.
Tornando al bosco ho deciso di intraprendere un trekking di diversi giorni lungo La via dei Dei, la Bologna Firenze. 130 km camminando per boschi.
Che dite è una buona sfida con me stesso?
Trovare soluzioni alternative per spronarsi e superare i propri limiti.